PATATA DI BOLOGNA DOP NELLE CUCINE DEGLI CHEF PER VALORIZZARE IL PRODOTTO

Con il progetto ‘La versione dello chef’, la patata di Bologna Dop inizia il suo processo di riappropriazione di valore aggiunto che, al di là della nicchia di mercato in cui si muove (la consuma il 5% delle famiglie italiane, dato SGMarketing aggiornato a giugno 2021), è stato eroso, come per tutti i prodotti ortofrutticoli considerati commodities, nel periodo Covid.

In questo lasso di tempo, lo stop del canale Horeca ha, petaltro, inciso parecchio sull’andamento del mercato.
“Abbiamo puntato sul progetto ‘La versione dello chef’ – ha detto Claudio Scalise, direttore del consorzio di tutela della Patata di Bologna Dop, nel corso della presentazione di questa mattina tenutasi all’hotel Majestic di Bologna – come strategia di valorizzazione di questo prodotto che vanta una storia bicentenaria in città, da un lato per dimostrare che gli chef possono aumentare, con le loro ricette, la consapevolezza del consumatore. D’altro canto, è una specie di test di mercato per capire quanto il canale Horeca, che prima del Covid, valeva il 30% del mercato degli ortaggi  (la Patata di Bologna Dop viene venduta per il 95% in GDO), possa essere interessante per i nostri associati”.
I numeri di produzione sono in aumento con le superfici che, dal 2010 (anno di costituzione del consorzio, ad oggi) sono passate da 308 ettari a 503 con una crescita del 20% e circa 20mila tonnellate annue di prodotto, mentre risultano piuttosto stabili i consumi.
Il progetto ‘La versione dello chef’ è stato in parte sostenuto dai finanziamenti PSR 14/20 della Regione Emilia-Romagna, misura 3.2, e prevede che 10 chef di Bologna, inseriscano nel loro menù, da qui al 31 gennaio 2022, ricette raffinatissime a base del tubero bolognese.
I ristoranti coinvolti sono: Casa Monica; Trattoria da me; Ristorante Grassilli; Hostaria 900; Antica Osteria Casoni; Ristorante Caminetto d’Oro; Ristorante Al Cambio; Osteria di Medicina; Ristorante da Nello e Ristorante I Carracci.
Intanto i colpi di accetta di questa annata difficile si fanno sentire anche in questo comparto che ha sofferto soprattutto della grave siccità di quest’anno: un problema che ha pesato come un macigno sulle colture Emiliano-Romagnole e italiane in genere, determinando un aumento dell’uso della risorsa idrica ed in genere dei costi di produzione.
“Tutte cause – ha detto Davide Martelli, presidente del Consorzio – che stanno spingendo al rialzo i prezzi. Tutta la produzione della Patata di Bologna Dop è in lotta integrata mentre al Bio ci stiamo pensando perché non è facile fare delle patate biologiche. Ma abbiamo attivato un percorso di tracciabilità con un QRCode applicato sulle confezioni, che è in grado di raccontare nei dettagli, l’origine ed il percorso di quello specifico prodotto”.
Mariangela Latella