Al settore agricolo è stata assegnata una parte di rilievo nel piano “Francia 2030” che il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, ha presentato nei giorni scorsi.

Dopo quelle della meccanizzazione e della chimica, l’agricoltura francese è alla vigilia di una nuova rivoluzione, ha indicato Macron. Gli agricoltori devono prepararsi alla diffusione della genetica, della robotica e della digitalizzazione.

Il governo sosterrà questo processo con un programma di investimenti pubblici nell’ordine di due miliardi di euro, che andranno ad aggiungersi a quelli già previsti (1,2 miliardi) nel Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dalla UE. Tre gli obiettivi da raggiungere: rafforzare la sovranità alimentare, migliorare la qualità dell’alimentazione, conseguire la neutralità climatica.

Preso atto del programma presentato dal presidente della Repubblica, l’attenzione del mondo agricolo francese è al momento concentrata sull’intesa raggiunta, in sede parlamentare, sulla protezione del reddito di settore nel quadro delle relazioni commerciali con l’industria e con la distribuzione.Sotto il profilo procedurale, l’intesa introduce una serie di modifiche alla legge sull’agricoltura e l’alimentazione, varata nel 2018, che non ha dato i risultati attesi in termini di tutela della remunerazione degli agricoltori.

D’ora in avanti, i contratti tra agricoltori e industrie di trasformazione dovranno essere perfezionati in forma scritta, con una durata minima di tre anni. Il prezzo di cessione dovrà tenere conto dei costi di produzione del settore primario e non potrà essere modificato, a seguito di successive intese tra industrie di trasformazione e distribuzione. Le modifiche varate dal Parlamento coprono anche i prodotti immessi al consumo con i marchi della grande distribuzione organizzata. Previsto anche l’obbligo di indicazione dell’origine dei prodotti.

Le decisioni del Parlamento sono state accolte favorevolmente dal governo e della Fnsea, la principale organizzazione delle imprese agricole francesi. Il ministro dell’Agricoltura ha annunciato che i regolamenti di attuazione saranno predisposti in tempi brevissimi. Decisamente più cauta la reazione dell’Ania, l’associazione delle industrie di trasformazione. Nessuna critica, ma in una nota è stato evidenziato che “gli uffici commerciali dovranno passare molto tempo con i propri legali per decodificare le nuove disposizioni”. L’associazione delle cooperative ha fatto notare, dal canto suo, che le decisioni del Parlamento impattano solo sulla cessione dei prodotti agricoli alla trasformazione, poco più del 40% del reddito complessivo. Restano, infatti, escluse le vendite alla ristorazione commerciale e collettiva e quelle dirette.

(fonte: Agrisole)

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