CRISI PERE, IL GRIDO DI ALLARME DI PICCININI: “FONDI DEL GOVERNO GOCCIA NEL MARE. SETTORE DA RIVOLUZIONARE”

di Emanuele Zanini

I fondi da 10 milioni di euro che il governo è pronto a stanziare per il comparto della pera italiana (a cui se ne aggiungono 2 per il kiwi), colpito da una profonda e cronica crisi produttiva e strutturale, appaiono come una goccia nel mare.

“Capiamo lo sforzo del governo nei contributi annunciati, che non sono un nostro diritto ma comunque una necessità vista la drammatica crisi che si sta attraversando”, premette Marco Piccinini (nella foto), presidente della sezione frutticola di Confagricoltura Modena. “Tuttavia, purtroppo, sono solo briciole, rispetto a quello che servirebbe per risollevare il settore delle pere”.

“Quella delle pere è una crisi agricola”

Per l’esponente di Confagricoltura “il settore andrebbe completamente rivoluzionato. Condivido e sostengo il progetto di Unapera, che però ha più un ruolo commerciale. La crisi delle pere parte dalla terra, è una crisi agricola, è una crisi legata a costi di produzione, alle quantità prodotte”.

“Produzione crollata da 350 quintali a 200 per ettaro, lo scarto schizzato dal 5% al 40%”

Piccinini quindi fornisce dati e confronti tra la situazione attuale con quella di dieci anni fa che mette ancora più in evidenza il dramma del comparto: “Fino a 10 anni fa su un ettaro si producevano fino a 350 quintali di pere e, di norma, con circa il 5% di prodotto destinato all’industria. Negli ultimi anni, a causa di parassiti, malattie, meteo e cambiamenti climatici annessi, si fatica ad arrivare a 200 quintali per ettaro e, soprattutto, il prodotto di scarto è salito al 40%. Il minor prodotto a disposizione e i costi aumentati esponenzialmente fanno facilmente comprendere che il sistema non può reggere”.

Lo stesso Piccinini, a capo di un’azienda ortofrutticola da 130 ettari nel Modenese, confessa che “fino a due anni fa avevo 20 ettari di pereti che sono diventati 12 e che non so se riuscirò a mantenere vista la situazione”.

Come uscire quindi da questa crisi, cronica da ormai troppi anni? “È una domanda che mi faccio da tempo. Servono interventi immediati sotto svariati aspetti, a partire dalla difesa fitosanitaria, dalla ricerca, da portinnesti meno suscettibili all’attacco dei parassiti e ai mutamenti del clima”.

“Se si vuole salvare il mondo della pera è necessario ridurre drasticamente gli scarti e i volumi di scarsa qualità destinati all’industria e produrre quantità accettabili, tornare cioè a dieci anni fa, ma con piante più resistenti, con costi di gestione inferiori (a partire dalla difesa delle coltivazioni dai parassiti) e adeguate misure di accompagnamento. Per farlo però serve tempo”.

Secondo Piccinini l’innovazione varietale può essere una strada, “a patto di trovare davvero cultivar affidabili e che possano ottenere successo nelle vendite. Al momento credo sia più corretto investire sulle varietà storiche presenti (a partire da Abate, William, Conference, Kaiser e Decana) per renderle più resistenti. Ma non c’è più tempo. Bisogna agire in fretta”.

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