COSTO DEI NOLI, NODO RINNOVO CONTRATTI: “A RISCHIO I PICCOLI IMPORTATORI”

Il bubbone della logistica marittima delle merci fresche rischia di scoppiare entro fine anno, quando la maggior parte dei contratti (annuali) tra importatori e spedizionieri, andranno al rinnovo.

Fino ad ora pochissimi operatori di import-export sono arrivati a chiudere il rinnovo per via dell’incredibile aumento del costo dei noli che in due anni è letteralmente sestuplicato.
Nel settore ortofrutticolo sono a rischio i piccoli importatori che rappresentano il 35-40% in termini di numero di aziende sul mercato italiano, che non possono permettersi l’incremento a cui stiamo assistendo con il costo dei noli per le merci ortofrutticole che arriva anche 18mila-18.500 dollari a carico contro i 3.500 dollari di tre anni fa.

La conseguenza è che dall’anno prossimo l’ortofrutta importata in Italia, da quella esotica a quella in contro stagione, rischia di arrivare a registrare importanti incrementi di prezzo a scaffale.

“È vero che la situazione è dopata al contrario, come in una sorta di effetto rimbalzo dopo il Covid – ci spiega Gianluca Rossi, manager operation di CFFT, azienda che lavora nel settore logistico per conto terzi ed opera nel porto di Civitavecchia -, tuttavia se prima, forse, il prezzo dei noli era troppo basso, adesso è troppo alto. Speriamo che si possa trovare al più presto un equilibrio”.
Il collo di bottiglia per le merci fresche è rappresentato dalla scarsa disponibilità sulle rotte dell’ortofrutta di container vuoti. “Per cui se prima c’erano mille container che viaggiavano – afferma Rossi – magari adesso il numero è uguale ma la fila dei prodotti da imbarcare, ferma nei porti, è lunghissima e il rischio di perdere carichi interi è elevato. Il problema rischia di scoppiare a fine anno quando dovranno rinnovarsi i contratti e non tutte le aziende importatrici sono in grado di sostenere gli aumenti dei costi dei noli. Peraltro è proprio questo aumento che, a catena, ricade su un aumento del costo delle materie prime”.
I piccoli importatori rischiano di trovarsi in una paradossale morsa del mercato data dal fatto che non possono interrompere i contratti di fornitura pluriennale con le insegne, ad esempio, della grande distribuzione, per cui necessariamente dovranno comprare la frutta altrove (leggi grandi importatori, ovvero multinazionali) pagandola ad un prezzo più caro che inevitabilmente si rifletterà sull’ultima parte della catena di fornitura, ossia lo scaffale e quindi anche sulla loro competitività. “In questo momento – precisa Rossi – il problema non è la domanda ma l’offerta”.
Mariangela Latella