CROLLO CONSUMI, CADUTA DELL’EXPORT E FOLLIE DELL’UE: UNO TSUNAMI SULL’ORTOFRUTTA

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Il sistema ortofrutticolo italiano continua, inesorabilmente, a perdere colpi e competitività. Lo dicono i numeri dell’export, in netto calo, lo dice la crisi dei consumi, a cui si è lontani dal trovare una soluzione. Lo dice, ancora, la difficoltà di esprimere innovazione, testimoniata dalla mancanza di rappresentanti “tricolore” alle finali degli “Innovation Award” delle due rassegne internazionali di riferimento, Fruit Logistica e Fruit Attraction.

A proposito di fiere, il successo della recente edizione della kermesse iberica, da molti ritenuta ormai alla pari se non superiore alla rivale tedesca, alza ulteriormente il livello del dualismo Madrid-Berlino, con l’Italia a fare da terzo incomodo a debita distanza. Perché Macfrut coltiva legittime ambizioni, vuole crescere ancora e lavora sodo per richiamare più espositori e visitatori da tutto il mondo ma non beneficia dei numeri e della logistica delle titolate rivali. E in più soffre la spina nel fianco-Cibus che per la prima volta, tra cinque mesi, organizzerà un suo Salone dell’ortofrutta.

Certo, non sono le fiere a decidere i destini del settore. Ma il fatto che la Spagna principale competitor per produzione ed esportazioni abbia trovato la quadra e “giochi in casa” un evento top organizzato nel momento clou per la campagna produttiva e commerciale di molti prodotti, rappresenta un’ulteriore nota stonata per l’ortofrutta italiana, stretta tra costi crescenti e margini inadeguati (per non dire inesistenti a monte della filiera).

Una crisi trasversale a tutti i segmenti, dalla I alla IV Gamma (dove proprio la Spagna sta dando l’impressione di lievitare), dal convenzionale al bio; una crisi che sta cambiando le carte in tavola in modo forse definitivo.

Mentre le istituzioni, invece di supportare, “mettono il carico da 90” sui problemi: esemplare, in questo senso, la cervellotica proposta UE di tagliare l’utilizzo dei fitosanitari del 62% entro il 2030 che rischierebbe di darebbe il colpo di grazia all’agricoltura italiana. C’è attesa per vedere all’opera il Governo guidato da Giorgia Meloni e il prossimo inquilino del MIPAAF. Vediamo se in queste ore si supererà l’empasse tra Fratelli d’Italia e Lega.

Però il settore appare disilluso: “Visti i precedenti Ministri non ci aspettiamo una persona competente – ci ha detto nei giorni di Fruit Attraction un noto imprenditore della Piana del Sele – speriamo almeno sia qualcuno che il dicastero delle Politiche agricole l‘abbia già frequentato. Altrimenti, dovremo passare il primo anno a spiegargli come funziona questo mondo”.

E poi c’è il tema dei consumi. In picchiata su scala continentale e, soprattutto, nazionale: -9% nei primi otto mesi del 2022 rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, stando ai dati CSO Italy. Un allarme “rosso fuoco” scarsamente considerato.

Lo ha detto senza mezzi termini il presidente di Freshfel Europe Salvo Laudani nell’ultimo numero del Corriere Ortofrutticolo che lo ha visto Protagonista: il settore fatica a trasmettere i propri valori e, quel che è peggio, l’immagine positiva e salutistica viene scippata da chi produce altro, dagli integratori in giù. E’ indispensabile investire in comunicazione per ribaltare una situazione paradossale. Gli strumenti in Europa ci sono. Si tratta di convincersi che – parole del manager siciliano – “vale la pena ridurre un po’ gli investimenti in beni materiali per spostare risorse sui beni immateriali”.

Tirando le somme: la situazione è seria. Il rischio di una selezione severa tra le micro e piccole imprese c’è tutto, al pari di quello di una “colonizzazione” per alcune eccellenze italiane di punta del settore che, in tempi di riduzione dei ricavi e scarsa liquidità, potrebbero finire nell’orbita di grandi gruppi internazionali.

Per reagire serve e servirà produrre meno ma meglio, aggregare di più e programmare seriamente. E, aggiungiamo, comunicare in maniera finalmente efficace. Prima che inflazione e crisi dei consumi sottraggano ulteriori quote di frutta e verdura dalla borsa della spesa a discapito della filiera ma, anche, della salute di ognuno.

Mirko Aldinucci
m.aldinucci@corriere.ducawebdesign.it

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