SALVI: “A MADRID VOGLIA DI RIPARTIRE, TANTI NUOVI CLIENTI ESTERI. CRESCERE SU PRODUZIONI DI MASSA E BIO”

“Una fiera decisamente vivace con nuovi contatti dal Nord Africa, ad esempio, e dall’Est Europa. Qui in Spagna, stiamo notando che cresce la domanda di prodotti italiani e di ricerca varietale made in Italy”. 

È questo il primissimo bilancio che Marco Salvi (nella foto), presidente dell’omonimo gruppo, cofondatore del CIV-Consorzio Italiano Vivaisti nonché presidente di Fruitimprese, fa sull’edizione di Fruit Attraction attualmente in corso, fino a domani, nel quartiere fieristico di Madrid.

Lo incontriamo tra gli stand della collettiva organizzata da CSO Italy, per raccogliere un’intervista esclusiva per il Corriere Ortofrutticolo, di ampio respiro.

Un commento su questa edizione della ripartenza di Fruit Attraction?

“Ha dimostrato che c’era una gran voglia di ripartire. L’ho trovata molto vivace sin dal primo giorno. Già dalla prima mattinata sono stato molto impegnato con clienti e fornitori stranieri anche nuovi e devo riconoscere che la fiera sta funzionando bene”.

Fornitori stranieri di dove?

“C’è molto Sudamerica, soprattutto Cile e Argentina, ma anche tanti tedeschi. È una fiera che sta ripartendo nel modo giusto con le giuste tutele. Onestamente mi immaginavo meno, mentre ho anche avuto nuovi contatti”.

Da un punto di vista dell’offerta espositiva, in generale, ha notato qualche particolarità?

“È interessante girare tra gli stand e vedere proposte di prodotti nuovi. Questo è molto interessante per noi italiani, soprattutto alla luce del fatto che, rispetto ad altri Paesi, abbiamo costi più alti. Certo, gli aumenti si sono registrati in tutti i Paesi ma noi siamo meno competitivi. C’è poi da segnalare ancora una volta il problema della carenza di manodopera che è sempre più difficile da reperire. Questo significa un ulteriore aumento dei costi, dato dalla diminuzione della produttività. Anche questa tendenza, però, è comune a tutti i Paesi”.

Sul fronte dell’innovazione? 

“Può costituire una risposta valida ad una serie di problematiche. Se guardiamo alle esperienze che stiamo realizzando negli dieci ultimi anni, sono quelle che ci stanno dando una giusta remunerazione. Parlo, ad esempio, di varietà club per le mele, di ciliegie, di uva senza semi e di tanti altri prodotti nuovi che ci sono e si stanno piantando in Italia con giusti risultati”.

Da quali Paesi provengono i vostri nuovi clienti incontrati a Fruit Attraction?

“Ad esempio dal Nord Africa, dove chiedono prodotti italiani. Qualcuno anche dall’Est Europa così come dal Centro e Nord UE”.

La Spagna ha diffuso, in occasione della fiera alcuni dati economici che potrebbero essere interessanti per l’Italia. Almeno la metà del loro export va verso i Paesi Terzi, quindi esce dal giro europeo, aumentano le importazioni ortofrutticole in maniera importante (+6%). Come commenta questi nuovi sviluppi di mercato?

“La Spagna ormai oggi è un Paese leader in Europa nell’export ortofrutticolo. Se anche noi possiamo competere, loro hanno dimostrato di essere più bravi a mandare i loro prodotti in giro per il mondo. Se il loro export supera i 17 miliardi di euro noi, penso, chiuderemo l’anno a 5 miliardi. Quindi c’è molto ancora da fare. Riguardo all’aumento delle importazioni è legato al fatto che sono anche consumatori di prodotti ortofrutticoli, magari che la Spagna non produce o che produce in controstagione. Poi c’è da considerare anche che loro importano dal Marocco. Una parte dei volumi rimane nel mercato interno e un’altra viene riesportata. Certo è una situazione ben diversa dalla nostra bilancia commerciale che abbiamo avuto per un paio di anni in negativo e che dimostra che su un certo tipo di produzioni non siamo più competitivi”.

Pensa che l’aumento dell’export di Bio, possa rappresentare una soluzione per il nostro Paese?

“Sono dell’avviso che crescere sulle nicchie e diminuire sulle produzioni di massa, sia un gioco poco interessante. Dovremmo, invece, crescere sulle produzioni di massa, dove si fanno i volumi e poi continuare a crescere sul Bio, dove abbiamo molto da insegnare agli altri Paesi”.

Può darmi qualche novità per quanto riguarda la vostra ricerca di nuove varietà in grado di adeguare l’offerta al cambiamento climatico, in particolare per le pere, soprattutto l’Abate Fetel che, a detta degli operatori commerciali, rischia l’estinzione commerciale?

“Nella ricerca a livello vivaistico, si cercano prodotti sempre più resistenti, anche esotici. È una conseguenza della progressiva riduzione dei trattamenti fitosanitari, un problema che nel mondo, è molto meno accentuato. L’Europa ha deciso di portare avanti la linea più rigorosa, e penso che anche questo sia un tema da discutere. Se altri Paesi Terzi opereranno in maniera diversa, potrebbe crearsi una situazione di concorrenza sleale nell’Unione. Ma ritengo che bisogna andare avanti in questo modo e trovare varietà resistenti a certi funghi, a certi patogeni e a certe situazioni climatiche”.

E la questione pere?

“Quest’anno c’è stato un problema di gelate che ha portato una riduzione del raccolto anche fino al 90% in alcune aree”.

Il mondo della scienza ci dice che ci aspetta una crescente frequenza di questi fenomeni meteorologici estremi.

“Potrebbe succedere. Mi auguro che si sbaglino. Ma ciò dimostra che l’agricoltura, e in particolare la frutticoltura, è il settore maggiormemte penalizzato”.

Come state lavorando per evitare il temuto rischio di estinzione commerciale delle Abate Fetel?

“Stiamo cercando di lavorare su diversi sistemi di produzione e, contemporaneamente, stiamo cercando nuovi prodotti”.

Siete interessati alla possibilità di un miglioramento genetico di questa varietà tipica dell’Emilia-Romagna?

“Si. Bisognerebbe intervenire sulla genetica delle pere. Penso che si debba lavorare per accelerare tutte quelle situazioni che normalmente si sviluppano in natura e che portano a piante sempre più resistenti”.

Mariangela Latella