IL FUTURO DEL SETTORE VISTO DA ALBA, CALABRESE, MION, PATERNO, PELOSIN E RUGGIERO

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Ottava puntata dell’inchiesta sul futuro dell’ortofrutta italiana realizzata dalla nostra redazione interpellando imprenditori e manager che dal 2012 al 2020 sono stati insigniti del riconoscimento di Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana.
Abbiamo raccolto la loro opinione sui freni che si frappongono allo sviluppo del settore, sulle opportunità da cogliere e sulle prospettive da qui a 5 anni. Le precedenti puntate sono andate online il 15, il 16, il 19, il 20, il 21 e il 26 aprile. L’inchiesta completa – 65 interventi, l’analisi delle loro risposte, una conclusione ragionata – viene pubblicata sull’Annuario 2021 di Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana, in distribuzione da questa settimana. (a.f.)

Sebastiano Alba / CEO Oranfrizer

I freni allo sviluppo. Costo del lavoro e delle utilities; una logistica più efficiente ed innovativa per raggiungere i mercati, soprattutto quelli overseas: il settore deve essere capace di diventare competitivo rispetto ai concorrenti internazionali. La politica deve facilitare questa transizione e scommettere sulle imprese.

Le opportunità da cogliere. Abbiamo il vantaggio di essere italiani. Abbiamo radicata una forte cultura del cibo e della qualità degli ingredienti che servono a prepararlo. Abbiamo territori fantastici, ideali per produzioni d’eccellenza, con tante denominazioni protette a tutelarle. Penso che portare a valore tutti questi punti di forza potrebbe davvero aprirci un mondo. Come il settore del vino ha saputo fare.
Prospettive da qui a 5 anni. Anche in Italia dovremo fare i conti con un processo di concentrazione dell’offerta e della domanda, che è già cominciato. È necessario che ci siano player di maggiore dimensione, per competere degnamente sui mercati internazionali; per fare politiche non di corto respiro o di modesto impatto territoriale. Imprese con una forte produzione alle spalle, capaci di drenare ogni risorsa disponibile, oltre alle proprie, per aumentare le quote di mercato, parlare ai propri clienti con i giusti linguaggi, investire in ricerca e sviluppo, cioè sul futuro. A queste condizioni, possiamo crescere e divenire davvero meno marginali.

Giuseppe Calabrese / presidente OP Fonteverde*

I freni allo sviluppo. L’eccesso di burocrazia, la lentezza della giustizia, l’inefficienza della PA, soprattutto quando causano alle aziende ritardi o addirittura impossibilità di accesso ai fondi per gli investimenti sono certamente un freno allo sviluppo. Un secondo ostacolo sono le “pratiche sleali”, fenomeno ancora largamente diffuso in Italia. Un altro importante ostacolo è il deficit infrastrutturale, su cui occorre intervenire con urgenza per ridurre il GAP con il Nord Europa.
Le opportunità da cogliere. Rispondere adeguatamente al repentino cambiamento della domanda che la crisi pandemica ha determinato potenziando i livelli di produttività, rafforzando i canali di vendita, sia fisici che online. Lo smart working ha cambiato il comportamento delle persone, che, restando a casa, si dedicano di più alla cucina e, per tutelare la propria salute, cucinano cibi sani. Ciò non prescinde dal consumo quotidiano di frutta e verdura. Vanno valorizzati ulteriormente i prodotti a marchio IGP, in quanto – portatori di un valore aggiunto in termini qualitativi – rispondono più efficacemente al bisogno di garanzia di salubrità e origine dei prodotti.
Prospettive da qui a 5 anni.  Il comparto ortofrutta, pur rimando esposto ai tanti rischi insiti al settore stesso, non sta perdendo di peso.  Eccetto che per la IV Gamma, nel 2020 i consumi hanno registrato un incremento e il trend è in crescita.  Contrariamente ad altri settori che devono affrontare una profonda crisi economica, quello ortofrutticolo ha resistito all’urto Covid, e incassa il vantaggio dei nuovi trend di consumo. L’ortofrutta non mancherà nel carrello della spesa degli italiani, perché è considerata alla base di una alimentazione sana e ben equilibrata. Tale consapevolezza è accresciuta in tempi di pandemia. È necessario capitalizzare il risultato e consolidare la crescita, attraverso i percorsi da tempo intrapresi dalle aziende più strutturate e ben organizzate, che diano al consumatore garanzia di sostenibilità, certezza di tracciabilità del prodotto, garanzia di trasparenza e sicurezza alimentare. Rilanciare i processi per la produzione dei cosiddetti “prodotti servizio” volti a ridurre i tempi di preparazione di pasti salutari sarà una strategia sicuramente vincente. La collocazione dell’ortofrutta italiana avrà sempre un posto di rilievo nel panorama internazionale. Il  Made in Italy continuerà ad essere apprezzato, sempre che vi sia una Politica Agricola Comune che sappia valorizzare le specificità dei singoli Paesi.
(*ha risposto la direttrice dell’OP, Francesca Calabrese, figlia di Giuseppe)

Luigi Mion / consigliere delegato Migross

I freni allo sviluppo. In tempo di pandemia, un grande ostacolo è rappresentato dal cambiamento del comportamento dei consumatori, i quali hanno ridotto la frequenza d’acquisto. Ciò ha comportato il minor acquisto di beni a scadenza corta. Un altro freno è indubbiamente costituito dalla crescente competitività straniera anche nel mercato interno.
Le opportunità da cogliere. Valorizzare il più possibile l’origine, soprattutto nel mercato italiano. Investire sul biologico, vista la richiesta crescente nel mercato locale e soprattutto internazionale. Infine, puntare sull’e-commerce. È però necessario migliorare l’offerta attuale ancora poco adatta alle logiche dell’online.
Prospettive da qui a 5 anni. Con i dovuti investimenti e seguendo in maniera accorta le tendenze di mercato, l’ortofrutta made in Italy può tornare a crescere e eccelerare a livello internazionale.

Remo Paterno / presidente CIO Serene Star

I freni allo sviluppo. Le maggiori criticità si possono ascrivere sia a problematiche produttive che commerciali. Fra queste ultime la prima annotazione riguarda il trend dei consumi di frutta fresca, che non decolla. Ma le maggiori criticità riguardano i limiti all’esportazione, a partire dall’embargo russo che per le mele del Trentino – Alto Adige, nel 2014, ha segnato l’inizio della crisi del settore in particolare per le varietà Golden e Granny e che sembra aver portato ad una perdita economica per le esportazioni agroalimentari italiane di 1,2 miliardi di euro in sei anni. Poi è venuta la Brexit a complicare le transazioni con il mercato inglese, che ha avuto un ruolo di primo piano per il prodotto di qualità confezionato. Così abbiamo un export in sofferenza senza nuovi mercati. Sono necessari nuovi sbocchi commerciali che richiedono un maggior impegno istituzionale volto a sbloccare i dossier che attraverso i protocolli bilaterali facilitino le forniture ai Paesi importatori. Altro aspetto riguarda il potere contrattuale nei confronti della GDO, che si deteriora sempre più non solo sotto l’aspetto prezzi, ma anche dal punto di vista della visibilità del prodotto (marchio) e quindi della salvaguardia, valorizzazione e tipicità territoriale.
Dal punto di vista produttivo, oltre alle problematiche di innovazione varietale, l’ostacolo maggiore è sicuramente il continuo aumento dei costi di produzione con un valore dell’ortofrutta rimasto fermo per i produttori a 20 anni orsono. Non esiste più alcuna correlazione fra costi di produzione all’uscita dei magazzini e prezzo pagato dal consumatore finale, e si è perso un corretto concetto di stagionalità. Ulteriore incidenza sui costi potrà avere il tema ambientale. In aggiunta alla Plastic Tax, va valutato l’impatto della strategia Farm to Fork dell’Unione Europea che vuole rendere l’intero sistema alimentare più sostenibile, equo e rispettoso verso la salute umana e l’ambiente.
E non è finita. Non si può sottovalutare l’impatto dell’esplosione della produzione ortofrutticola dei Paesi dell’Est Europa, con particolare riferimento a Serbia, Ucraina ed ai Paesi dell’ex blocco sovietico, che hanno costi di produzione decisamente inferiori ai nostri; senza contare poi che dobbiamo pure affrontare, quotidianamente, l’eccessiva burocratizzazione che comporta notevoli perdite di tempo e ostacola talvolta l’attività imprenditoriale più che stimolarne l’accrescimento.
Le opportunità da cogliere. È necessario che il consumatore venga a conoscenza degli sforzi che il settore sta facendo per garantire prodotti diversificati e di qualità. Inoltre, per alcuni settori, servirebbe maggiore aggregazione. L’ortofrutta italiana avrebbe bisogno di interventi strategici da parte delle istituzioni sul fronte della competitività, partendo dai costi di produzione. Sicuramente dovremmo disporre di maggiori informazioni sulle tendenze che guideranno i consumi di ortofrutta in modo di cogliere le opportunità derivanti da una produzione salutare, buona e sicura.
Le prospettive da qui a 5 anni. Rimangono troppi aspetti irrisolti, mai effettivamente affrontati. Le piccole aziende, quelle famigliari, anche se associate a cooperative, non sono in grado di competere con le aziende di grandi dimensioni. Dobbiamo trovare il modo di differenziare le nostre produzioni rispetto a Paesi che hanno costi di produzione decisamente inferiori. Siamo ancora troppo individualisti. Se non riusciremo a darci un’unica regia nei rapporti commerciali internazionali non riusciremo ad uscire dallo stallo in cui siamo caduti. Abbiamo bisogno di un salto di qualità come quello che a suo tempo avevamo fatto con la nascita delle cooperative. Soltanto con una maggiore aggregazione commerciale per prodotto saremo competitivi.

Elio Pelosin / socio fondatore Ortoromi

I freni allo sviluppo. A mio avviso il maggior freno che si frappone allo sviluppo del settore dell’ortofrutta nel nostro Paese è la poca valorizzazione della filiera, la lotta all’ultimo centesimo. Serve dare valore ai prodotti che offriamo, all’alto valore aggiunto che essi contengono, alla diversificazione e alla profondità assortimentale che proponiamo, andando a posizionare in maniera corretta i prodotti a scaffale e riconoscendo un valore giusto e coerente all’intera filiera.
Le opportunità da cogliere. Le opportunità sono ancora molte, su più fronti. Ad esempio, in termini di comunicazione si può arrivare in maniera più capillare, più profonda e più diretta al consumatore finale. Nel punto vendita si possono creare progetti di category che vadano a valorizzare le caratteristiche e i plus distintivi di ciascuna categoria merceologica e facilitino l’atto d’acquisto, senza dover per forza ricorrere alla leva del prezzo. E ancora, credo che il nostro settore debba lavorare molto sull’innovazione, partendo dal prezioso know how che possiede lavorando da anni un prodotto freschissimo. Questo è ciò che ci differenzia dalle grandi realtà multinazionali che, partendo da altri settori, piano piano stanno approcciando i nostri scaffali.
Le prospettive da qui a 5 anni. A mio avviso nei prossimi anni vi sarà un naturale e fisiologico taglio assortimentale della IV Gamma e rimarranno solo le referenze più richieste. Lo spazio verrà occupato dai prodotti sempre più ad alto contenuto di servizio, “ready meals” sempre più evoluti in termini di servizio e di diversificazione. Per quanto riguarda il nostro posizionamento a livello internazionale, ritengo che senza aggregazione non si possa andare molto lontano: l’Italia dovrebbe affrontare l’estero in maniera più unita, trasversalmente su tutta la filiera (produttori, logistica, packaging), trovando obiettivi, strategie e soluzioni comuni, in modo tale da innalzare il valore del made in Italy ed esportarlo con forza nel mondo.

Angelo Ruggiero / amministratore unico e direttore commerciale Antonio Ruggiero SpA

I freni allo sviluppo. Le dimensioni più contenute delle nostre aziende agricole, i rigidi disciplinari di produzione che la nostra filiera segue rispetto ai competitor europei ed extraeuropei, sono elementi che influiscono inevitabilmente sullo sviluppo del settore ortofrutticolo. In questo scenario, tutti gli attori della distribuzione hanno un ruolo importante nel sostenere l’eccellenza delle produzioni Italiane.
Le opportunità da cogliere. Il settore ortofrutticolo ha infinite possibilità di crescita sempre più orientate al benessere, alla sostenibilità, alla segmentazione dell’offerta e alla digitalizzazione. Assistiamo alla riscoperta dei cibi salutari, genuini e di conseguenza maggiore sensibilità per ingredienti di stagione, certificati, tracciati e biologici.
Prospettive da qui a 5 anni.  Dopo un periodo piuttosto difficile non si può che ripartire con nuovo slancio. La chiave per una ripartenza positiva del settore ortofrutticolo credo si trovi nell’innovazione, nella modernità. Il made in Italy è emblema d’eccellenza in tutto il mondo. I prodotti dei nostri territori racchiudono in sé un mondo di storie, valori e tradizione, rappresentando un driver di sviluppo fondamentale per il nostro Paese. Molte delle nostre produzioni hanno il potenziale per affermarsi ed essere riconosciute anche sul mercato internazionale.

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