CROLLA LO SPRECO ALIMENTARE, IN ITALIA E NEL MONDO. MA LA FRUTTA È MAGLIA NERA

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Per il terzo anno, è italiano l’unico Rapporto globale sul rapporto fra cibo e spreco: un’indagine firmata da Waste Watcher, International Observatory on Food & Sustainability, promossa dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il monitoraggio Ipsos, realizzata in 8 Paesi del mondo: Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Olanda e Azerbaijan.

Oggi, in occasione dell’evento programmato a Roma nello Spazio Europa (Ufficio in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea), sono stati diffusi i nuovi dati del Cross Country Report su cibo e spreco nel mondo, in occasione della 4^ Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle perdite e sprechi alimentari promossa dalle Nazioni Unite. Gli eventi sono promossi dalla Campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero con l’Università di Bologna – Distal, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, con i Ministeri della Salute e del Lavoro e con il patrocinio dell’ANCI, della Rappresentanza Permanente della Commissione Europea, della Regione Emilia-Romagna di RAI per la Sostenibilità e con la media partnership di Rai Radio2.

I dati Waste Watcher   attestano la criticità del periodo e l’incidenza dell’inflazione – anche e soprattutto alimentare – che si abbatte con gravi rincari sui cittadini di tutto il mondo. Non è un caso, dunque, che lo spreco alimentare sia identificato innanzitutto come spreco di denaro in famiglia: dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Spagna alla Germania, dal Regno Unito all’Olanda i cittadini del mondo guardano allo sperpero del cibo come a un “crash” per le loro economie. Per questo risultano decisamente clamorosi i dati Food&Waste di Waste Watcher International monitorati nell’agosto 2023: riassumibili in questa considerazione: l’inflazione e il rincaro della vita battono lo spreco alimentare, ovunque nel mondo. I consumatori di ogni latitudine del pianeta faticano infatti con il carrello della spesa e in media 7 su 10 dichiarano di dover drasticamente tagliare i loro acquisti, riducendo il costo della spesa.

Questo il commento di Andrea Segrè, economista e fondatore campagna Spreco Zero, direttore scientifico Osservatorio Waste Watcher International: «per la prima volta abbiamo rilevato una massiccia riduzione dello spreco domestico a livello globale. E’ l’effetto della crescente dell’attenzione dedicata dall’ONU a questo tema, entrato pienamente nell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile? Solo in parte, purtroppo. Si tratta piuttosto dell’effetto combinato di un quadro economico e sociale drammatico in tutti i Paesi, con un indice di fiducia sul futuro molto basso. Lo sforzo dei governi dovrà dunque concentrarsi su un doppio binario – economico ed educativo – per riportare il sistema in equilibrio che significa ridurre lo spreco di cibo e adottare diete sane e sostenibili. Un monitoraggio che resta essenziale per potenziare la consapevolezza sui comportamenti e le abitudini di gestione e fruizione del cibo, sulle diete adottate e sugli alimenti realmente consumati, in chiave di prevenzione dello spreco nelle case dei cittadini del pianeta».

I DATI GLOBALI WASTE WATCHER INTERNATIONAL, CROSS COUNTRY REPORT 2023

Ed ecco alcuni highlights dall’ultimo Rapporto di Waste Watcher International per campagna Spreco Zero, su monitoraggio Ipsos/Università di Bologna: lo spreco alimentare crolla sistematicamente in 8 Paesi del mondo, e persino negli Stati Uniti, che storicamente rappresentano l’area meno attenta al fenomeno e sono da sempre ai vertici della nefasta “hot” dello spreco di cibo nelle case.  Negli USA, così, lo spreco alimentare scende addirittura del 35%, arrivando a quota 859,4 grammi settimanali pro capite (-479 grammi rispetto al 2022, un calo record), Più contenuto, ma decisamente “tangibile” il calo dello spreco alimentare domestico in italia: scende del 25% circa, e si assesta su 469,4 grammi settimana per ogni cittadinoi (–125,9 grammi rispetto alla rilevazione dell’estate 2022,-ma anche 54,7 in meno  rispetto alla rilevazione dello scorso gennaio. Guardando in generale all’Europa sono Spagna e Francia le nazioni più virtuose, e le ultime della classifica del “G8” dello spreco monitorato dai Waste Watcher lo scorso agosto:: si collocano, rispettivamente, a quota 446 e 459 grammi). Clamoroso anche il miglioramento della Germania, che riduce lo spreco medio del 43% circa, e si porta a quota 512,9  grammi settimanali (- 379,5 grammi di cibo sprecato spetto alla rilevazione 2022). Resta contenuto, ma c’è e si nota, il miglioramento dei cittadini del Regno Unito, a quota 632 grammi settimanali di cibo sprecato pro capite, con – 94 grammi rispetto alla rilevazione 2022. Nella rilevazione 2023 del Cross Country Report fa il suo ingresso l’Azerbaijan, che svetta nella rilevazione, con 1116,3 grammi di cibo gettato nel corso di una settimana pro capite. Un dato che si avvicina alle stime 2022 degli Stati Uniti, e dimostra l’utilità della campagna diffuse di sensibilizzazione sul tema: una sensibilizzazione che l’Azerbaijan inizia ora ad attivare e che potrebbe dare i suoi frutti nelle prossime stagioni.

All’indagine hanno preso parte 7500 cittadini, con un campione statistico di 1000 interviste per ciascun Paese e 500 interviste per l’Azerbaijan, che fa il suo ingresso nella rilevazione 2023. L’Italia è il primo partner commerciale dell’Azerbaijan, e dal 2020 l’Italia è impegnata nello sviluppo dell’Università Italo-Azerbaijana, progetto in cui sono coinvolti alcuni dei più prestigiosi atenei italiani e fra questi l’Università di Bologna.

Ancora una volta è la frutta fresca l’alimento più sprecato del pianeta: un dato che si dimostra plebiscitario e svetta in Italia (33%) e Spagna (40%), Paesi accomunati nelle abitudini di Dieta mediterranea. Ma lo stesso accade in Germania (30%), Stati Uniti (32%), e in Francia, Olanda e Regno Unito, con l’eccezione del solo Azerbaijan dove si sprecano innanzitutto i cibi pronti. A contendersi il secondo posto di alimento più sprecato sono le insalate (in Italia al 24% e in Francia, Regno Unito e USA), e la verdura in Olanda, ma anche cipolle, aglio e tuberi in Francia, Spagna e Azerbaijan. In Germania capita di sprecare in misura notevole affettati e pane confezionato, in Spagna pane fresco, in Azerbaijan persino la carne rossa. Fra i cittadini più preoccupati a livello internazionale per l’impatto economico dello spreco del cibo ci sono certamente gli statunitensi che legano al fenomeno ben 3 impatti negativi legati al denaro: 81% spreco di denaro, 62% conseguenze economiche per la mia famiglia, 59% conseguenze economiche e sociali.

Nei dati del Rapporto ci sono quelli dedicati alle misure pubbliche utili a ridurre lo spreco: una domanda che registra la risposta unanime dei cittadini dei Paesi indagati, puntare sull’istruzione nelle scuole, un obiettivo che da sempre è stato indicato come prioritario dalla campagna Spreco Zero. Una rinnovata attenzione è anche quella per le etichette fronte pacco, di prima rilevanza nel dibattito europeo, considerate un elemento significativo per il contrasto allo spreco alimentare. Ci sono poi le strategie antispreco legate al dna dei Paesi interrogati: i cittadini di Italia e Spagna, popoli per antonomasia “mediterranei”, scelgono di prevenire lo spreco acquistando con maggiore frequenza i prodotti freschi, assecondando così i principi base della Dieta Mediterranea. La lista della spesa resta invece riferimento primario per Paesi come la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti.

Focalizzando in modo specifico sui dati delle etichette fronte pacco emerge che 7 italiani su 10 (71%) leggono l’etichetta di un prodotto alimentare prima di acquistarlo. Un dato record al quale si avvicina la Spagna (70%), mentre in Germania meno di un consumatore su 2 legge le etichette alimentari (45%), quasi come in Olanda (49%), laddove in Francia saliamo al 66%. L’analisi delle percezioni dei consumatori riguardo le etichette fronte-pacco evidenzia ancora che per gli italiani (62% dei rispondenti) e i francesi (56% dei rispondenti) la provenienza del prodotto è molto più rilevante che per gli altri Paesi. Altrettanto interessante da rilevare è che le informazioni nutrizionali, pur non essendo caratteristica di primaria importanza per nessun Paese analizzato, rappresentano una determinante di scelta rilevante per Italia (53%) e Spagna (52%), che sono anche i Paesi più dubbiosi sull’applicazione del Nutriscore come modello di etichettatura europeo

Nei suoi primi 8 mesi di sperimentazione lancio, dal 31 gennaio scorso ad oggi, l’app è stata adottata da più di DIECIMILA  cittadini. Vale circa 96000 € il cibo che è stato registrato come spreco attraverso l’adozione di Sprecometro, per un impatto ambientale pari a 44100 kg di CO2 equivalent e 3186 m3 di acqua. L’incremento dello spreco non è proporzionale all’aumento del numero di iscritti, al contrario: elaborando i dati infatti risulta una netta diminuzione della quantità di cibo che viene gettata in media dagli utenti da quando l’app è stata lanciata, segnalando una maggiore consapevolezza e attenzione a non sprecare.

Sprecometro è uno strumento  quotidiano per vivere in modo sostenibile, è l’app istituzionale sviluppata dall’Osservatorio Waste Watcher International su cibo e sostenibilità, gratuitamente scaricabile e utilizzabile. Sprecometro è una piattaforma di aggregazione, ad oggi presenti più di 100 gruppi  tra famiglie, Comuni, Scuole, Aziende e anche gruppi all’estero. Realizzata per la direzione scientifica dell’agroeconomista Andrea Segrè, nasce attraverso il lavoro del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna e di Last Minute Market impresa sociale spin off accademico dell’Alma Mater. Serve a misurare e prevenire lo spreco di cibo, da soli o in gruppo (famiglia, amici, gruppo di lavoro, comuni…). L’app offre inoltre contenuti educativi per aiutare i cittadini a prevenire lo spreco di cibo. Alcuni di questi sono stati creati in partnership con Smartfood, il progetto di nutrizione e comunicazione che nasce allo IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano,.e SlowFood, da anni impegnato per promuovere temi di educazione alimentare.

Aggiornando puntualmente il proprio comportamento grazie al diario dello spreco contenuto nell’app, l’utente può valutare i progressi avvenuti nel corso del tempo fissando degli obiettivi di riduzione in linea con l’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile. L’app inoltre attribuisce dei punteggi per ogni variazione in diminuzione dello spreco individuale nel tempo e per ogni contenuto visionato: video, lettura delle schede, risposte corrette dei quiz consentendo di confrontarsi con altri utenti. E consente di attivare dei gruppi di riferimento: amici, famiglia, classe scolastica/universitaria, dipendenti aziendali, pubblica amministrazione… In questo modo si potranno calcolare i dati aggregati di impatto economico e ambientale per valutare i progressi dei singoli, dei gruppi di amici e del totale degli utenti: una sfida da vincere tutti assieme!

Ma Sprecometro è molto di più, è uno strumento prezioso per stimare l’impatto economico (in euro) e ambientale (in CO2 e H2O) dello spreco del cibo nelle case, nelle comunità aziendali e scolastiche, nelle città. L’app misura infatti in grammi lo spreco alimentare di singoli e gruppi, valutando la perdita economica (Euro), l’impronta carbonica (C02 e km percorsi da un auto) e l’impronta idrica (H20 e bottiglie di acqua da 0.5 l).

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