GIULIANO: “IN PUGLIA UVA E CILIEGIE VIAGGIANO A DUE VELOCITÀ. UNA CORRE, L’ALTRA È FERMA”

L‘uva da tavola e le ciliegie in Puglia viaggiano a due velocità. L’uva corre in prima classe, con l’Alta Velocità. Le ciliegie, al contrario, sono ferme e rischiano di imboccare un binario morto.

La metafora “ferroviaria” è di Nicola Giuliano (nella foto), amministratore della Giuliano Puglia Fruit e uno dei principali produttori italiani di entrambe le produzioni. Sulle uve pugliesi la ricerca e l’innovazione negli anni è andata a ritmi sostenuti. Di contro, nel comparto ciliegie, la situazione del “Tacco d’Italia” è statica. “Nelle regioni del Nord la ricerca prosegue, gli impianti di produzione sono protetti, da noi invece è tutto fermo”, insiste Giuliano. “Abbiamo alberi di ciliegio troppo grandi e alti per poterli proteggere adeguatamente. Non è sostenibile economicamente intervenire. Serve innovare con nuove varietà e nuove piantagioni. Ma in questo senso – osserva l’imprenditore pugliese – la politica dovrebbe intervenire in maniera decisa. Ma modernizzare in queste condizioni è difficile, considerando anche che abbiamo piani paesaggistici che non tengono conto delle necessità dell’agricoltura. Devono esserci date le possibilità per fare innovazione”.

Il comparto delle ciliegie ha enormi potenzialità ancora inespresse. Serve un cambio di marcia. Ma oltre alle aziende, anche le istituzioni devono fare la loro parte per supportare il settore”.

Il punto sulla stagione delle ciliegie

Facendo il punto invece sulla stagione cerasicola, partita in Puglia da una quindicina di giorni, Giuliano premette come la campagna sia partita con una decina di giorni di ritardo. “Il freddo di marzo e aprile ha condizionato la maturazione dei frutti. Ai primi stacchi i prezzi sono stati buoni, ma poi si sono subito appiattiti. Il problema principale è stato la sovrapposizione produttiva con gli areali del Nord, in particolare con Emilia Romagna e Veneto”.

Tuttavia, una mano, indirettamente, l’ha data la Spagna, pressoché assente dal mercato a causa del clima che ha falcidiato le produzioni. “Senza i ritardi produttivi avremmo avuto un mercato brillante, con prezzi molto più sostenuti”, afferma Giuliano, masticando un po’ amaro.

La produzione è nella norma. Gli stacchi delle varietà Ferrovia sono ormai imminenti. “La qualità è buona. I frutti sono cresciuti bene, senza subire attacchi da parassiti o malattie”.

Tuttavia gli incubi passato devono far riflettere: lo scorso anno, i volumi cresciuti del 50% sul 2020 e prezzi bassissimi, con calibri piccoli, avevano pesantemente condizionato l’annata. “Quest’anno, invece, le quantità saranno inferiori al 2021 ma con calibri nettamente più sostenuti. La qualità ci potrà dare una mano. È il miglior biglietto da visita che possiamo offrire. L’unico dilemma sarà offrire continuità nelle forniture. Ma c’è un moderato ottimismo”. La stagione proseguirà fino a giugno con la Ferrovia per poi proseguire a luglio con le varietà più tardive.

Sui trend del mercato, infine, Giuliano osserva come, a causa anche dell’avvento del Covid e delle conseguenze del caso, il prodotto sfuso stia diventando sempre più marginale: “Oltre il 90% delle merce viene ormai confezionata. La gdo sta gradualmente rinunciando al prodotto sfuso, propendendo su cestini da 200 grammi fino a un chilo. Di contro ci sono i costi maggiori, dall’altra un minor spreco di frutta”.

Emanuele Zanini

emanuele.zanini@corriereortofrutticolo.it

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