IL FUTURO DELL’ORTAGGIO PREZIOSO: “IL FINOCCHIO VA COMUNICATO DI PIÙ AI GIOVANI”

di Cristina Latessa

Il comparto del finocchio dovrebbe attrezzarsi per comunicare di più ai giovani le caratteristiche salutari e la grande versatilità in cucina offerta dal finocchio.

E’ la raccomandazione giunta dall’analista Ismea per il settore ortofrutticolo Mario Schiano Lo Moriello intervenuto al convegno “L”Ortaggio prezioso- Giornata nazionale del Finocchio” organizzato alla Reggia di Portici (Napoli) da Gemma Editco/ Corriere Ortofrutticolo in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli. L’esortazione ad avvicinare i giovani al consumo di finocchio è scaturita dal dato messo in evidenza dall’analista ISMEA che il volume maggiore di acquisti di finocchio arriva da famiglie con un decisore di acquisti di età superiore ai 64 anni. Questa categoria acquista mediamente 6,8 kg di finocchi a famiglia per anno, contro i 3,4 kg a famiglia per anno (esattamente la metà) della categorie di famiglie con responsabili di acquisti inferiori ai 35 anni. L’acquisto minimo per famiglia è quello delle famiglie dove il decisore di acquisto ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni (3,1 kg per famiglia/anno) mentre la classe di famiglie con responsabile acquisto compreso tra 55 e 64 anni acquista mediamente 5,1 kg/famiglia/anno. L’80% degli acquisti – ha sottolineato Schiano Lo Moriello – avviene nella GDO, mentre il restante 20% nel dettaglio tradizionale e, a fronte di una media di 4,9 kg famiglia per anno, nell’area del Centro Italia (Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Sardegna) si registrano acquisti sopra la media (5,4 kg). Nella campagna commerciale 2022/2023 sono stati acquistati 125 milioni di kg di finocchi (5% rispetto al totale ortaggi), per una spesa di 229 milioni di euro (4% rispetto al totale ortaggi), con un prezzo medio di 1,84 euro al kg e una spesa per famiglia di 8,90 euro l’anno. I consumi 2022/2023 presentano una ripresa rispetto al 2021/2022 e prosegue il fenomeno della stagionalità d’acquisto, con consumi in forte rialzo nei mesi invernali. Sul fronte del peso economico, il finocchio, di cui l’Italia è il primo produttore mondiale, rappresenta una realtà importante, riguardando 19mila ettari produttivi (concentrati nel Centro e Sud Italia), per 505 milioni di kg prodotti e un valore della produzione alla fase agricola stimato in 250 milioni di euro. I finocchi – è ancora emerso dall’analisi Ismea – sono al settimo posto tra gli ortaggi più esportati e al diciottesimo tra tutti i prodotti ortofrutticoli freschi. In termini di quantità, le esportazioni interessano oltre 55 milioni di kg all’anno (oltre il 10% della produzione), mentre le importazioni riguardano circa 0,5 milioni di kg.

Mario Schiano Lo Moriello

 

Schiano Lo Moriello: “L’export si potrebbe incrementarlo del 100%”

Sul fronte export il comparto potrebbe senz’altro fare di più” – ha sottolineato Schiano Lo Moriello, per il quale è possibile incrementare almeno del 100% le esportazioni, attuando in primis una maggiore e più efficiente comunicazione sui mercati europei e puntando non solo ai mercati tradizionali (Germania, Francia e Svizzera) ma in Paesi ad alto potenziale di sviluppo come Spagna, Polonia, Ungheria e Romania.

Zampieri (Conad): “Bene i consumi ma vendite altalenanti. La qualità premia”

Che i consumi di finocchio stiano registrando un trend positivo l’ha sottolineato anche Riccardo Zampieri di Conad, intervenuto nella tavola rotonda che ha seguito l’illustrazione del ricercatore ISMEA. I finocchi acquistati nell’ultimo anno nella prima catena distributiva italiana, che ha totalizzato 20 miliardi di euro di fatturato nel 2023 confermandosi leader di mercato con una quota vicina al 15%, “rappresentano – ha detto Zampieri – un 4% a valore rispetto al totale delle verdure di prima gamma, con 13 milioni di kg acquistati su base annua”. “Confermo anche – ha continuato Zampieri – quanto emerso dall’analisi ISMEA relativamente al fatto che gli andamenti di vendita del finocchio negli ultimi anni sono molto altalenanti principalmente per le difficoltà produttive legate al clima e per l’aumento dei costi produttivi”. La categoria finocchi – ha aggiunto Zampieri – in Conad è venduta per l’82% sfusa e per il restante confezionata. Il prodotto a marchio sta andando bene e rappresenta il 55% delle vendite. “Oggi – ha notato il dirigente Conad – viene premiata sempre più la qualità piuttosto che il prezzo basso ed è nostra intenzione sviluppare ulteriormente l’offerta di Alta Gamma”.

Come penetrare nei mercati esteri: la testimonianza di un buyer

Un finocchio italiano più conosciuto sul mercato estero, soprattutto in Nord Europa, sarebbe assolutamente opportuno, secondo il pensiero di un buyer che conosce bene quel mercato, ovvero Antonio Karman, che si occupa di import ed export ortofrutticolo per la danese Brdr.Kjaer ApS. “ In Danimarca è un ortaggio poco conosciuto, bisognerebbe comunicare meglio le sue straordinarie proprietà nutrizionali di cui io stesso, peraltro, non sapevo molto e quanto esposto nel convegno di oggi perciò è stato veramente illuminante” – ha osservato Karman, intervenendo alla tavola rotonda. Per spingere di più il consumo dell’ortaggio, secondo Karman, bisognerebbe inoltre puntare su un packaging più adatto al mercato danese, che richiede imballaggi per singolo pezzo o al massimo due pezzi piccoli assieme.

 

Antonio Felice, direttore editoriale di Gemma Editco / Corriere Ortofrutticolo

 

Il direttore editoriale di Gemma Editco/Corriere Ortofrutticolo, Antonio Felice, che ha moderato le tre sessioni in cui si è articolato l’evento divulgativo dedicato al finocchio, ha concluso i lavori sottolineando la necessità di una grande campagna comunicativa indirizzata ai giovani per assicurare mercato e futuro a questo prezioso ortaggio che meriterebbe una più continua e maggiore presenza sulle tavole degli italiani.

 

Nella foto di apertura, da sinistra: Mario Schiano Lo Moriello, Riccardo Zampieri e Antonio Karman

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