CACHI, PER AGRIBOLOGNA VOLUMI IN AUMENTO E CAMPAGNA SODDISFACENTE

Agribologna traccia il bilancio della campagna 2022 del Caco ‘Tipo’ e ‘Rosso Brillante’ della linea ‘Questo l’ho fatto io’.
Con 2 soci – Zavoli (Poggio Torriana, RN) e Fabbri (Santarcangelo di Romagna, RN), Agribologna prevede una produzione complessiva di 11.900 quintali per il 2022, rispetto ai 9.900 quintali del 2021.
Dolce, dalla polpa morbida, fonte di acqua, sali minerali e vitamine, ricco di antiossidanti, il caco è sugli scaffali della GDO fino a oggi, 14 dicembre. È quindi possibile delineare il primo, concreto bilancio annuale. L’andamento climatico, caldo e siccitoso di quest’anno non ha inciso sulla produzione, che risulta in aumento (di circa il 20%), con prodotti di ottima qualità.

“Rispetto all’anno precedente, la produzione è aumentata sensibilmente, nonostante l’andamento caldo e siccitoso”, afferma Massimiliano Moretti, Direttore Commerciale Gruppo Agribologna. “Anche quest’anno abbiamo potuto rilevare un deciso apprezzamento del caco ‘Questo l’ho fatto io’, forte non solo della propria qualità organolettica e nutrizionale, ma anche della notorietà su cui abbiamo investito, di recente, in eventi e comunicazione dedicati. Il ritorno ottenuto, da questo prodotto, coltivato in Emilia-Romagna, con impegno e passione veri, dai nostri soci Zavoli e Fabbri ci fa molto piacere. Il caco è sempre più apprezzato, non solo sulle tavole, ma anche nelle cucine degli chef e di chi ne sappia e ne voglia valorizzare la versatilità e il gusto inconfondibili. La produzione è comunque aumentata, anche sensibilmente e la qualità è molto buona. Il calibro risulta più piccolo, rispetto agli anni precedenti, a causa della siccità in progressivo incremento, ma di qualità molto buona, anche grazie alle nostre iniziative speciali di irrigazione. Il tutto implica certamente costi in aumento, come sarebbe stato già a causa dei costi energetici, del packaging e del carburante. Siamo davvero di fronte a sfide sempre più complesse. Le affrontiamo forti della nostra passione, del ‘saper fare’ che si trasmette e si integra fra le diverse generazioni Quest’anno poi, il caco è testimone anche di un passaggio di testimone e generazionale – nell’azienda Fabbri, a Sant’Arcangelo di Romagna – che esprime nei fatti, l’integrazione di età, esperienze, know how propria del Consorzio Agribologna. Pensiamo che sia uno dei nostri punti di forza e sappiamo quanto sia importante per un’agricoltura che voglia veramente guardare al futuro, nel nostro Paese.”

Filippo e Nicola Fabbri

Le varietà di frutto coltivate dai soci Zavoli e Fabbri, in particolare il caco Tipo o Loto di Romagna, sono quelle tipiche dell’Emilia-Romagna. Si procede alla raccolta prelevando i frutti a mano, con delicatezza per evitare ammaccature, e ponendoli in imballaggi monostrato. Il momento ottimale per la raccolta coincide con il viraggio del colore del caco, che dal verde scuro passa al giallo, per poi divenire completamente arancione. Per il caco Tipo, questo momento inizia la prima decade di ottobre per terminare a fine ottobre. Per il caco Rosso Brillante invece, inizia dai primi di novembre e si conclude intorno al 20 del mese. Dopo la raccolta, i cachi vengono avviati in centri di condizionamento e stivati in locali areati per garantire un livello di umidità idoneo alla stufatura, per poi essere confezionati nei vari imballaggi e destinati agli scaffali della GDO e ai mercati all’ingrosso.

Il Caco nella botanica, nella storia e sulle nostre tavole: di origine asiatica, l’albero del caco (Diospyros kaki) vanta tradizioni millenarie ed è fra le specie più antiche coltivate dall’uomo. Il suo arrivo in Europa è datato alla fine del ‘700, pare provenendo dal Giardino botanico di Calcutta. A partire dalla Gran Bretagna, il caco prese a diffondersi in tutta Europa, solo dal XIX secolo, in principio come pianta ornamentale e in seguito come albero da frutto. Emilia-Romagna e Campania sono fra le regioni italiane a maggior produzione di cachi. In Cina è conosciuto come l’albero ‘delle 7 virtù’, fra le quali la longevità, l’ampia ombra, la capacità di dare dimora agli uccelli, la bellezza delle sue foglie e dei suoi frutti.
Molto apprezzato infatti da un punto vista ornamentale, l’albero si contraddistingue per la chioma folta, con belle foglie caduche, che variano – secondo le stagioni – da un verde deciso e lucido all’arancio, fino al rosso. Essendo sopravvissuto in diversi esemplari alla tragica esplosione atomica di Nagasaki, divenne nel dopoguerra simbolo di Pace. La varietà dei cachi che coltiviamo non è edule alla raccolta, non possono essere mangiati tal quali dopo lo stacco dalla pianta. Possiedono infatti una quantità tale di tannini che renderebbero il gusto astringente e impossibile da gustare. Necessitano pertanto, di un processo di detannizzazione che consente di renderli eduli e fargli assumere quella consistenza morbida al palato, così dolce e gradevole. Il deciso colore arancione testimonia la forte presenza di antiossidanti. Sono fonte infatti di betacarotene, ma anche di flavonoidi, il frutto del caco contiene inoltre il 20% della dose giornaliera consigliata di vitamina C. È ricco di zuccheri, ma mai come i dolci, che può eccellentemente sostituire, e garantisce un buon apporto di sali minerali, fra cui il potassio.

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