“Ciao Maria, come stai? Oggi ci sono meno banchi del solito, chissà quanta gente verrà a prendersi frutta e verdura”. Mancano quindici minuti alle 14 quando Martina Ciafardoni saluta con affetto Maria Aresca, una signora di 96 anni che nel mercato di Porta Palazzo a Torino tutti conoscono come la “nonna antispreco”.
Vestita di nero e con l’immancabile carello della spesa è stata adottata dalle “sentinelle salvacibo” che dal 2016 raccolgono e redistribuiscono il cibo che altrimenti finirebbe nella spazzatura. Un “sacrilegio per chi come me ha vissuto la fame e la guerra e che è stata educata a non buttare via nulla perché quello che non potevamo mangiare in famiglia, eravamo in dieci, poteva servire per nutrire galline e maiali”.
Altri tempi, certo, ma la regola del “prima di buttare bisogna recuperare tutto il possibile” continua a rispettarla e anche a promuoverla “mi piace raccontare quello che ho vissuto e che continuo a portarmi dietro. È giusto tenere viva la memoria del passato”. Ed è istruttivo ascoltarla: “A 12 anni ho fatto la verduriera in uno dei mercati della città, quello di Vanchiglia (a pochi passi dal centro, ndr.). Frutta e verdura le tenevamo in un garage e ogni giorno andavo a prenderle e dopo averle caricate sul mio carretto trainato dalla bici andavo ad allestire il banco”.

Che cosa è cambiato da allora? “Ottant’anni fa – ricorda – i contadini raccoglievano gli ortaggi e la mattina seguente erano già esposti in piazza, la roba era fresca per davvero. Oggi, invece, non si sa da dove arriva, rimane chiusa nelle celle frigorifere e quando la si mangia non ha più il gusto di un tempo. E poi con questo caldo marcisce in fretta”. Per questo la signora Maria partecipa alla distribuzione del cibo invenduto a cura del progetto RePopp e poi riempie il suo carrello “un po’ per me, ma anche per amici e conoscenti e per chi ne ha bisogno”. Ecco perché i ragazzi di Eco dalle Città l’hanno soprannominata “Nonna Salvacibo”. “Prima di tutto sono volontaria di me stessa perché mi tengo impegnata ma certo mi piace essere considerata essere la loro nonna: sono ragazzi splendidi e anche grandi lavoratori”.
Maurizio Tropeano






















