ANCHE NEL VERONESE SCENARIO A TINTE FOSCHE: LA SPERANZA NEI GIOVANI

“La frutticoltura e i seminativi sono due settori fondamentali per l’agricoltura veronese, che non può permettersi di perderli. Perciò le aziende del settore vanno sostenute in questo momento di difficoltà”.
Così il presidente nazionale di Cia-agricoltori italiani, Cristiano Fini, si è espresso con alcune tra le più rappresentative realtà scaligere della confederazione nell’incontro che si è svolto nell’azienda vinicola-olivicola San Cassiano, a Mezzane di Sotto, nel Veronese. Oltre al titolare Mirko Sella, vicepresidente di Cia Verona, erano presenti il presidente Andrea Lavagnoli, il direttore scaligero Marta Turolla e il presidente regionale Gianmichele Passarini.
“Il quadro è preoccupante – ha detto Fini -. I rincari energetici stanno creando molte difficoltà alle aziende agricole, che si aggiungono ai danni conseguenti ai cambiamenti climatici e alla fauna selvatica. A questo si aggiunge la mancanza di manodopera che sta ostacolando il lavoro delle aziende. Alla politica chiediamo risposte rapide e concrete, perché non c’è più tempo da perdere. Sui rincari una mano potranno darla le energie alternative, ma non basteranno. Per la siccità da tempo chiediamo la creazione di invasi e bacini, che vanno inseriti in un piano irriguo nazionale”.

Per quanto riguarda l’agricoltura scaligera, il presidente ha rimarcato come si tratti di una provincia “importante non solo a livello regionale, ma anche nazionale, in quanto è caratterizzata da una diversificazione di produzione, con eccellenze apprezzate all’estero e soluzioni innovative introdotte per affrontare la siccità, come le colture idroponiche, o i cani da guardiania per contrastare i lupi. Queste aziende vanno prese a modello e sostenute, investendo di più anche nella ricerca, che può contribuire a salvare settori strategici come l’ortofrutta e i seminativi. Vogliamo tutti la sostenibilità ambientale, ma se non troveremo alternative l’unico risultato sarà l’arretramento del comparto”.

“È bello oggi trovarci all’interno di un’azienda con altre aziende – ha detto Andrea Lavagnoli – , perché ci riporta al pre-Covid, quando si viveva di più sul territorio. Oggi sono presenti tutti i territori, con quasi tutte le categorie agricole, per far conoscere le proprie realtà aziendali e le necessità”. Un concetto ribadito da Gianmichele Passarini: “Verona è una delle province le più agricole d’Italia. Non è un caso che gli ultimi due presidenti della Cia regionale siano veronesi. Possiamo vantare un humus importante, con figure storiche del settore primario, che hanno accompagnato nel percorso di crescita i giovani agricoltori, protagonisti di oggi con innovazione e tecnologie all’avanguardia”.
Tra le aziende presenti, note dolenti sono arrivate dagli allevamenti e dall’ortofrutta. Per le vacche da latte hanno portato la loro testimonianza Andrea Garonzi, Franco Giacopuzzi, Paolo Brunelli e Stefano Borasco, titolari di importanti allevamenti nel Basso Veronese che stanno cercando nell’innovazione e nel conferimento del latte a cooperative il modo di restare sul mercato. In questo modo si arriva a prendere anche 55 centesimi al litro, un’enormità rispetto allo scorso anno, quando il latte veniva pagato poco più di 40 centesimi. Ma non basta: “Non ci stiamo dentro: tra mangimi, energia e concimi i costi di produzione sono molto più alti”. Per Nico Viviani, allevatore di tacchini a Grezzana, l’aviaria è stata una batosta: “Siamo ripartiti, ma il mercato si è talmente scombussolato che tanti di noi preferiscono tenere ferme le aziende, perché lavorare non vale la pena”. Marco Garonzi, che coltiva frutta a Vangadizza, quest’anno estirperà due ettari e mezzo di pere: “Tra cimice, maculatura bruna e mancanza di manodopera stiamo lavorando in perdita”.

Le note positive sono arrivate dal fronte giovanile, che sta sperimentando nuove forme di agricoltura tra innovazione e tradizione. Ambra Zanetti, dell’azienda El Citera di Peschiera, è la prima generazione in famiglia che ha deciso di imbottigliare il Lugana, commercializzando sia una linea di vini giovani, sia una di lungo invecchiamento. “Dopo aver incassato la botta del Covid, perché la nostra è una piccola azienda che rifornisce ristoranti ed enoteche, quest’anno con la ripresa del turismo siamo partiti molto bene e stiamo chiudendo la stagione in bellezza”, ha spiegato. Soddisfazione anche per Elisa Scanzi, che, a cavallo tra San Zeno di Montagna e Desenzano, produce frutti antichi e marroni dop oltre a erbe officinali e orticole. “Ho deciso di trasformare tutto in confetture, sciroppi, farine, birra di marroni, tisane, mostarde, biscotti aromatizzati e sto puntando molto sull’alta qualità del prodotto, perché l’offerta è tanta e voglio distinguermi”. Silvia Montanaro conduce invece l’azienda Stato Brado a Velo Veronese, allevando cani da pastore per la conduzione delle greggi e pecore brogne da carne: “Sono partita da zero a 23 anni, da sola – ha ricordato -. Ho sviluppato l’attività in modo polifunzionale in modo che, essendo in zona svantaggiata, l’azienda potesse funzionare tutto l’anno alternando i diversi filoni imprenditoriali nell’intero arco dell’anno. Faccio addestramento, turismo rurale, ospitalità e ogni bolla aziendale va a finanziare quella successiva”.

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