IN VENETO I PICCOLI COMUNI SI SVUOTANO, SALVAN (COLDIRETTI): “A RISCHIO LE TIPICHE PRODUZIONI AGROALIMENTARI”

Duemila residenti veneti lasciano i piccoli comuni. Lo afferma Coldiretti Veneto che ricorda che sul territorio regionale sono 303 i borghi con meno di 5mila abitanti. La stima fa riferimento dati Istat che evidenziano un calo della popolazione italiana nelle mini amministrazioni comunali dove si registra l’addio di oltre 35mila residenti nei 5030 piccoli comuni italiani in un solo anno.

Il calo generale della popolazione italiana rilevato dall’Istat colpisce dunque praticamente solo queste realtà che ospitano appena il 16% della popolazione nazionale ma rappresentano il 70% del numero totale dei comuni italiani e il 54% dell’intera superficie italiana.

La sopravvivenza di queste realtà è legata anche al 92% delle produzioni tipiche nazionali che nascono proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari.

“In Veneto i piccoli comuni rappresentano il 52,7% della totalità dei Paesi – ricorda Carlo Salvan (nella foto), presidente di Coldiretti Veneto – in questa particolare dimensione si riduce anche la solitudine sociale caratteristica dei grandi agglomerati urbani e che rappresenta uno dei grandi rischi per il benessere, la salute delle famiglie e degli anziani. Va dunque contrastato lo spopolamento che acuisce anche la situazione di isolamento delle aziende agricole, aumentando la tendenza allo smantellamento non solo dei servizi ma anche dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio”.

“A rischio denominazioni come asparagi, fagioli, aglio e marrone”

A rischio c’è pure il patrimonio agroalimentare regionale – continua Salvan – in queste aree si coltivano anche denominazioni importanti come l’Asparago bianco di Cimadolmo, l’Asparago di Badoere, il Fagiolo di Lamon, l’Aglio bianco del Polesine e il Marrone di Combai. Nello scrigno rientrano anche specialità particolari che, pur non blasonate, rappresentano le curiosità più ricercate dai turisti italiani e stranieri. E’ il caso delle giuggiole di Arquà Petrarca trasformate in confetture, liquore o sotto grappa le cui piante contornano i Colli Euganei dando un tocco particolarissimo al paesaggio. Tra le poche migliaia di abitanti molti dei quali agricoltori c’è l’attenzione a questo prodotto come emblema di un piccolo gioiello medievale meta ogni anno di migliaia di visitatori. 4mila appena i residenti di Pontelongo nella bassa padovana, città che vanta l’unico zuccherificio veneto ancora in funzione ed il piu grande d’Italia. E’ qui che si lavorano quintali di barbabietole per ottenere lo zucchero nostrano tutto italiano. “Per preservare questo importante patrimonio economico e sociale, è necessario che gli enti locali, in primis i piccoli comuni, siano messi nelle condizioni di dare risposte ai cittadini e alle imprese – sottolinea Salvan – anche favorendo le sinergie e le aggregazioni degli stessi, consentendo agli amministratori di pensare al futuro e di proiettare da qui a 10 anni i nostri territori; e su questa traiettoria l’agricoltura, col turismo e l’enogastronomia, possono e devono essere protagonisti attivi, non solo per generare ricchezza ma anche per sviluppare un nuovo sistema di welfare di cui avremo sempre piu bisogno”.

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