EUROPA “MATRIGNA” PER AGRICOLTURA E AUTOMOTIVE, MA LO SDEGNO HA DUE VELOCITÁ

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Auto inquinanti, stop alla vendita dal 2035; fitofarmarci, l’Europarlamento punta a un -80% entro 7 anni.

Due notizie diverse, una “radice” comune: il concetto di divieto, che avrà effetti deflagranti sui rispettivi settori, ossia automotive e agricoltura. La differenza? Nel primo caso giornali e telegiornali hanno dedicato titoloni, servizi e intervistato addetti ai lavori e politici, preoccupati per i destini di un settore importante (ma non certo come un tempo) dell’economia italiana.

Si è scomodato persino il redivivo Romano Prodi, accorso davanti alle telecamere del TG1 e firmatario di un editoriale su Il Messaggero, per dire che “l’Europa non è pronta” e bocciare il bando UE sulle auto a combustione interna: “La decisione di abbandonare la produzione di ogni tipo di automobile a diesel o a benzina per passare ad un sistema a trazione puramente elettrica entro il 2035 ci obbliga a mettere in secondo piano i progressi in corso nel campo dei biocarburanti, dell’idrogeno e delle altre tecnologie che vedono l’Europa combattere ad armi pari”.

Levata di scudi per le quattro ruote, basso profilo per la “questione agricola”, relegata sulle testate specializzate, se si eccettua uno spazio su Rete 4 nella trasmissione “Fuori dal coro” di martedì 21 febbraio: “Gli agrofarmaci sono i medicinali che consentono di salvare le nostre carote, le nostre patate; senza non potremo più produrre”, ha detto in un servizio andato in onda nel programma di Mediaset il presidente del settore Ortofrutta di Alleanza delle Cooperative Davide Vernocchi.

Il taglio dell’80%, di cui si inizierà a discutere a marzo avrebbe effetti dirompenti sui modelli produttivi del settore primario e dell’ortofrutta italiana, già oggi in crisi, con espianti e riduzioni di superfici coltivate sempre più marcate e preoccupanti per un settore che, in futuro, dovrà “dare” sempre di più per far mangiare una popolazione planetaria in crescita. Anche il biologico sarà costretto a ripensare i suoi “ingredienti”.

Per COPA e COGECA, le organizzazioni che rappresentano gli agricoltori e le organizzazioni agricole continentali, “una valutazione del rischio delle sostanze attive utilizzate nei prodotti fitosanitari, anche per quelle più pericolose, dovrebbe essere scientificamente trasparente e fondata sulle prove disponibili. Già l’obiettivo di riduzione del 50% non era solidamente sostenuto da prove scientifiche o tecniche, per cui troviamo ancora più difficile comprendere come possa essere giustificato un obiettivo di riduzione dell’80%”. Conclusione: “C’è un approccio completamente slegato dalle realtà vissute dagli agricoltori”.

Qualcuno dirà: ma i pesticidi “scontano” una immagine negativa e una “campagna” pro-agrofarmaci sarebbe impopolare. Anche i fumi inquinanti dei carburanti lo sono, eppure le barricate, in questo caso, si sono alzate.

Per l’agricoltura e l’ortofrutta (nonostante qualche segnale di vita sui mass media a larga diffusione) niente di tutto questo, malgrado un valore economico, occupazionale, sociale, di ben altro tenore rispetto alla quattro ruote. “Puntare solo sulle auto elettriche causerà all’Italia 50 mila disoccupati, mezzo milione in Europa“, ha sibilato Prodi. Quanti posti persi e quali ripercussioni sul settore alimentare deriveranno da una “tabula rasa” sui fitofarmaci, se non verranno prospettate valide alternative prima del maxi-stop?

Mirko Aldinucci
m.aldinucci@corriere.ducawebdesign.it

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