PESCA DI VERONA IGP, RINASCE IL CONSORZIO DI TUTELA

Momento storico per la Pesca di Verona per la quale dopo anni di difficoltà si può finalmente parlare di rinascita. A stagione terminata, nell’Auditorium di Veronamercato Coldiretti Verona ha voluto fare il punto della situazione durante un incontro tecnico che ha visto esperti agronomi e istituzioni confrontarsi sul futuro della drupacea un tempo regina dell’ortofrutta veronese.
Erano presenti, moderati dal responsabile settore ortofrutta di Coldiretti Verona Giorgio Girardi, il presidente dell’organizzazione Alex Vantini, Lorenzo Tosi ricercatore e socio fondatore del Centro Studi Agrea e Enzo Gambin, direttore di Aipo Verona. Sono intervenuti in collegamento Elisa Macchi, direttore di Cso Italy e Lorenzo Bazzana, responsabile settore ortofrutta di Coldiretti nazionale. Hanno portato i saluti istituzionali il presidente di Veronamercato Marco Dallamano e il presidente dell’Associazione Ortofrutta Veneta Stefano Faedo. In rappresentanza della Regione Veneto c’erano in sala i consiglieri Alberto Bozza e Filippo Rigo.
L’annuncio della recente costituzione del Consorzio di Valorizzazione e Tutela Pesca di Verona Igp è stato dato dal Presidente Vantini che ha lanciato un appello ai produttori presenti ad aderire rimarcando il ruolo strategico della nuova compagine. “Un consorzio – ha detto – non è una struttura commerciale, bensì una realtà fatta di rappresentanze ben definite e in cui i produttori sono i protagonisti”. Il nuovo Consorzio è presieduto da Franca Castellani, produttrice di pesche e membro della Giunta di Coldiretti Verona. “Si tratta di una scelta obbligata – ha fatto sapere – per dare nuova vita a un comparto che ha fatto la storia dell’agricoltura veronese. I nostri peschicoltori negli anni hanno riscontrato non poche criticità trovandosi spesso in balia di speculazioni ingiustificate. Ora si meritano di avere una struttura in cui loro stessi siano i protagonisti e che riporti la peschicoltura veronese ai massimi livelli, sia dal punto di vista della qualità che della soddisfazione economica.”
Anche i relatori hanno sottolineato la necessità di dare una identità forte a un prodotto che in terra scaligera ha una storicità importante ma che negli anni ha perso molto del suo potenziale.
Il direttore del Cso Elisa Macchi facendo un excursus degli ultimi venti anni ha evidenziato che in Veneto l’andamento delle superfici coltivate a pesco continua a scendere di anno in anno anche a causa dei cambiamenti climatici e degli insetti dannosi.
L’intervento di Lorenzo Tosi si è incentrato proprio su questo tema ricordando l’importanza dei monitoraggi, soprattutto quello sostenuto da Coldiretti sulla cimice asiatica.
“Nel complesso della regione – ha ripreso Macchi – le superfici nel 2023 sono scese sotto i 1.500 ettari, contro i quasi 4.000 ettari di circa di 15 anni fa. Verona rimane comunque l’area di maggior coltivazione concentrando oltre l’80% delle superfici venete”. Macchi ha poi fatto un raffronto con la Spagna, nostro competitor per eccellenza in fatto di ortofrutta e grande importatore nella nostra nazione. “Il paese iberico – ha detto – ha accresciuto la produzione di pesche e nettarine perché ha saputo modernizzare il comparto. Il consumatore è orientato all’acquisto di prodotti certificati, legati al territorio e innovativi, come per esempio la pesca saturnina (quella piatta) che l’Italia importa proprio dalla Spagna”.
Le ha fatto eco Lorenzo Bazzana che ha ribadito l’importanza di dare una identità alle produzioni agroalimentari con i marchi Igp e Dop, garanzia di origine, qualità e salubrità che i consumatori oramai sono abituati a ricercare nel momento dell’acquisto. “I marchi comunitari – ha detto – sono strumenti necessari per valorizzare i prodotti del territorio. I dati divulgati nel Rapporto Ismea – Qualivita 2022 parlano chiaro: in Veneto la Dop economy ha un peso pari al 48% sul valore complessivo del settore agroalimentare. A livello italiano la quota è del 21%”.
A Enzo Gambin il compito di spiegare agli agricoltori presenti le motivazioni che hanno spinto Coldiretti Verona a costituire il Consorzio. “Il disciplinare che regolamenta la produzione peschicola della provincia veronese – ha detto – risale al 1995. In quasi trent’anni anni tutto è cambiato, anche i gusti dei consumatori, e i coltivatori devono essere messi nelle condizioni di potersi adeguare alle nuove esigenze di mercato. Il Consorzio è quindi lo strumento necessario per porre le basi della nuova peschicoltura del nostro territorio”.
Il Consorzio gode già del massimo supporto da parte della Regione Veneto. Vantini ha infatti letto alla platea la missiva inviata dal Governatore Luca Zaia in occasione dell’incontro. Riferendosi alla Pesca di Verona, Zaia scrive “Sono certo che oggi dal confronto emergeranno nuove strategie e progettualità future per questa tipicità del nostro Veneto, che è anche un presidio identitario dei valori legati alla terra”.
Sono quindi intervenuti i consiglieri Filippo Rigo e Alberto Bozza che hanno rimarcato il supporto della Regione ai produttori nel percorso verso la certificazione, riconoscendo nella pesca una risorsa fondamentale per il sistema agroalimentare regionale.
“Siamo pronti a dare tutto il supporto possibile – ha detto Rigo – perché la pesca ritorni ad essere centrale nelle coltivazioni del nostro territorio”.
“Con il progetto legato alla Pesca di Verona – gli ha fatto eco Bozza – la Regione continua a dare il proprio supporto agli agricoltori nel percorso iniziato con la ciliegia e la mela perché abbiamo un territorio di qualità da valorizzare riconoscendo i sacrifici e gli investimenti degli imprenditori agricoli”.
“Ora dobbiamo riempire una scatola ancora vuota – ha concluso Alex Vantini – aderendo in massa e iniziando insieme un nuovo percorso per la modifica del disciplinare di produzione vecchio ormai di trent’anni. Alle nostre pesche serve una identità e ai produttori vanno riconosciute maggiori soddisfazioni. Oggi siamo quindi a un nuovo punto di partenza verso una valorizzazione che porterà le nostre pesche anche oltre i confini nazionali. Non sarà facile ma è l’unica strada per riportare garantire un futuro alla peschicoltura veronese”.

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