MANODOPERA STRANIERA, IL GOVERNO APRE AD UN AUMENTO DEGLI INGRESSI

Definita dal Consiglio dei ministri a Cutro (Kr) una prima cornice di norme per rafforzare i
flussi di ingresso regolari di lavoratori stranieri.

Ora occorrerà in tempi brevi (lo stesso provvedimento approvato il 9 marzo scorso rimanda a un nuovo Dpcm) definire nuove quote di ingresso per il triennio 2023-25.
Va ricordato che il primo decreto flussi ha definito una quota di lavoratori stagionali da impiegare in agricoltura e turismo di 44mila unità (erano 42mila lo scorso anno) con una “riserva” destinate alle organizzazioni agricole, firmatarie con il Ministero del Lavoro di un apposito protocollo, di 22mila (erano 14mila nel 2022). Numeri in netto miglioramento ma ancora insufficienti rispetto alle reali necessità.

“Già al precedente Governo – ha spiegato il responsabile lavoro della Coldiretti, Romano Magrini – avevamo chiarito che per i lavori stagionali in agricoltura servono almeno 100mila addetti. Nel click day in calendario per il prossimo 27 marzo siamo certi che le quote assegnate saranno di gran lunga superate dalle richieste delle aziende agricole. Noi stimiamo infatti che le richieste di lavoro stagionale superino le 100mila unità. Per questo è necessario prevedere una nuova quota supplementare che consenta lo scorrimento automatico delle domande presentate e “certificate” dalle stesse organizzazioni agricole”.

La certificazione consiste in una serie di verifiche di congruità. “In sostanza, e assumendo competenze che in passato erano svolte dagli Uffici territoriali del Ministero del Lavoro – ha aggiunto Magrini – abbiamo verificato alcuni requisiti fondamentali per il lavoro stagionale. Ovvero che le aziende abbiano un Durc regolare, abbiano capacità economica per pagare stipendi e contributi per i lavoratori per i quali si è fatta richiesta, che le aziende abbiano la possibilità di garantire una idonea sistemazione alloggiativa ai lavoratori o che questi ne abbiano trovata una in maniera autonoma”.

Il contratto di lavoro per gli stagionati avrà una durata massimo di 9 mesi e al contratto sarà collegato un permesso di soggiorno. Alla scadenza il lavoratore dovrà rientrare nel Paese d’origine. Il rispetto di queste regole sarà alla base del rinnovo del contratto negli anni a venire. “Questa disciplina – ha aggiunto Magrini – non va confusa con il nuovo contratto di lavoro agricolo subordinato occasionale introdotto dal Governo Meloni e che non può essere utilizzato per lavoratori stranieri residenti all’estero perché è riservato a soggetti che negli ultimi tre anni non siano stati operai agricoli e siano o pensionati, studenti, percettori di integrazioni al reddito come il reddito di cittadinanza, disoccupati residenti in Italia o lavoratori che abbiano un regolare permesso di soggiorno”.
“Avevamo chiesto da tempo – ha commentato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – una revisione del decreto flussi, con una programmazione affidabile degli stagionali necessari, con un iter burocratico snello per consentire l’avviamento al lavoro in tempi ragionevoli”.

Altro tema chiave contemplato nel decreto varato ieri dal Cdm e richiesto a gran voce dalle organizzazioni agricole è la possibilità di predisporre dei corsi di formazione professionale nei Paesi d’origine dei lavoratori subordinati. “Sta crescendo la richiesta di manodopera specializzata – conclude il responsabile lavoro della Coldiretti –. Una domanda che viene da alcune produzioni come la viticoltura ma servono anche trattoristi, potatori specializzati oppure lavoratori che abbiano esperienza delle colture in serra. Allo stesso modo stanno nascendo nuove esigenze legate alle professioni di agricoltura 4.0. Quindi si ripropone in maniera forte il tema della formazione da effettuare all’estero per i lavoratori immigrati ma anche in Italia per
avvicinare sempre più giovani all’agricoltura”.

(fonte: Agrisole)

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