BLOCCO TIR, UNAPROA: “ORTOFRUTTA AL COLLASSO. IL GOVERNO INTERVENGA”

E’ fortissima la preoccupazione fra le OP associate ad UNAPROA di fronte al blocco degli autotrasportatori che sta interessando l’Italia intera e  tutta l’ortofrutta.

Con l’85% delle merci che viaggia su strada il blocco degli autotrasportatori sta provocando  danni incalcolabili per i prodotti altamente deperibili come frutta e verdura.
“La situazione è molto pesante per tutta l’agricoltura” – afferma Sonia Ricci (nella foto), presidente di UNAPROA – “travolta dall’aumento dei prezzi delle materie prime, dell’energia e del costo del gasolio. Pur capendo le ragioni degli autotrasportatori, dobbiamo evitare ulteriori danni al nostro comparto con la perdita di ingenti quantitativi di prodotto fresco che non arriverà nei canali distributivi tradizionali. Negli ultimi anni siamo riusciti a educare e sensibilizzare buyer e consumatori nel preferire le produzioni italiane, ma ora rischiamo che molte catene si approvvigioneranno dai concorrenti esteri, e ritornare indietro non sarà facile”.

“È urgente” – prosegue Sonia Ricci – , “un intervento da parte del Governo per rimuovere i blocchi stradali e consentire la ripresa dei ritiri dei prodotti e la consegna alla distribuzione per assicurare l’approvvigionamento dei prodotti ai consumatori”.

“I danni causati dal blocco dei Tir” – dichiara il vice presidente Unaproa Felice Poli – “sono devastanti in particolare per le baby leaf che presentano un ciclo di vita molto breve e necessitano di approvvigionamenti quotidiani e che ora pronte per essere raccolte marciscono nei campi. La mancanza di forniture della materia prima costringerà inevitabilmente le Organizzazioni di produttori di quarta gamma a fermare gli impianti di lavorazione e confezionamento delle buste di insalata con enormi danni e ripercussioni su tutta la filiera a livelli economici ed occupazionali.
Non possiamo permetterci” – prosegue Poli – “di far marcire tonnellate di merce coltivata a costo di grandi sacrifici dai nostri produttori  che sono per l’ennesima volta l’anello debole della catena e non possiamo sostenere altri costi che darebbero un colpo mortale alle nostre aziende”.

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