CACHI FALCIDIATI DALLA MOSCA, PALARA (AGRINTESA): “SCARTI MOLTO ALTI. SERVONO DEROGHE PER I TRATTAMENTI”

di Emanuele Zanini

Cachi falcidiati dalla mosca della frutta. L’insetto, sfruttando il caldo anomalo che si è protratto non solo a settembre ma anche a tutto ottobre, ha proliferato compromettendo parte della produzione del tipico frutto autunnale, in Emilia Romagna, ma anche nelle altre aree produttive lungo la Penisola. A confermare il problema è Ugo Palara, responsabile tecnico di Agrintesa.

La mosca ha continuato a proliferare grazie al caldo di ottobre

“Con la stagione estiva che si è protratta fino a pochi giorni fa, la mosca mediterranea ha continuato a creare nuove generazioni. In annate normali – spiega l’esperto – a settembre la mosca progressivamente sparisce. Con il caldo prolungato anche nel mese scorso l’insetto ha continuato a moltiplicarsi e danneggiare la frutta, in particolare i cachi, che in questo periodo sono in piena produzione”. A farne le spese sono state anche alcune varietà tardive di frutta, come le mele.

“Con le apposite trappole che utilizziamo in campagna, abbiamo notato catture di molti esemplari di insetti anche ad ottobre. Non abbiamo mai avuto attacchi così massicci in questi periodi dell’anno”, confessa Palara. “In altre annate calde si arrivava a settembre ma mai fino a fine ottobre”.

Produzione in calo del 15-20%

La situazione che si è presentata ha causato un ulteriore calo della produzione, già scarsa a causa delle gelate primaverili che avevano condizionato la produttività delle piante. “La mosca sta provocando ingenti quantità di scarti e una perdita di volumi, che possiamo valutare in circa il 15-20% delle quantità, ma anche la qualità ne ha in parte risentito. A questi bisogna aggiungere i danni creati dal maltempo, dalle gelate, al vento, alla grandine e alluvioni”.

“Non sempre ci si accorge subito delle “punture” della mosca”

Il responsabile tecnico di Agrintesa spiega come il produttore spesso non sia in grado di accorgersi immediatamente dei danni provocati dall’insetto: “Quando la mosca “punge” il frutto non è subito visibile a occhio nudo. Gli effetti si vedono nei giorni successivi. A volte ci si accorge mentre il caco è ancora attaccato alla pianta, altre volte quando è già stato raccolto. Il risultato non cambia: sono frutti che vanno buttati. Le quantità di frutta colpita dalla mosca sono elevate e spesso rischiano di compromettere anche frutti vicini. Ad ogni modo non ci sono rischi di inviare frutta punta dalla mosca sui punti vendita. Al consumatore è sempre garantito un prodotto di qualità. La selezione avviene sempre prima, anche perché dalla raccolta alla commercializzazione passano almeno un paio di settimane o più, a seconda del grado di maturazione con cui si vuole spedire il prodotto”.

Ma i grattacapi non finiscono qui: “L’altro grande problema è che non siamo in grado di gestire questi attacchi, contro cui non possiamo difenderci anche per disciplinari di produzione rigidi che non ci consentono di effettuare trattamenti straordinari. È necessario lanciare un grido d’allarme a politica e istituzioni. Gli ultimi disciplinari hanno già limitato e di molto l’impiego della chimica, ma senza strumenti di difesa è difficile contrastare la mosca. Con stagioni calde come questa servono deroghe per poter utilizzare trattamenti o fornire nuove “armi” come valide alternative concrete per combattere l’insetto. Oggi abbiamo le mani legate. Credo sia meglio avere una deroga ai trattamenti che gettare la frutta”.

emanuele.zanini@corriereortofrutticolo.it

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