LA PROPOSTA DI ITALMERCATI: CENTRI ALL’INGROSSO COME HUB PER LA RETE URBANA SOLIDALE

Nel quadro degli investimenti infrastrutturali della logistica dei Centri Agralimentari italiani, si fa strada il concetto di logistica solidale che si allinea e si dimostra strumentale agli obiettivi della strategia europea Farm to fork.

Qui si inserisce la proposta di Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati, lanciata a Macrfut, che punta a fare dei mercati all’ingrosso degli hub per la rete urbana solidale.

È emerso nel corso dell’incontro realizzato in occasione dell’anno internazionale della Frutta e della verdura proclamato dall’Onu che si è tenuto alla fiera di Rimini e riguadante i temi della frutta e verdura per lo sviluppo della persona e del recupero delle eccedenze con il contenimento degli sprechi, promosso da Italmercati e FEBA, che è l’organizzazione che rappresenta una rete di 335 banchi alimentari in tutta Europa, attiva su 29 Paesi dell’Unione.

L’incontro è stata l’occasione per tracciare un primo bilancio dell’accordo, siglato tra i due promotori due anni fa, finalizzato al recupero delle eccedenze alimentari degli ortomercati aderenti alla rete di Italmercati.

Durante la fase di lockdown, Italmercati ha destinato, in soli tre mesi, oltre 950 tonnellate di prodotto alle persone in stato di bisogno (circa 4 milioni di pasti derivati da prodotto recuperato e da prodotto donato).

“Al CAR di Roma – ha detto Pallottini, direttore del Centro agroalimentare capitolino -, siamo passati dalle 6mila tonnellate di prodotto recuperato nel 2019, alle 12mila nel 2020. La corretta gestione ha permesso che gran parte dell’eccedenza non diventasse scarto. In parte grazie al lavoro di trasformazione, con il brand ‘Frutta che frutta non spreca’, in parte grazie alla distribuzione alle famiglie in stato di bisogno. In questo modo lo scarto è passato dal 75% al 40% che, in quest’ultimo caso, è stato destinato alla produzione di compost”.

Nello stesso periodo sono state significative anche le esperienze dei mercati di Parma e Firenze che, di fatto, si sono trasformati in hub cittadini della solidarietà mentre al mercato di Catania si è lavorato anche per il recupero dei prodotti ittici. Al mercato di Verona, su questo fronte, è attivo dal 2008 il progetto Rebus che contrasta gli sprechi ed è finalizzato, anche qui alla redistribuzione delle eccedenze.

“Se da un lato, abbiamo l’esigenza di migliorare la logistica dei mercati in senso lato – ha precisato Pallottini –, dentro questi progetti si è sviluppato un pezzo di attività più o meno grande, ma importante dal punto di vista sociale, che riguarda appunto le infrastrutture che svolgono nel modo migliore le attività solidali che già facciamo e che possiamo fare ancora meglio. La mia proposta è che i mercati diventino gli hub cittadini della rete urbana solidale perché sono i luoghi che hanno le strutture, le persone e il know how per fare questo lavoro ne modo migliore. Si tratta, peraltro, di tradurre anche in atti di consumo quella consapevolezza che viene via via crescendo intorno a questi temi”.

Nel 2020 i membri della European Food Banks Federation in Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Italia, Portogallo e Spagna hanno ridistribuito oltre 50mila tonnellate di frutta e verdura donate dalle organizzazioni dei produttori a beneficio di 25.686 strutture caritative che hanno aiutato quasi 6 milioni di persone indigenti.

Le eccedenze ortofrutticole, secondo una ricerca dell’Università di Edimburgo, hanno riguardato, nel 2018, oltre 50 milioni di tonnellate di prodotto. “Siamo qui a Macfrut con Italmercati – ha detto Pallottini -, per dire agli operatori e alle autorità che si può cambiare rotta. In modo preventivo, riducendo le perdite e gestendo le eccedenze per fini sociali. Questo è il nostro contributo alla Strategia Farm to Fork dell’UE, alla quale i Piani Operativi Nazionali della nuova PAC, devono riferirsi. Ci auguriamo che anche il Mipaaf valorizzi il patrimonio di esperienza e competenza che in più di 30 anni abbiamo maturato insieme a tutti gli operatori della filiera”.

Qualche dato emerso durante l’incontro. Il valore aggiunto dei 17 mercati italiani aderenti al network Italmercati, ha registrato una crescita media annua del 4,9% negli ultimi 10 anni, con la movimentazione di circa 5 milioni di tonnellate annue solo di ortofrutta, con un giro d’affari che supera gli 8 miliardi di euro ed una forza lavoro giornaliera (dati 2020) di circa 20 mila unità (9,9% del totale del commercio alimentare all’ingrosso). Grazie all’attivazione di filiere sul territorio nazionale, per ogni euro di valore aggiunto diretto generato dai mercati aderenti alla rete, si generano 1,41 euro addizionali nell’intera economia.

“Per continuare a crescere – ha detto Pallottini -, occorre anticipare le nuove tendenze ed essere pronti a rispondere agli odierni modelli di consumo. In particolare, i consumatori sono sempre più attenti a cosa mettono nel piatto e c’è un orientamento, ormai incontrovertibile specie dopo la pandemia, ad acquistare cibo sano e garantito, di qualità e preferibilmente locale. Il nostro compito, che vogliamo ulteriormente sottolineare nell’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura, è garantire a tutti l’accesso a cibo sano e nutriente sostenendo la produzione rispettosa della natura. Ma essere sostenibili significa investire costantemente, come stiamo facendo da anni, su processi interni ed esterni alle nostre strutture (basta pensare, ad esempio, ai laboratori di trasformazione, senza dimenticare gli investimenti sul ciclo dei rifiuti, le energie rinnovabili con parchi fotovoltaici, il rispetto dell’uso dell’acqua, gli imballaggi). Grazie a questi investimenti i mercati italiani rappresentano oggi un asset fondamentale nel sostegno alla governance del sistema alimentare”.

Anche grazie alle linee guida dell’Unione Europea sulla food donation che hanno avuto il merito di mettere a sistema, a livello continentale, il mondo della produzione, della commercializzazione e del Terzo Settore, per contribuire alle azioni dell’Onu, i mercati all’ingrosso intendono – come si è fatto in sede WUMW con la FAO e con l’Unione Europea -,  mettere a disposizione le loro expertise e professionalità per fare la loro parte nel progettare moderni modelli di business, più competitivi che aumentino le performance del sistema agroalimentare basando il futuro sul rispetto del territorio e delle comunità, requisiti fondamentali per un sistema alimentare più sostenibile.

Mariangela Latella