NEL VERONESE IN 10 ANNI DIMEZZATE LE PRODUZIONI DI CILIEGIE, PESCHE E FRAGOLE

Negli ultimi dieci anni si sono dimezzate, nel Veronese, le coltivazioni di ciliegie, pesche e fragole, e non va tanto meglio nemmeno per quanto riguarda le pere. Questa situazione è dovuta ad una serie di problemi che hanno avuto come acceleratore i cambiamenti climatici, e per i quali gli operatori del settore chiedono interventi mirati.

“A Verona e in Veneto gli estirpi degli alberi da frutta non sono mai stati così numerosi come oggi, è ora che la politica dia delle risposte e deve fare presto, perché altrimenti rischiamo di chiudere le aziende”, ha detto Francesca Aldegheri, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Verona e del Veneto, nell’ambito di una manifestazione che si è svolta nei giorni scorsi a Bologna e che era volta a mettere in luce le difficoltà del comparto, come riporta anche il giornale L’Arena.

La provincia scaligera sta infatti perdendo il ruolo da leader regionale e nazionale che tradizionalmente aveva.Questione di numeriI dati di Veneto Agricoltura parlano chiaro. Evidenziano, infatti, una drammatica riduzione dei frutteti in provincia di Verona che è la conseguenza di fitopatie, cimice asiatica, mutazioni dell’andamento meteorologico e innalzamento delle temperature, oltre che dei prezzi sempre più bassi pagati agli agricoltori. Nel decennio dal 2012 al 2022 gli ettari coltivati a ciliegie sono calati di quasi il 50%, passando da 2.700 a 1.467 ettari. Più che dimezzata è la superficie a pesche e nettarine, scesa da 2.724 ettari a 1.296. Meno della metà anche le coltivazioni di fragole, da 640 a circa 300 ettari. In caduta libera pure le pere, che in dieci anni hanno perso per strada quasi 400 ettari, calando da 1.456 a 1.086.

Tiene il melo

Tiene, invece, la coltivazione del melo, salita da 4.262 ettari a 4.422. “Voi avete avuto catastrofi naturali ben peggiori di quelle che hanno toccato il nostro territorio, per vostra sfortuna, ma i problemi sono sempre gli stessi”, ha detto ai frutticoltori emiliano-romagnoli Aldegheri. “Solo la politica può darci delle soluzioni, perché da soli non ce la possiamo fare”, ha aggiunto. “Purtroppo non abbiamo più tempo di aspettare, visto che stiamo perdendo superfici su superfici. Io non voglio pensare che il futuro della frutticoltura debba essere all’estero, perché la nostra produzione è buona, di qualità e deve mantenersi tale”, ha poi aggiunto la presidente, che è anche produttrice a Belfiore. A suo avviso il settore della frutta, per andare avanti, ha bisogno di più ricerca e più innovazione. “Servono anche più risorse a sostegno del nostro settore, che, va ricordato, è fondamentale per tutta l’agricoltura”, ha ricordato. A livello nazionale, a causa del clima impazzito e dell’aumento dei costi, le produzioni più in difficoltà sono pere, kiwi e agrumi. Nella sola Emilia-Romagna, negli ultimi 20 anni, la superficie frutticola è passata da 66mila a 44mila ettari. Soltanto le pere quest’anno hanno avuto una produzione inferiore del 60% rispetto al 2022.

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