IV GAMMA, CRISI INFINITA: CHIUDE ANCHE IL MELOGRANO

Concretezza, rapidità, convergenza. La crisi della IV Gamma, che non è esagerato definire epocale, richiede interventi urgenti e concertati per risollevare le sorti del settore. Player di punta, organizzazioni e istituzioni sono chiamati a fare la loro parte. Rumors inquietanti. notizie di chiusure e cessioni hanno ormai cadenza settimanale: dalla Lombardia al Veneto, dalla Campania alla Puglia fino alla Romagna monta la preoccupazione, come abbiamo scritto sulla nostra testata specializzata Fresh Cut News.

Proprio in Romagna, nei giorni scorsi ha chiuso i battenti Il Melograno, fondata alla fine degli anni Ottanta da Claudio e Manuela Coli. Il telefono dello stabilimento riminese di Santarcangelo squilla a vuoto, i titolari non rilasciano dichiarazioni. Il Melograno si caratterizzava per l’attenzione all‘innovazione e al biologico, commercializzando estratti, piatti pronti, verdure di IV Gamma, burger, sandwich e altri prodotti servizio a marchio proprio e per la marca del distributore di importanti insegne della GDO. Con i suoi prodotti, ha vinto numerosi premi.

Il fatturato, stando a Report Aziende, era ormai in calo da anni, fiaccato anche dalle restrizioni causate dal Covid: 18,6 milioni nel 2021, 21,5 milioni nel 2020, 29,4 milioni nel 2019.

All’inizio di giugno, Cultiva aveva chiuso lo stabilimento di Taglio di Po (Rovigo). La crisi monta, e l’11 luglio UIF Gamma si riunirà: sarà l’occasione per fare il punto della situazione.

Le principali cause dell’attuale declino sono chiare (costi crescenti, carenza di materia prima, consumi in calo, margini all’osso o inesistenti, concorrenza a colpi di centesimi, peggioramento delle condizioni finanziarie di molte aziende) mentre sullo sfondo altre ombre si stagliano (leggasi normativa sugli imballaggi): ma se i sintomi sono noti, la ricetta non lo è ancora. E il paziente peggiora, non nell’indifferenza, ma in un sostanziale silenzio.

Molte aziende stanno ripensando strategie, spazi d’azione e alleanze. In tempi di riduzione del potere d’acquisto, la prima gamma evoluta è un’alternativa che prende piede tra i consumatori e rosicchia ulteriori quote di mercato. Serve allora agire con decisione, dentro e fuori il perimetro del settore, prima che la tempesta perfetta abbatta una realtà d’eccellenza del Made in italy, con il suo miliardo e rotti di valore, con i suoi investimenti importanti in sicurezza, sostenibilità, comunicazione (ma una campagna sul fresh cut nel suo insieme non sarebbe male…) e una capacità di innovazione di assoluto livello, anche se non sempre adeguatamente espressa.

Si tratta anche di una battaglia “di bandiera”: investitori stranieri interessati a gruppi di dimensioni importanti in ambito IV Gamma stanno sondando la situazione in tutta Europa. Hanno capito che il settore in Italia é in sofferenza, che è il momento giusto per investire.

L’organismo interprofessionale Ortofrutta Italia, attraverso il Comitato di prodotto che rappresenta di fatto il “parlamentino” di filiera (dalla produzione in campo alla commercializzazione nei punti vendita della piccola e grande distribuzione), cerca di agire su più fronti, istituzionali e non, come abbiamo dato conto sulla newsletter della scorsa settimana: in attesa di una risposta del MASAF alla lettera inviata dall’OI per condividere idee e strategie, si riflette sulle richieste della GDO, la quale sollecita una migliore segmentazione dell’offerta per i prodotti di punta, in primis le insalate in busta..

Eccesso di offerta e scarsa distintività agevolano del resto le politiche “low cost” che caratterizzano gli scaffali di quasi tutte le insegne. La IV Gamma, aveva detto il responsabile freschissimi di COOP Claudio Mazzini al convegno organizzato da Fresh Cut News alla fiera Novel Farm di Pordendone, soffre “un problema di posizionamento e competizione orizzontale tra i canali distributivi, con schiacciamento della scala prezzi e della redditività per l’intera filiera”. Da convenience a conveniente, il passo è breve.

Da Bergamo, una delle capitali del fresh cut, arriva la notizia dell’impegno di Coldiretti per “trovare delle regole a un settore che di regole non ne ha: con la GDO – si legge in un comunicato inviato lo scorso weekend – ci stiamo confrontando per dare vita a un modello di rapporto che dia il giusto valore al cibo: la consulta ortofrutticola nazionale di Coldiretti, è al fianco dei produttori bergamaschi”. Da Nord a Sud, dalla produzione alla vendita, le risposte all’emergenza servono però a tutti. In fretta. E possibilmente, senza troppi distinguo e sigle.

Mirko Aldinucci
m.aldinucci@corrierortofrutticolo.it

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