RADICCHIO DI CHIOGGIA, I COSTI DI PRODUZIONE SEMPRE PIÙ ALTI PESANO SUL COMPARTO

Coldiretti all’indomani della 73° Festa di Ringraziamento provinciale svoltasi a Valli di Chioggia (Rovigo) ha emanato un comunicato sull’annata agraria appena vissuta. In riferimento all’ortofrutticolo, prendendo come esempio il radicchio di Chioggia si affermava che la sua produzione, a causa del permanere di alte temperature, sta subendo una diminuzione del 40% rispetto all’anno scorso.

Giuseppe Boscolo Palo

Questo dato, però, non trova conferma rispetto ai conferimenti al Mercato di Brondolo che segnano per questa fase iniziale della produzione (fine agosto, settembre e ottobre) un incremento del 6,15% rispetto allo stesso periodo del 2022.
“Va detto che i cambiamenti climatici – afferma Giuseppe Boscolo Palo (nella foto), Amministratore di Chioggia Ortomercato – stanno sicuramente influenzando le rese produttive, ma le perdite andrebbero rapportate sullo storico e sugli standard delle quantità/ettaro tenute come riferimento, utili anche per la definizione del costo di produzione sostenuto per produrre un chilogrammo di radicchio.
Il riferimento, credo, vada fatto almeno partendo dal 2019, anno in cui non ci sono stati particolari fenomeni atmosferici negativi. La quantità di radicchio tondo conferita si attestava sui 87.818 quintali passando negli anni successivi a 56.214 quintali. nel 2020, a 56.818 quintali. nel 2021 e a 53.548 quintali nel 2022, anni produttivi che hanno pagato il lockdown imposto dalla pandemia (2020 e in parte il 2021) e da situazioni climatiche avverse (dal 2021 con gelate primaverili tardive, siccità e cuneo salino).
Va anche sottolineato – osserva Boscolo Palo – che con la delibera di Giunta Regionale n° 604 del 19 maggio 2023 sul progetto “Osservatorio del sistema regionale dei radicchi e strategie di sviluppo” si evidenzia, negli ultimi anni, una manifesta crisi della coltura: dal 2019 al 2022 la superficie coltivata è calata del 38% a livello nazionale e del 34% quella regionale. Se poi consideriamo che il radicchio tondo viene coltivato in Veneto prevalentemente nelle province di Venezia, Padova e Rovigo e che in queste province il calo è stato per Venezia del 24%, per Padova del 42% e per Rovigo del 72% si potrebbe presumere che l’incidenza della diminuzione di ettari investiti in tutte le tipologie di radicchi sia proprio riferita al nostro radicchio”.
“E’ necessario quindi – conclude Boscolo Palo – che il progetto preveda una specifica analisi territoriale con una capillare raccolta dei dati per tipologia di radicchio (Treviso precoce e tardivo, Castelfranco, Chioggia, Verona e altri) per capire quanta incidenza hanno i nefasti e sempre più frequenti fenomeni atmosferici in un particolare territorio, anche nella formazione supplementare del costo di produzione.
Come Chioggia Ortomercato, nel 2020, avevamo definito in 0,45 euro/kg il costo di produzione del radicchio di Chioggia tardivo (autunno/inverno) rapportato ad una resa per ettaro di 35.000 kg, costi che per effetto della pandemia e della guerra in Ucraina sono lievitati notevolmente con l’aumento delle materie prime, dei concimi, dei fitosanitari ecc. a cui si sono aggiunti effetti speculativi e inflazionisti che ci fanno presumere almeno un 40% di costi aggiuntivi per il produttore che porterebbe oggi ad un costo di produzione di 0,63 euro/kg.
Pertanto se venisse confermato che il nostro areale di produzione non ha subito cali di ettaraggio ciò sarebbe la conferma che i cambiamenti climatici hanno avuto un ruolo determinante nella riduzione delle quantità conferite in mercato dal 2019 al 2022, ma anche che se prendiamo come buono il dato del -40% della Coldiretti ciò significherebbe che produrre radicchio per l’autunno inverno ci viene a costare circa 88 centesimi al chilogrammo (passando dai 35.000 ai 21.000 kg di resa produttiva).
Ovvio quindi che i 40/50 centesimi al chilogrammo nelle vendite all’asta in mercato sono nettamente insufficienti per i produttori, ma che anche i valori contrattualizzati direttamente sul campo bypassando il mercato sono sicuramente inferiori al costo di produzione attuale.
Di diverso sulla formazione del prezzo di vendita del prodotto c’è che quello ottenuto con l’asta giornaliera dipende dall’andamento della domanda (che oggi è bassa perché c’è una forte contrazione dei consumi ed una elevata inflazione sugli ortofrutticoli arrivata a toccare in questo ultimo trimestre un più 2% rispetto al trimestre precedente e un più 23% rispetto al 2019) ed è a volte penalizzato anche da un’offerta limitata di prodotto, mentre il prezzo fissato nei contratti viene stabilito mesi prima ed è un assurdo per chi li fa non tenere in debito conto la variabile climatica sempre più presente e devastante”.

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