MARTINI (TRAMACO): “PORTI A RISCHIO PARALISI TRA MANCANZA DI CAMIONISTI E GREEN PASS”

Dal settore della logistica, già alle prese con i rincari esorbitanti dei noli marittimi e la carenza di container vuoti, arrivano notizie poco rassicuranti riguardo ai trasporti stradali.

Ne abbiamo parlato con Riccardo Martini (nella foto), Amministratore Delegato di DCS Tramaco, società specializzata nel trasporto di prodotti a temperatura controllata.
“Le difficoltà che stanno colpendo l’autotrasporto sono diffuse in molti Paesi europei; ma se da una parte quelle che attanagliano l’Inghilterra trovano una parziale giustificazione nella Brexit, nel resto d’Europa ed in Italia le motivazioni sono più complesse. Molto è legato alle caratteristiche stesse del lavoro dell’autotrasportatore, faticoso e stressante: strade intasate, lunghe attese per il carico e lo scarico, consegne tassative sempre più ravvicinate, lunghi periodi lontani da casa a fronte di retribuzioni medio-basse sono solo alcuni fattori che portano all’innalzarsi sempre di più dell’età media degli autisti. In Germania si stima che fra due anni andranno in pensione i due terzi dell’attuale forza lavoro, che saranno rimpiazzati solo in minima parte. In definitiva, quello del camionista è un’occupazione che non attira più i giovani e in Italia, a scoraggiarli ulteriormente, si aggiungono anche gli altissimi costi per prendere la patente professionale”
– Qual’è la situazione oggi nel nostro Paese?
“I caricatori sono abituati alla carenza di macchine in agosto, fisiologica a causa delle sacrosante ferie degli autisti, ma non si aspettavano che, invece di normalizzarsi, la situazione addirittura peggiorasse dalla seconda metà di settembre. Inoltre moltissimi autisti stranieri delle aziende di autotrasporto italiane non sono rientrati e si sono trasferiti in altri Paesi europei, dove le retribuzioni sono più alte e la settimana lavorativa di cinque giorni invece di sei. Il risultato, come ci dice Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica), è che in Italia nei prossimi due anni verranno a mancare circa 17.000 autisti. La situazione è particolarmente preoccupante nei porti dell’Alto Tirreno, dove i carichi che vengono cancellati e posticipati sono all’ordine del giorno. Purtroppo le previsioni per le prossime settimane sono di un ulteriore aggravio del problema, anche a causa della prevista entrata in vigore il 15 ottobre del Green Pass per tutti i lavoratori”-
– Perchè questo provvedimento rappresenterebbe un problema?
“Come già detto, molti autisti delle imprese italiane provengono da Paesi dove il Green Pass non è richiesto. E anche per i prodotti refrigerati il trasporto stradale viene spesso curato da vettori europei in cui non è stato istituito il Green Pass, ad eccezione della Francia. Dunque, se per venire a caricare o scaricare in Italia gli autisti stranieri saranno obbligati a fare uno o più tamponi, le percentuali di viaggi rifiutati potrebbero essere molto alte. Ci troveremmo di fronte al rischio di paralisi nei porti, negli interporti e nelle piattaforme logistiche, con gravi conseguenze per l’approvvigionamento di prodotti alimentari e di largo consumo nei supermercati”.
– Si potrebbe obiettare che il Green Pass è una misura a tutela della salute pubblica, che resta prioritaria…
“Sono d’accordo, ma il legislatore dovrebbe tener conto di quelle attività che sono strategiche per l’economia e la vita di tutti i giorni dei cittadini e prevedere delle ragionate eccezioniIn Europa agli autisti dei camion viene richiesta solo l’autocertificazione introdotta a suo tempo. D’altra parte mi chiedo: se in Italia il Green Pass non è richiesto su mezzi pubblici notoriamente affollati come autobus, metro e treni regionali, per quale motivo dovrebbe esibirlo un autista, che può tranquillamente restare in cabina per tutto il tempo del carico, come d’altra parte richiedono i provvedimenti ancora in vigore?”
– Come si stanno muovendo le organizzazioni datoriali per scongiurare i rischi prospettati?
“Ci sono già stati contatti ed incontri al Ministero, ma al momento senza risultati. Mi auguro che non si arrivi a scioperi nei porti, come ad esempio preannunciato dai lavoratori portuali di Trieste. Dobbiamo tenere presente anche la distorsione di mercato ed il conseguente danno per il sistema logistico italiano, se le merci venissero dirottate su altri porti europei per evitare eccessivi ritardi. La speranza è che prevalga la ragionevolezza e si trovi una soluzione al più presto, perché il 15 ottobre è dietro l’angolo”.
Chiara Brandi