CRISI DI GOVERNO, COSTI ALLE STELLE, MENO SOLDI PER L’ORTOFRUTTA: È TEMPESTA PERFETTA

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É arrivata anche la crisi di Governo, ultimo tassello di un puzzle che tra emergenze nei campi (carenza di manodopera e siccità), costi energetici e delle materie prime alle stelle, difficoltà nella logistica, inflazione quasi in doppia cifra, effetto guerra e crisi dei consumi, sta componendo un quadro di straordinaria complessità anche per l’agricoltura e l’ortofrutta.

Soffrono i produttori, che quando riescono a raccogliere dal terreno o dagli alberi vendono a prezzi quasi sempre insufficienti a coprire i costi; annaspano i consumatori, costretti a ripensare il budget e le priorità su cosa mettere nel carrello a fronte dell’ondata inflattiva e del carico di “spese obbligate” (bollette, carburanti) che zavorrano i bilanci familiari.

In mezzo e a valle della filiera ortofrutticola, grossisti, esportatori, commercianti devono fare i conti su come e quanto ritoccare i listini, cercando quell’equilibrio che consente di vendere senza rimetterci. Le speculazioni ci sono, ma il tema è un altro: nessuno può dormire sonni tranquilli, il futuro fa paura anche alle realtà più strutturate. Perché la polarizzazione dei consumi va verso un ulteriore sbilanciamento sulla fascia “debole”.   Già oggi gli italiani hanno incrementato la ricerca di prodotti in promozione :per dire, sui marketplace di ShopFully negli ultimi mesi sono aumentate del 34% le ricerche di offerte sulla verdura fresca.

Sulle nostre colonne, la buyer ortofrutta di Coop Elisabetta Pellegrini ha scritto recentemente che “per ogni punto di inflazione si perde mezzo punto a volume: se le previsioni di inflazione saranno confermate, c’è il rischio concreto di una retrocessione senza precedenti dei volumi di ortofrutta venduta, c’è la possibilità di perdere in un solo anno molto più dei quantitativi persi nell’ultimo lustro”.

E il presidente della società di gestione dei Mercati agroalimentari milanesi Cesare Ferrero, che con Foody cercherà di imprimere una spinta innovativa all’agroalimentare, un paio di giorni fa ci ha espresso la sua inquietudine: “Milano sta diventando una città carissima, i prezzi dei prodotti alimentari stanno raggiungendo un livello di criticità da allarme rosso. Quante persone si possono e si potranno permettere un chilo di ciliegie a 7-8, 10 euro il chilo? La sostenibilità economica dei consumi, la quota reddito che potrà essere destinata all’alimentazione, sono temi destinati a diventare dominante, nei prossimi due-tre anni”.

Tanto più che, con i consumi in calo e in una filiera dai margini sempre più risicati, l’aspetto economico rischia di mettere in ombra le altre due leve della sostenibilità, quella ambientale e sociale. I cambiamenti in atto nella finanza, coinvolta dal calo delle Borse e dalle “nuove” politiche monetarie, rendono ancora più cupo il quadro generale, in particolare nei segmenti più moderni e votati all’innovazione dell’agricoltura e dell’ortofrutta, come il vertical farming.

“Siamo al centro della tempesta perfetta, senza politiche e strategie lungimiranti, le imprese non reggeranno ancora a lungo”, ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti nel corso dell’assemblea confederale di metà luglio. Un grido d’allarme che non potrà essere raccolto da un Governo che non c’è più, in attesa delle elezioni fissate per il 25 settembre. Con tutte le ricadute negative del caso, a partire dalla difficoltà di gestire i fondi del PNRR.

Mirko Aldinucci
coordinatore di redazione Corriere Ortofrutticolo
m.aldinucci@corriere.ducawebdesign.it

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