GREEN DEAL E FARM TO FORK, STRINGONO I TEMPI. IL PUNTO CON SIMONA CASELLI

Iniziano a stringere i tempi per la realizzazione del New Green Deal europeo e quindi per la stesura dei relativi atti legislativi che vincoleranno i Paesi agli ambiziosi obiettivi di sostenibilità che si è posta l’UE.

Dopo l’annuncio (ieri) di Paolo De Castro sull’anticipazione del voto dell’Europarlamento (leggi news), oggi e domani a Bruxelles si terrà una riunione congiunta della DG Ambiente e della DG Agri della Commissione UE per votare gli emendamenti alla strategia Farm to Fork (F2F). Ce ne parla Simona Caselli (nella foto), presidente di Areflh, l’associazione europea delle Regioni produttrici europee che, fra le altre cose, ci segnala la necessità di creare concreti sbocchi per l’esportazione del Bio europeo e della quota di public procurement, al fine di sostenere la domanda in corrispondenza della crescita della produzione.

Ieri l’europarlamentare De Castro ha fatto dichiarazioni importanti a Macfrut, affermando che il parlamento sta per votare un documento in cui chiederà alla Commissione UE di rivedere alcuni obiettivi, forse troppo ambiziosi, della Strategia F2F come quello relativo alla riduzione del 50% dei fitofarmaci. Cosa ne pensa?

“Siamo in una fase in cui Areflh sta seguendo molto da vicino i lavori della Commissione. Oggi e domani ci sarà una commissione congiunta tra la DG Ambiente e della DG Agri della Commissione UE per votare gli emendamenti alla strategia Farm to Fork”.

Quanti sono?

“Circa 3mila ma quelli di compromesso, sui quali c’è un accordo politico, sono circa 48 e, dopo avere visto la bozza, devo dire che sono condivisibili nel senso che precisano meglio la strategia e hanno anche alcuni punti positivi come, ad esempio, il fatto di insistere molto sulla necessità di legare i prodotti al territorio, riportano un po’ più in evidenza le DOP e le IGP che sembravano sparite dalla politica europea. Il documento che uscirà da questa votazione e quello sulla PAC andranno in aula per la votazione ad inizio ottobre”

Si parla della possibilità di rivedere l’obiettivo della riduzione del 50% dei fitofarmaci perché eccessivamente ambizioso visto che non esistono alternative in grado di garantire la base produttiva. Che ne pensa?

“Anche qui, tra gli emendamenti in discussione in Commissione, si tenta di sfumarlo dando la possibilità ai diversi Paesi di fissare soglie diverse”

Come si stanno sviluppando le politiche europee sulla promozione delle produzioni ortofrutticole?

“Ci stiamo lavorando molto in questi giorni. Pur essendo un’opportunità, ci preoccupa il fatto che, anche se il settore ortofrutticolo non è toccato, c’è una frangia di Paesi, soprattutto del nord Europa, che vorrebbero lasciare fuori dalla promozione la produzione europea di vino, salumi e formaggi. Siamo preoccupati perché questa sembra essere un’interpretazione della strategia un po’ troppo ‘medica e decisamente drastica considerando che potrebbe danneggiare l’export dell’Europa che è il primo esportatore di prodotti agroalimentari e di vino, in particolare, al mondo. Un ruolo che va mantenuto e semmai rafforzato. Su questo punto, Areflh ha preso una posizione decisa per cercare di fare in modo che la politica di promozione resti moto centrata sulla dieta mediterranea e soprattutto sui prodotti di origine vicini ai territori”.

Come si sta sviluppando la costruzione degli eco-schemi che ogni Stato membro dovrà preparare nel quadro dei Piani Strategici Nazionali e la cui scadenza di presentazione è il 31 dicembre?

“Sempre oggi, 8 settembre, ci sarà in Italia la prima riunione interministeriale, Ambiente, Sanità e Agricoltura, sull’architettura verde impostata dall’Italia che rientrerà nel Piano Strategico Nazionale. I tempi sono stretti e stiamo lavorando con l’acqua alla gola. I francesi e i portoghesi, ad esempio, lo hanno già presentato, la Spagna è pronta a farlo. Ho visto la bozza italiana e mi è sembrata abbastanza condivisibile. La DG del ministero e il Crea ci stanno lavorando ma probabilmente c’è bisogno di un input politico del ministro”.

Quali sono i contenuti sostanziali di questa prima bozza di cui si discuterà oggi?

“L’idea di fondo è quella di semplificare. Che poi è quello che tutto il mondo agricolo chiede”.

In che modo?

“Fare pochi eco-schemi, sette-otto, su macro-aree di impatto, evitare di fare mille misure. Un’idea che risponde anche alla necessità di semplificare l’attività amministrativa di documentazione e controllo, oltre che la burocrazia degli agricoltori”

Quali sono alcuni dei principali eco-schemi inseriti nella bozza?

“Ce n’è uno, ad esempio, sugli impollinatori, uno sul Bio, o ancora uno sulla produzione integrata, sullo smaltimento dei reflui e sul sequestro di carbonio oltre a tutta la parte legata al tema del benessere animale”.

Non c’è il rischio, con questa grande marginalità da parte dei Paesi membri, di creare diverse velocità sulle architetture verdi?

“Il rischio c’è, per questo Areflh ha chiesto di potere fare un confronto fra i diversi Piani Strategici nazionali, nei prossimi mesi. Non dovrebbe succedere nulla perché comunque gli ecoschemi vengono strutturati seguendo le linee individuate da Bruxelles”.

Come procede il processo associativo di Areflh in Italia?

“Siamo ancora poco presenti al Sud dal momento che al momento l’unica Regione meridionale che ha aderito è la Basilicata. Tuttavia, pensiamo che con la Puglia il processo di adesione potrebbe completarsi velocemente mentre per la Campania, confidiamo nel fatto che il nuovo assessore regionale all’Agricoltura, Nicola Caputo, essendo stato eurodeputato, possa avere la sensibilità giusta per parlare di Europa. L’adesione delle regioni del Sud, che peraltro rappresentano una grande parte del mondo produttivo italiano, è importante anche per una questione di equilibri geopolitici, dal momento che la Francia, ad esempio, partecipa con tutte le regioni e anche la Spagna è molto presente”.

Progetti per il futuro che riguardano Areflh?

“Da una settimana abbiamo costituito una commissione sulle nocciole perché c’è un grande interesse su questo comparto attivo in Francia, Spagna e Italia”.

Qual è il suo scopo?

“Punta a fare lobby in UE per evitare di soccombere di fronte alla concorrenza dei Paesi importatori”.

Un recente studio del JRC (Joint Researche Centre), uscita lo scorso agosto, afferma che portare al 25% la produzione Bio europea comporterà una significativa perdita dei volumi. Come commenta questa notizia?

“I ricercatori stessi dicono che non si tratta di una valutazione di impatto ambientale e a leggerlo si capisce anche dalla metodologia usata. Poi la ricerca è stata condotta su alcune produzioni e non su tutte. Questo non toglie il fatto che urge avere degli studi di impatto ambientale sulla Strategia Farm to Fork. Tutte le organizzazioni li hanno chiesti, incluse Areflh e Copacogeca”.

Considera concreto il rischio di una perdita di remunerazione del prodotto Bio a causa di uno sviluppo importante dell’offerta?

“Su questo punto, sono molto importanti le politiche a sostegno della domanda. Non solo interna ma anche quelle che spingono sulle importazioni di Bio dall’Europa, che adesso sono ad un livello bassissimo, anche perché sono poche le aziende strutturate per farlo. Un’altra cosa che si può fare è quella di aumentare la quota di public procurement ossia incentivare la domanda pubblica (di scuole, mense o ospedali) di prodotti Bio”.

Mariangela Latella