GREEN DEAL, NUOVO STUDIO SULL’IMPATTO SUL SETTORE: “TAGLI DEL 20% SULLA PRODUZIONE, +50% DEI PREZZI AL CONSUMO”

“Quanti altri studi sull’impatto della strategia indicata nella comunicazione “Dal produttore al consumatore” sono necessari, prima che un vero dibattito abbia inizio a Bruxelles?”.

È la domanda posta, con evidente intento polemico, da Christiane Lambert (nela foto), la presidente francese del Copa-Cogeca, a cui aderiscono le organizzazioni agricole e della cooperazione degli Stati membri, dopo la pubblicazione nei giorni scorsi di una nuova valutazione del documento della Commissione Ue, redatta da due professori dell’Università di Kiel, in Germania. I risultati del nuovo studio confermano sostanzialmente le conclusioni riportate nelle relazioni del dipartimento di Stato Usa all’Agricoltura (Usda) e dal Centro comune di ricerca (Jrc), organismo che fornisce consulenze scientifiche alla Commissione Ue. Secondo i due professori tedeschi, le proposte dell’Esecutivo dell’Unione provocherebbero una contrazione della produzione agricola e delle esportazioni degli Stati membri. E senza miglioramenti per la sostenibilità ambientale.Più in dettaglio, è stato stimato un taglio di circa il 20% della produzione di carni bovine, cereali e semi oleosi rispetto ai livelli attuali. Per il latte la contrazione sarebbe di poco superiore al 6 per cento. La caduta dell’offerta avrebbe un pesante impatto sulla dinamica dei prezzi al consumo. L’aumento potrebbe addirittura attestarsi attorno al 50% per le carni bovine e a circa il 40% per i cereali. Per questi due prodotti, l’Unione europea sarebbe destinata a diventare importatrice netta. Dal lato dell’impatto climatico, i professori dell’Università di Kiel hanno previsto una diminuzione, a livello europeo, delle emissioni di gas serra nell’ordine del 30% rispetto alla situazione in atto. La riduzione, tuttavia, sarebbe annullata dal minore trattenimento al suolo del carbonio dovuto alla contrazione delle produzioni. In aggiunta, aumenterebbero le emissioni nei paesi terzi che con le loro esportazioni aggiuntive dovrebbero soddisfare l’accresciuto fabbisogno alimentare dei cittadini europei. Insomma, un bilancio a somma zero. O addirittura negativo.Nella comunicazione “Dal produttore al consumatore”, la Commissione ha proposto una riduzione della metà dell’uso di fitofarmaci in agricoltura entro il 2030. Per i fertilizzanti la diminuzione proposta è del 20 per cento. Le superfici coltivate con il metodo biologico dovrebbero salire, sempre entro il 2030, fino al 25% sul totale. Proposta anche una contrazione del 50% degli antibiotici usati negli allevamenti.

(fonte: Agrisole)