LACUNE NEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI ORTOFRUTTA ITALIA. IMPIETOSO IL CONFRONTO CON I FRANCESI

di Corrado Giacomini *

Un’organizzazione interprofessionale nasce per mettere a confronto gli operatori che rappresentano le diverse fasi di una filiera al fine di regolarne i rapporti per migliorare i risultati delle rispettive aziende sul mercato.

Ho letto il “Documento Programmatico di Ortofrutta Italia” pubblicato il 12 gennaio 2024. Bene, in questo documento non si dice nulla dei rapporti tra produzione e distribuzione che un’organizzazione come Ortofrutta Italia dovrebbe cercare di regolare attraverso contratti interprofessionali, ma sembra che l’unico destinatario sia il consumatore al quale Ortofrutta Italia vuole assicurare la qualità della produzione ortofrutticola nazionale per aumentare la propensione al consumo attraverso campagne pubblicitarie finora sostenute, quasi completamente, da contributi statali. Peraltro lo Stato è anche il destinatario della richiesta degli altri interventi che Ortofrutta Italia si ripromette di ottenere nei momenti di crisi attraverso la creazione dei famosi tavoli interprofessionali, che quasi sempre sono serviti solo per raccogliere lamentele per la crisi in corso e promesse dalla parte pubblica. Quest’anno il tavolo interprofessionale non è nemmeno servito per ottenere lo stanziamento di 12 milioni di euro per cercare di tamponare la grave crisi di pere e kiwi, frutto di una iniziativa del Ministro Lollobrigida sollecitata dalle organizzazioni professionali, soprattutto da Coldiretti.

Ortofrutta Italia lo chiama “documento programmatico” ma dov’è il programma? Nella parte del documento che si propone di illustrare cosa fa Ortofrutta Italia perché gli auspici e propositi ivi accolti trovino realizzazione e raggiungano gli obiettivi desiderati c’è solo un elenco di contenuti e azioni che OI afferma già di fare senza collegare questi con gli obiettivi e senza specificare come i soggetti dell’Interprofessione, tutti, assumano impegni per raggiungerli. In un programma è indicato solitamente il tempo richiesto per raggiungere gli obiettivi assegnati o almeno più traguardi temporali, mentre nel documento programmatico di OI non è presente alcuna scadenza.

Come altre volte, sono andato a vedere cosa fa l’organizzazione interprofessionale francese, INTERFEL, organizzazione sorella di Ortofrutta Italia, che rappresenta una produzione ortofrutticola al quarto posto in Europa dopo Spagna, Italia e Polonia. Ogni anno Interfel pubblica un rapporto sull’attività svolta. Il Rapporto 2022 è di 100 pagine ed illustra una vasta attività dell’Organizzazione molto orientata alla comunicazione verso i consumatori, ma anche alla estensione delle misure di sostegno comunitarie alle imprese aderenti e alla conclusione di cinque accordi interprofessionali per regolare gli aspetti economici della logistica tra produzione e distribuzione, la qualità dei prodotti immessi sul mercato e disciplinare i casi di contestazione in fase di consegna. Nel sito di Ortofrutta Italia c’è il vuoto.

Per concludere, non mi meraviglia che su Il Sole24Ore del 20 gennaio, nell’articolo di Giorgio Orefice su “Grandi manovre nelle alleanze tra le associazioni agricole” sia riportata tra virgolette la seguente frase del Presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che pure è tra i firmatari del “Documento Programmatico di Ortofrutta Italia”: “L’iniziativa di Filiera Italia nasce innanzitutto dal superamento del concetto di interprofessione, una parola in virtù della quale per anni si sono convocati tavoli con 40-50 partecipanti ai quali puntualmente non si decideva mai nulla. Noi abbiamo privilegiato invece i contenuti come quelli promossi dai contratti di filiera…”.

Purtroppo in Italia è sempre prevalsa l’organizzazione orizzontale (tra i diversi comparti) delle organizzazioni professionali agricole sulla organizzazione per filiera promossa dall’Europa attraverso le organizzazioni di produttori e le organizzazioni interprofessionali. Se l’esperienza di Ortofrutta Italia è quella contenuta nel recente “Documento Programmatico” credo che ancora una volta abbia ragione Coldiretti.

 

*economista agrario

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