PERA ITALIANA: «DIAMO PIÙ IMPULSO ALL'EXPORT»
Interpera di Ferrara ha fatto il punto su un prodotto di cui l'Italia è leader europeo. Salvi: abbassare i costi, stipulare accordi con la Gdo e aggregare l'offerta per essere all'altezza dei competitors
Non è facile incrementare il consumo delle pere in Italia che oggi si aggira tra i 10 e gli 11 chilogrammi pro capite all’anno con una tendenza al calo. Un grande produttore come Marco Salvi (al centro nella foto) a Interpera 2010 - il Forum internazionale che si chiude oggi a Ferrara - ha affermato che sono necessarie misure per contenere i costi di produzione, promuovere le pere attraverso partnership con la grande distribuzione, aggregare l’offerta per essere più forti all’estero. L’Italia è il primo produttore europeo di pere ma per il 75% il consumo è interno. Il lavoro da fare per incrementare il mercato delle pere in Europa è molto grande. Ci sono bambini europei che non hanno mai mangiato una pera. I tedeschi mangiano pochissime pere (3 chili pro capite) e nei supermercati della Germania alle pere sono riservati spazi molto limitati.
Tiberio Rabboni, assessore all’agricoltura dell’Emilia Romagna, la regione dove si concentra il 65% della produzione di pere italiane e il 100% della varietà Abate Fetel, di fronte alle difficoltà attuali di mercato, con prezzi alla produzione a volte non remunerativi e la tendenza al calo dei consumi, ha detto che è necessario sostenere i produttori attraverso il sistema dell’OCM, che è inoltre necessario concordare tra tutti i Paesi europei misure nei confronti della grande distribuzione alimentare sui prezzi e infine che occorre una grande campagna di promozione per rilanciare i consumi a livello internazionale. A fronte di una produzione mondiale che supera i 20 milioni di tonnellate e che è cresciuta del 50% negli ultimi 10 anni, l’Italia ha una produzione intorno alle 900.000 tonnellate, tendenzialmente stabile.
L’incremento a livello mondiale è quasi esclusivamente legato alla Cina, che da sola ha una produzione di pere stimata sopra i 16 milioni di tonnellate contro una produzione del resto del mondo inferiore agli 8 milioni di tonnellate. Quindi, più della metà della produzione mondiale è cinese. Di fronte a ciò, a Interpera - Forum ottimamente organizzato da CSO e Areflh - esperti e imprenditori si sono interrogati sulle sfide della produzione europea, concentrata in particolare in Italia, Spagna, Francia, Olanda, Belgio e Portogallo. A Ferrara si sono ritrovati anche esperti provenienti dall’Argentina (che da sola produce quasi 800.000 tonnellate di pere e che è uno dei leader della produzione e dell’export mondiale), e dal Sud Africa (con una produzione di poco inferiore alle 350.000 tonnellate e una forte specializzazione nell’export).
Antonio Felice
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