EMILIA ROMAGNA, FRUTTA IN CRISI. IL SETTORE CHIEDE AIUTO: “TAVOLO PERMANENTE PER CAPIRE SE C’È FUTURO”

La frutticoltura è in crisi a causa soprattutto dei cambiamenti climatici e dei più alti costi di produzione, per cui servono interventi urgenti per salvare le imprese del settore, che nel territorio emiliano romagnolo si trovano in particolare nel Faentino ma non solo.

Da qui le richieste di Confagricoltura al governo: indennizzi e strumenti di sostegno al reddito e alla liquidità, riduzione del costo del lavoro attraverso la decontribuzione degli oneri sociale, detrazioni fiscali per calmierare i prezzi dell’energia e interventi per ridare competitività al settore. A parlarne a Il Resto del Carlino è il presidente di Confagricoltura Ravenna, Andrea Betti (nella foto).

Per il referente dell’associazione di categoria la situazione a livello produttivo “è quasi drammatica a causa della siccità e dell’ondata di caldo anomalo, vissute di recente. E ora che le piogge sono ridotte al minimo, la preoccupazione è alta. Le piante hanno prodotto meno, anche se con un buon livello qualitativo, e la redditività è crollata al punto che ormai non riusciamo neanche a coprire i costi di produzione. E questa è una condizione che, negli anni, può solo peggiorare”.

Esiste una ricetta per uscire da questa situazione così critica? “È necessario al più presto un confronto a più voci”, sollecita Betti. “Per questo ci siamo rivolti all’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi affinché coinvolga la Conferenza Stato-Regione. Chiediamo un tavolo permanente, anche regionale, per capire come progettare il nostro futuro”.

Secondo Betti, per tentare di risalire la china, “servono anzitutto sostegni immediati, una moratoria sui mutui e aiuti per l’espianto e il reimpianto, per consentire a molte aziende di sopravvivere. Altrimenti la nostra agricoltura rischia di bloccarsi e di perdere quel know how così faticosamente conquistato. Il nostro è un settore in cui lavorano migliaia di persone tra produttori, dipendenti e fornitori”.

Riguardo al ricambio generazionale, il presidente di Confagricoltura Ravenna spiega come “i più giovani faticano a sostituire i genitori e, se entro due o tre anni non riescono ad avere una marginalità, chiudono tutto e vanno a fare altro”.

Quindi il tema burocrazia, sempre più complessa e da intralcio alle attività “Se dovessimo applicare le attuali normative, i riscontri arriverebbero solo fra due o tre anni e, come detto, sarebbe troppo tardi”.

In merito al contrasto ai cambiamenti climatici in atto, Betti al tavolo permanente chiede “di stimolare la ricerca perché ci servono nuove varietà di piante più resistenti alle alte temperature. Da tempo inoltre chiediamo un catasto frutticolo come già avvenuto nel settore viticolo, per programmare al meglio le produzioni”.

“Bisogna darsi da fare per evitare di perdere delle eccellenze. Mai come nei momenti di crisi, bisogna avere il coraggio di rilanciare. In tal senso può giocare un ruolo prezioso la cooperazione. Il prossimo 30 novembre all’hotel Mattei di Ravenna, incontreremo i direttori di Caviro, Agrintesa, Propar e Fruitimprese per iniziare una discussione e vedere come risolvere i problemi e non lasciare indietro nessuno”.

(fonte: Il Resto del Carlino)

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