Fino a qualche anno fa si trattava solo di una visione. Ora, superate le tante divisioni e l’innato individualismo dei siciliani (isole nell’isola, secondo Pirandello), quella visione comincia a concretizzarsi. Partendo dalla provincia di Messina, dove opera il Gal Nebrodi Plus, la Sicilia compie un passo decisivo verso la valorizzazione del proprio patrimonio agricolo con la costituzione ufficiale del Gruppo dei produttori richiedenti la registrazione dell’IGP “Nocciola di Sicilia”.

Un progetto ambizioso che punta al riconoscimento della qualità e dell’unicità del prodotto corilicolo isolano, coltivato principalmente sui monti Nebrodi in provincia di Messina, sull’Etna e in un particolare areale, quello di Polizzi Generosa sulle Madonie (in provincia di Palermo).
A Sant’Agata di Militello, si è svolta l’assemblea costitutiva del Gruppo, frutto dell’attività di animazione territoriale promossa dal Gal Nebrodi Plus. Durante l’incontro, dopo la condivisione dei contenuti progettuali, i produttori hanno sottoscritto l’atto costitutivo e adottato uno statuto. È stato inoltre eletto all’unanimità il Consiglio Direttivo, composto da cinque rappresentanti del territorio, con Antonino Natoli nel ruolo di presidente.

Un progetto condiviso per la valorizzazione del territorio

Il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta per la Nocciola di Sicilia rappresenta un’opportunità di rilancio per un comparto che interessa circa 14.000 ettari dell’isola. Di questi, però, circa tremila, considerata la giacitura, risultano difficilmente coltivabili e quindi utilizzabili a fini produttivi. Oppure sono stati semplicemente abbandonati per via della scarsa redditività che ha caratterizzato la coltura siciliana negli scorsi decenni.

Antonino Natoli


La corilicoltura siciliana ha, comunque, sempre rivestito un importante ruolo paesaggistico e di difesa ambientale. Ma in passato – si parla di parecchi decenni or sono – ha avuto un forte impatto economico sulle aree collinari e montane. “Per la nocciola siciliana gli ultimi anni sono stati caratterizzati dal rilancio e dalla rivalutazione. Aiuta molto anche il trend dei consumi mondiali che crescono ogni anno del 5% circa”, racconta Natoli, imprenditore agricolo 44enne titolare di un’azienda biologica composita dove la coltura del nocciolo è prevalente. “Con l’Igp – afferma il presidente del gruppo proponente – la corilicoltura siciliana potrebbe recuperare centralità nel panorama agroalimentare nazionale e internazionale. Il marchio consentirà di tutelare e promuovere una filiera che si distingue per caratteristiche organolettiche e nutrizionali uniche, legate alla specificità dei territori in cui viene coltivata. Un migliore apprezzamento e una maggiore richiesta del mercato verso un prodotto unico potrebbe convincere così anche chi, per varie ragioni, ha abbandonato il proprio corileto, a rimetterlo in produzione. Contribuendo così all’economia dei nostri comuni montani che nel tempo si sono spopolati”.
Il Gal Nebrodi Plus continuerà a offrire supporto tecnico durante tutto l’iter di registrazione, in linea con quanto previsto dal Regolamento (UE) 2024/1143. In questi mesi, l’ente ha svolto un lavoro capillare sul territorio, raccogliendo le manifestazioni di interesse dei produttori e favorendo la creazione di una rete solida e motivata. “Siamo molto soddisfatti – ha dichiarato il presidente del Gal, Francesco Calanna – per l’impegno e la concretezza mostrati dai produttori. La nascita del Gruppo è un segnale importante di coesione e visione strategica.”

Verso il riconoscimento: qualità e ricerca scientifica

A rafforzare la candidatura della Nocciola di Sicilia contribuiranno anche i dati scientifici raccolti attraverso studi chimico-fisici, organolettici e nutraceutici condotti, sulla base di una convenzione sottoscritta dal Gal Nebrodi Plus da “Scienze for Life”, spin-off dell’Università di Messina. Analisi che, per la prima volta, interesseranno una vasta campionatura di nocciole provenienti da tutto il territorio regionale.

Un futuro di qualità per la nocciola siciliana

“Centrare l’obiettivo dell’Igp rappresenterebbe non solo un marchio di qualità, ma anche uno strumento per favorire lo sviluppo rurale, incentivare nuove generazioni di agricoltori e tutelare la biodiversità”, afferma il presidente del Gal. In un mercato sempre più attento alla tracciabilità e all’origine dei prodotti, la “Nocciola di Sicilia” si candida così a diventare simbolo di eccellenza e identità territoriale.

Angela Sciortino

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