Poco meno di 200 aziende per un totale di 2.500 ettari e 3.000 addetti. Tradotto in soldoni si parla di circa 300 milioni di fatturato aggregato. Parliamo del Doses, il Distretto Ortofrutticolo Sud‑Est Sicilia, un progetto territoriale strategico che ha ottenuto il riconoscimento dalla Regione Siciliana nel 2020.

“È nato nel 2010 inizialmente per promuovere la filiera orticola locale e favorire la sinergia tra produttori, trasformatori e istituzioni; col tempo ha ampliato l’attività anche nel comparto frutticolo vista l’importanza che l’uva da tavola ha assunto nell’areale”, spiega Antonino Di Paola, dottore commercialista, imprenditore ed esperto nell’ambito della finanza agevolata, che lo presiede dal 2024. Oggi il distretto raggruppa aziende operanti in sei province e 25 comuni. La maggior parte dei soci si trova nella fascia trasformata che va da Licata (provincia di Agrigento) a Pachino (Siracusa), passando per Gela (Caltanissetta) e Vittoria (Ragusa).

Un modello di governance e cooperazione
Il distretto è nato per iniziativa di Gianni Polizzi che ne è diventato direttore, con l’ambizione di consolidare un modello basato sul “fare squadra” tra le aziende. Il Distretto produttivo è poi diventato la base per il Distretto del cibo del Sud Est della Sicilia che ha ottenuto il riconoscimento ministeriale e che rappresenta ben 13 filiere dell’agroalimentare.Agronomo ed ex imprenditore agricolo, oggi Polizzi presiede PromoterGroup Spa, una realtà che offre consulenza e servizi integrati alle imprese di tutta Italia con un’attenzione speciale alle PMI e al mondo agricolo.

Il presidente Antonino Di Paola. Nella foto di apertura, il direttore Gianni Polizzi

Innovazione tecnologica e sostenibilità
Grazie al sostegno pubblico, il Doses sta portando avanti un progetto ambizioso che spazia in diversi ambiti. È il progetto Cluster che prevede una spesa di poco inferiore a 1 milione e 800 mila euro coperta per il 90% dal finanziamento della Regione. All’interno di questo progetto numerose le azioni. Tra queste c’è, ad esempio, la messa a sistema dei risultati di AgroTrack 2.0, un progetto finanziato a un Gruppo Operativo con capofila PromoterGroup (e partner il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia) che riguarda la tracciabilità integrale delle produzioni dal campo alla tavola e l’utilizzo su scala aziendale di processi predittivi basati su algoritmi e monitoraggio delle variabili pedoclimatiche e ambientali.Nel progetto Cluster distrettuale è previsto la realizzazione di un centro servizi per tutte le aziende agricole aderenti – soprattutto rivolto alle piccole aziende con scarsa capacità di investimento in attrezzature – in cui saranno disponibili mezzi comuni, depositi di fitofarmaci, ma anche servizi di logistica. Servizi che saranno anche a supporto di un e-commerce condiviso che si affianca a una unica piattaforma informatica di servizi che, uno fra tutti, gestirà anche il quaderno di campagna elettronico.

Obbligatorio da gennaio 2026 si prefigura già come croce e delizia degli agricoltori ancora poco inclini all’uso di piattaforme digitali. Altre azioni sono mirate alla sostenibilità ambientale e sociale. Nel Sud Est della Sicilia, eliminato o quanto meno ridotto il problema dello smaltimento della plastica di copertura delle serre, rimane il problema della “fratta”, ovvero quel mix di steli delle piante di pomodoro che rimangono attaccati a fili e ganci di materiale plastico che spesso viene bruciato senza controllo. “Il Doses – informa il direttore Polizzi – ha ottenuto in comodato d’uso per vent’anni un terreno in contrada Casazza all’ingresso di Acate – ma all’interno del territorio di Vittoria – dove, per i soci del distretto, verrà realizzato un centro di raccolta della fratta: un rifiuto difficile da smaltire correttamente e che spesso viene bruciato illegalmente generando inquinamento”. 

Ma c’è di più. La start-up Green Cycling, nata per risolvere l’annoso problema degli scarti vegetali sta lavorando a un prototipo che sarà in grado di trattare la fratta separando il materiale organico da quello plastico cosicché le due frazioni, separatamente, potranno essere reimmesse ciascuna nella propria filiera del riciclo. “Contiamo di vedere il prototipo nei primi mesi del 2026 e il macchinario vero e proprio, operativo a maggio dello stesso anno”, riferisce Polizzi. Sempre in contrada Casazze a settembre partiranno i lavori per realizzare una vera e propria cittadella degli agricoltori. Qui, soprattutto i piccoli, potranno trovare trattori, attrezzature multiuso, carrelli, gruppi elettrogeni e anche le “casette anticaporalato”. Si tratta di case prefabbricate su ruote da mettere a disposizione degli operai stagionali (il più delle volte si tratta di extracomunitari) quando c’è maggior bisogno di manodopera. Difficilmente, infatti, nelle aziende serricole della Sicilia del Sud-Est insiste un fabbricato rurale da adibire ad alloggio transitorio.

Angela Sciortino

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