MANODOPERA INESISTENTE, LA ROSA FERMA L’ATTIVITÀ. QUERULI: “VORREMMO RIPARTIRE MA SERVONO NUOVI PROGETTI”

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di Emanuele Zanini

Alla fine ha dovuto gettare la spugna. Paolo Queruli (nella foto), titolare dell’azienda La Rosa di Monselice (Padova), specializzata nella produzione e commercializzazione di radicchio, ha dovuto fermare la produzione e di fatto l’intera attività dell’impresa. La cronica mancanza di manodopera e la crisi economica generale ha costretto l’imprenditore veneto ha bloccare, progressivamente, tutti i processi produttivi e commerciali della ditta.

Nei momenti di piena attività La Rosa aveva in media fino a quaranta lavoratori stagionali dedicati alla raccolta dell’ortaggio. Oggi l’azienda è ferma, senza alcun lavoratore a disposizione.

“L’azienda è ferma ma non è fallita”

Le difficoltà erano già evidenti lo scorso anno quando avevamo ridimensionato notevolmente la nostra attività per mancanza di personale”, afferma Queruli. L’imprenditore, infatti, già nel 2022 aveva evidenziato l’enorme problematica della manodopera introvabile, che lo aveva costretto a lasciare i radicchi nei campi (leggi news). “Quest’anno la situazione è ulteriormente peggiorata e oggi l’azienda è ferma”, ribadisce, puntualizzando però alcuni dettagli importanti: “Ciò non significa che l’azienda è fallita e ha chiuso definitivamente. Tutt’altro. Vista la situazione, però, abbiamo preferito fermarci, avvisando in anticipo i clienti, per non creare ulteriori problemi ad altri anelli della filiera. In queste condizioni era impossibile programmare e pianificare”.

“È cambiato l’approccio al lavoro delle persone e dei giovani. Manca un minimo di spirito di sacrificio e volontà che c’era una volta. Come se il primo articolo della Costituzione (L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, ndr) non contasse più nulla”.

Paolo Queruli con i suoi radicchi

Alla mancanza di manodopera si sono aggiunti i costi lievitati a valori insostenibili e una crisi generalizzata che non ha permesso all’impresa padovana di proseguire in un’attività che negli anni si era riuscita a togliere diverse soddisfazioni. La Rosa, infatti, era riuscita non solo a ritagliarsi un proprio ruolo a livello nazionale con la produzione e vendita di radicchi veneti, ma si era distinta soprattutto all’estero: le varie tipologie dei tipici ortaggi invernali erano infatti arrivate sui banchi delle catene distributive non solo di mezza Europa ma perfino di New York e della Corea.

L’azienda opera nel settore dagli anni Ottanta e deve il suo nome alla particolare forma del radicchio variegato di Castelfranco, che assomiglia appunto ad una rosa. Fino ad ora ha commercializzato tutte le tipologie di radicchio veneto (dal semilungo, al variegato, al tardivo, al precoce fino al tondo), lanciando anche il marchio registrato “La Rosa di Padova”.

“L’anno prossimo siamo pronti a ripartire ma servono nuovi progetti”

Sebbene per il momento l’attività sia bloccata, già il prossimo anno potrebbe ripartire. “Fino alla fine della campagna radicchi in corso, quindi fino alla prossima primavera, rimarremo fermi”, conferma Queruli. “Ma poi siamo pronti a valutare o investire in progetti o idee per ripartire. Ma serve cambiare strategia e modus operandi. Ora è il momento della riflessione per creare i presupposti per una ripartenza”, conclude Queruli. “Vogliamo risorgere”.

emanuele.zanini@corriere.ducawebdesign.it

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