UVA, CAMPAGNA EUROPEA TRA ALTI E BASSI. “SERVE UNA CONCERTAZIONE TRA I PAESI PRODUTTORI”

Campagna disastrosa per l’uva da tavola francese (con una media del 50% in meno del racconto con punte del 90% in meno in alcuni territori) mentre cresce la produzione italiana, spagnola e portoghese che, quest’anno, sta intasando il mercato europeo a causa dell’ingolfamento del traffico marittimo determinato dal Covid e del relativo aumento dei costi per le esportazioni verso Paesi terzi.

E’ ciò che è emerso dall’incontro del gruppo di contatto tra Italia, Spagna, Francia e Portogallo organizzato oggi a Fruit Attraction di Madrid.

Vediamo, quindi, Paese per Paese, cosa è emerso dal vertice a cui hanno partecipato i maggiori esperti del settore.

Italia: produzione in crescita

Per l’Italia i dati previsionali 2021 sono stati presentati dal portavoce del gruppo Italiano, Donato Fanelli che coordina il gruppo Uva da Tavola nel quadro dell’interprofessione Ortofrutta Italia.

“L’Italia – ha detto Fanelli – ha 47mila ettri in produzione di cui il 60% coltivati in Puglia mentre il resto in Sicilia, Lazio Abruzzo e Basilicata. La produzione è in crescita rispetto alla scorsa stagione e si assesta a un milione di tons, il 20% in più sul 2020. Di queste il 40% è apirene. Nei prossimi due-tre anni, a differenza degli spagnoli, la tendenza del mercato italiano è quella di insistere ulteriormente sulle apirene andando a sorpassare le uve tradizionali con i semi, Vittoria Italia Red Globe Pizzuttella e Regina, proprio per la loro maturazione tardiva”.

Il 20% della produzione italiana è commercializzata nella Penisola, il 50% in Europa (Germania, Francia, Polonia, Spagna e la Repubblica Ceca) mentre il 30% va verso Paesi Terzi come quelli arabi, Medioriente, Canada e Usa.

Siamo attualmente al 50% della raccolta – ha detto Fanelli- e la nostra previsione è che arriveremo con la nostra produzione ai primi di dicembre. Anche noi registriamo incremento dei costi marittimi”.

“Siamo preoccupati sul tema dei principi attivi che a livello comunitario si sta portando avanti – ha aggiunto Fanelli. A questo proposito il primo obiettivo di questo tavolo dovrebbe essere quello di creare una armonizzazione fitosanitaria dei principi attivi utilizzati di modo da lavorare tutti con le stesse regole. In questo possiamo trovare una struttura legislativa nel Regolamento UE 1107 del 2009″.

“Questa collaborazione deve diventare una rete di coordinamento di modo da non operare come singoli Stati e fare di questo tavolo un’operazione concreta. E questo vale anche per l’apertura di nuovi mercati. Dobbiamo cambiare la normativa europea che adesso affida ai singoli Paesi l’apertura di nuovi mercati per muoverci uniti, perché l’unione fa la forza. Questa è una questione di politica comune. Attualmente l’Italia, riguardo ai nuovo mercati, ha aperto un dossier con Vietnam e Cina”.

Spagna: Il problema Brexit. Si aprono le finestre su nuovi mercati

Cresce la presenza spagnola dell’uva da tavola spagnola sul mercato europeo a causa della riduzione delle esportazioni dei Paesi Terzi causata dal un rallentamento del traffico marittimo a causa del Covid che porta il traffic time verso i mercati Terzi, da 30 fino a 50 giorni. Per questo motivo l’Europa è quest’anno un collo di bottiglia per il mercato dell’uva da tavola. Anche perché l’export spagnolo è aumentato del 5% arrivando a circa 200mila tonnellate delle quali il 95% apirene ma nei prossimi anni l’obiettivo è di riconvertire tutto il raccolto al 100% senza semi anche nella zona più tradizionali, come Alicante.

Così si annulleranno le produzioni invernali di uva spagnola perché con le senza semi la campagna iberica finisce alla prima settimana di novembre.

Cresce anche il problema Brexit, dal momento che il mercato birtannico rappresenta il 40% delle esportazioni spagnole di uva. Molto prodotto sarà in parte dirottato sul mercato egiziano, Paese competitor.

Per quanto riguarda i nuovi mercati, la Spagna ha già aperto degli sbocchi in Algeria, Brasile, Canada, Cina India, Sudafrica e Vietnam. In fase di negoziazione il Perù e la Thailandia dove c’è già una prima bozza di accordo bilaterale mentre si stanno sviluppando i primi contatti con Indonesia, Corea del Sud e Taiwan.

 

Francia, produzione più che dimezzata a causa delle gelate

Per la Francia la situazione è diversa. A causa del clima, il Paese transalpino ha subito un calo produttivo del 50% rispetto al 2020. 

Nel mercato francese solo per il 25% si consuma prodotto nazionale. La maggior parte viene importata soprattutto dall’Italia, varietà Regina, e poi dalla Spagna.

Il 68% dell’uva d’Oltralpe è Muscat, una varietà nera, mentre il 5% delle cultivar francesi sono senza semi. La campagna inizia ad agosto e finisce a metà novembre.

“La principale preoccupazione dei consumatori francesi – ha detto Alexandra Lacoste, direttrice dell’AOP francese uva da tavola, intervenuta in video conferenza -, visto l’alto numero di importazioni, riguarda l’uso dei fitosanitari. Per questo i consumatori cercano informazioni più precise e preferiscono prodotti di prossimità e certificazioni di qualità o di origine (due quelle francesi). In questo contesto, la Francia insiste sulla promozione, a partire dalla qualità e dal consumo snacking. Complessivamente si può dire che le gelate hanno creato un diasatro la campagna con una perdita della produzione fino al 90% in alcuni territori”.

Portogallo, buona annata. Chiusura anticipata

La produzione portoghese è concentrata al sud, dal fiume Tavo fino alla costa atlantica, perché offre migliori condizioni climatiche, ma si produce in tutto il Paese con una tradizione produttiva nel nord, per le migliori condizioni del clima caldo d’estate con piogge invernali.

“Quest’anno è stato buono, con ottime condizioni in primavera ma la pioggia di settembre ha influito sulla parte finale della campagna. La nostra raccolta, iniziata a giugno, di solito finisce a dicembre ma quest’anno finiremo prima, ad ottobre, a causa delle condizioni meteorologiche”, hanno spiegato i portoghesi.

Dal 2015 al 2020 cresce la produzione portoghese che oggi occupa 2239 ettari e riguarda quasi 18 mila tonnellate. Grazie alle nuove varietà apirene rimangono da raccogliere ancora 30 ettari.

Per il mercato portoghese ci sono poche prospettive per l’uva con semi e le previsioni sono quelle di una sua scomparsa quasi totale, a livello produttivo, nei prossimo due anni.

Mariangela Latella