SICILIA, REVOCATO DECRETO SU PIATTAFORME E-COMMERCE: “SERVONO APPROFONDIMENTI SULLE NORME”

di Angela Sciortino
“Necessario effettuare ulteriori approfondimenti sulla normativa in atto”: questa la motivazione ufficiale per la quale un decreto firmato lo scorso 8 novembre dall’assessore all’agricoltura della Regione siciliana, Luca Sammartino (nella foto), e annunciato in pompa magna nel consueto comunicato istituzionale dell’ufficio stampa, nel giro di una decina di giorni dalla pubblicazione è stato revocato sine die.
In ballo c’erano 450 mila euro. La somma doveva andare a finanziare la realizzazione di piattaforme e-commerce business-to-business e business-to-consumer. La copertura finanziaria era stata messa in bilancio all’interno della legge di stabilità regionale 2022. Precisamente all’articolo 26, comma 53, uno dei tanti codicilli ed emendamenti inseriti in corsa, al momento dell’approvazione della manovra economica regionale. Nel decreto venivano, infine, definite le modalità attuative della disposizione: chi poteva presentare la proposta, le modalità di presentazione, gli adempimenti burocratici. Obiettivo finale, sostenere la competitività delle produzioni siciliane agricole ed agroalimentari di qualità.

I soggetti beneficiari

Il decreto scomparso nel “triangolo delle Bermude” dell’amministrazione regionale, individuava nelle reti di micro, piccole e medie imprese i soggetti abilitati a chiedere il contributo in conto capitale. Piuttosto nebulosi i criteri di selezione. Veniva richiesto che nella costituenda rete di imprese fossero presenti consorzi, distretti e altro capaci di rappresentare la produzione agroalimentare siciliana di qualità e la varietà dei prodotti delle imprese costituenti la rete. Nello statuto della rete di imprese doveva essere indicata la possibilità di ingresso di nuovi soggetti “al fine di garantire – era scritto nel decreto – l’adeguato pluralismo e la partecipazione delle aziende rappresentative dell’intero territorio siciliano, in grado di ampliare l’offerta dei prodotti da proporre sul mercato internazionale”. Era richiesta anche “la completezza e l’adeguatezza del piano di investimento contenente un’indagine di marketing”. E per finire un “grado di innovazione tecnologica della piattaforma e di fruibilità della struttura con definizione delle diverse sezioni complete e intuitive”. Ma chi avrebbe dovuto valutare tutto? Secondo quanto stabilito dall’assessorato il compito sarebbe toccato ad un’apposita commissione formata da tre componenti dalle non meglio definite competenze, soprattutto sul piano informatico.

L’improvvisa marcia indietro

Appena una settimana e arriva il dietro-front: il decreto viene revocato. Come mai? I motivi ufficiali non vengono resi noti, sempre che ci siano. Da indiscrezioni, però, sembrerebbe che alla base dello stop potrebbero esserci due ragioni, perfettamente compatibili tra loro: il mancato parere della Commissione Attività Produttive dell’Assemblea regionale Siciliana (reso obbligatorio proprio dalla norma che ha previsto e finanziato l’intervento) e il conflitto con la normativa europea sugli aiuti di Stato.
L’aiuto in conto capitale, che dalla lettura delle disposizioni revocate sembra potere coprire la totalità dell’investimento, deve comunque rientrare – così recita la norma – nei limiti previsti dal regolamento UE n.1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013. Vincolo piuttosto stretto per le aziende agroalimentari, ma ancora di più per quelle agricole. Nell’avviso anche qualche altro punto oscuro: non è indicato un limite all’ammontare della spesa ammissibile, né all’importo del contributo. Insomma, è tutto da rivedere.

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