IRRIGAZIONE STRAORDINARIA IN VENETO PER SALVARE KIWI E RADICCHIO

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Agricoltori costretti ad aprire i rubinetti per irrigare i campi. In questi giorni sta accadendo nel Veronese per salvare la raccolta del kiwi e nella Bassa Padovana per proteggere il radicchio.

Lo segnala Coldiretti Veneto che rileva anche le decisioni intraprese da alcuni consorzi di bonifica di procedere con turni irrigui straordinari per venire in soccorso alle richieste del territorio.

La siccità non concede tregua dopo una delle estati più aride e calde di sempre, gli imprenditori agricoli ora fanno i conti anche con un autunno avaro d’acqua. Le piogge delle scorse settimane non sono state sufficienti – commentano i tecnici – pertanto gli imprenditori agricoli stanno intervenendo con irrigazioni supplementari decisamente fuori stagione, per non compromettere i raccolti. I getti sono ricomparsi nelle aree più critiche ciò significa sostenere ancora ingenti spese – aggiungono gli operatori del settore –  Già la situazione non è rosea a causa del vertiginoso aumento delle bollette energetiche a cui si sommano anche i costi  dei fertilizzanti e delle materie prime. In questo senso sul territorio regionale è già scattato l’ SOS semine messe a rischio dai rincari e scarsa reperibilità concimi.

A pesare sull’aumento del costo dei fertilizzanti, che in un anno è più che raddoppiato, sono le misure adottate con l’inizio della guerra in Ucraina con sanzioni, accaparramenti e riduzioni degli scambi che hanno favorito le speculazioni, in una situazione in cui l’Italia ha importato lo scorso anno dall’Ucraina ben 136 milioni di chili di fertilizzanti mentre altri 171 milioni di chili arrivavano dalla Russia e 71 milioni di chili dalla Bielorussia, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat, dalla quale risulta che si tratta complessivamente di una quota superiore al 15% del totale delle importazioni. I prezzi dei fertilizzanti sono aumentati dopo le sanzioni contro le aziende bielorusse che producono potassio e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che ha gettato nel caos una grossa fetta delle forniture globali.

Si stima che Russia e Bielorussia costituiscano circa il 40% della produzione globale di potassio mentre la Russia produce circa il 20% dell’azoto mondiale.“Il risultato è che l’urea è balzata a 1.100 euro a tonnellata, contro i 540 euro a tonnellata dello scorso anno, secondo Consorzi Agrari d’Italia, mentre il perfosfato è passato da 185 agli attuali 470 euro/tonnellata e i concimi a contenuto di potassio sono schizzati da 455 a 1005 euro/tonnellata. Una situazione che ha pesanti effetti sulla produttività delle coltivazioni che rende necessario promuovere l’utilizzo dei fertilizzanti organici e, in particolare, del digestato, ottenuto dalla produzione di energie rinnovabili come biogas e biometano, facendo chiarezza sulla possibilità di utilizzo ed eliminando la soglia dei 170 kg di azoto per ettaro all’anno”.

Per effetto degli aumenti dei costi, più di un’azienda agricola su dieci è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività, mentre il 34% del totale nazionale si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea.

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