MELONE IN VETRINA A MANTOVA: I CONSUMI TENGONO IL PASSO. “MA SERVE COMUNICARE DI PIÙ”

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Il Palazzo Ducale di Mantova ha ospitato mercoledì 23 luglio il convegno del primo Simposio del Melone, organizzato dal Consorzio di Valorizzazione e Tutela del Melone Mantovano IGP. Si è trattato del momento clou di una tre giorni cominciata martedì 22 e terminata giovedì 24 luglio.

Salvo Garipoli, direttore di SGMarketing, ha aperto l’incontro sottolineandone l’eccezionalità: “È la prima volta che l’intera filiera del melone si presenta in modo così ampio. Si tratta di un frutto che rappresenta il 5,6% degli acquisti di ortofrutta fresca in Italia (150mila tonnellate, 251 milioni di euro), il 6,6% in Francia e l’8,4% in Spagna”. La partecipazione è stata importante, e i tanti convenuti hanno poi ascoltato i saluti del presidente della Provincia di Mantova, Carlo Bottani, che già caldeggia una seconda edizione.

Elisa Macchi

Macchi (CSO): in Italia superfici di melone in recupero

Elisa Macchi, direttore di CSO Italy, ha tracciato un quadro aggiornato della coltivazione del melone in Europa e in Italia. Ha spiegato che, negli ultimi dieci anni, a livello europeo le superfici coltivate sono passate da 70mila a 60mila ettari, con un minimo di 56mila ettari raggiunto nel 2022. Tuttavia, ha sottolineato Macchi, “negli ultimi tre anni si è invertita la tendenza, con un leggero recupero”. Oggi il 28% delle superfici a melone si trova in Spagna, ma l’Italia segue a ruota con il 27% e la Francia con il 23%: questi tre Paesi concentrano da soli l’83% della produzione europea. In crescita anche la Bulgaria, che rappresenta il 7% con 4mila ettari, mentre la Grecia si attesta al 6%.

Nel complesso, in Europa si producono circa 1,7 milioni di tonnellate di melone all’anno. In Italia, nel 2025, si stimano 16.500 ettari coltivati e una produzione di circa 545mila tonnellate, numeri calcolati incrociando i catasti agricoli dei soci del CSO e del Consorzio del Melone Mantovano IGP. Anche nel nostro Paese si è assistito a un’inversione di rotta: “Dopo sette anni di calo, negli ultimi tre si è registrata una ripresa”, ha spiegato.

Tra le regioni italiane, la Lombardia, e in particolare il Mantovano, si conferma protagonista, con 2.900 ettari e una produzione vicina alle 100mila tonnellate, in crescita del 5-6% ogni anno. “L’80% della produzione lombarda è costituita da melone retato e la regione è oggi la prima in Italia per il melone a polpa arancione, con il 30% del totale nazionale”, ha evidenziato Macchi. La previsione per il 2025 è di rese migliori rispetto al 2024, grazie a condizioni meteo più favorevoli.

L’Emilia-Romagna prevede 1.300 ettari coltivati con il 63% retato e il 37% liscio. In Veneto la superficie rimane stabile a 800 ettari, con circa 25mila tonnellate attese quasi tutte coltivate in serra. In Sicilia, con 4.400 ettari, domina il melone gialletto (70% del totale), seguito dal Mundial. La Puglia, invece, è in flessione con 1.700 ettari e una produzione di 40mila tonnellate. In Campania si stimano 900 ettari, coltivati per l’88% in serra, dove prevale il retato (74%), mentre in Basilicata la coltivazione è in crescita, tra 800 e 900 ettari, con una produzione di circa 27mila tonnellate, per il 60% gialletto.

In conclusione, Macchi ha osservato come i consumi stiano tenendo il passo della crescita produttiva: “I consumatori continuano a premiare la qualità, ma oggi più che mai guardano con attenzione alla provenienza del prodotto. La Lombardia rappresenta il 30% delle superfici a melone con polpa arancione in Italia e il 18% di quelle totali, seconda solo alla Sicilia”.

Andrea Giuliacci

Global warming: turbolenze su presente e futuro


Il meteorologo Andrea Giuliacci ha offerto un quadro chiaro e preoccupante della situazione climatica attuale, partendo da un confronto evocativo: “Negli anni ’70, quando il colonnello Bernacca annunciava in tv 30 gradi tutti si preoccupavano per il caldo. Oggi, se si prevede la stessa temperatura, quasi ci rallegriamo. Questo la dice lunga su quanto il clima sia cambiato”.

E non si tratta solo di percezioni: “Dal 1880 le temperature sono aumentate in modo innegabile, anche se non in maniera costante o uniforme. Alcune zone, come il Mediterraneo, si sono scaldate più di altre, e l’impennata è avvenuta negli ultimi decenni”. Lo testimoniano gli anni più caldi di sempre: 2024, 2023, 2016, 2020, 2019. “C’è più calore nell’atmosfera e questo alimenta fenomeni estremi sempre più frequenti”.

Anche l’Italia è in prima linea in questo cambiamento: è uno dei Paesi che si sta riscaldando più rapidamente. “Dall’inizio dell’Ottocento le temperature medie sono salite di oltre 2 gradi. I ghiacciai arretrano di 5-20 metri all’anno, con una perdita del 30% in mezzo secolo”. Le piogge, ha aggiunto, non sono diminuite in quantità, ma sono diventate più irregolari e violente: “Non piove meno, ma piove peggio. E il futuro si annuncia più caldo, con una crescita prevista di circa 0,5 gradi entro il 2040, e addirittura di un gap tra 2,1 e 4,5 entro il 2080”.

Guardando al futuro, Giuliacci ha aggiunto che “le temperature in crescita si accompagneranno a periodi di siccità più prolungati”. Da qui l’urgenza di adottare misure concrete per trattenere e utilizzare l’acqua, soprattutto in ambito agricolo: “È fondamentale intercettare le piogge e accumulare risorse idriche, ad esempio con la realizzazione di laghetti”.

Valeria Giachino

Consumi: “Per l’ortofrutta si centellina ciò che si acquista”

Valeria Giachino di YouGov Shopper Italy ha fatto un’analisi dei consumi. “Noi siamo un istituto inglese con presenza internazionale e abbiamo un panel di 16.500 famiglie. Nei consumi a valore, Polonia, Romania e Croazia crescono dall’8,3 al 6,8 %. L’Italia aumenta del 3,2%, mentre calano in Europa Paesi Bassi dell’1,5% e in Danimarca del 3,3%. I consumatori europei sono, in prospettiva, sfiduciati e preoccupati. E’ sempre più attento ai prezzi, cerca le promozioni e guarda la battuta finale dello scontrino, quindi fa più visite nel punto di vendita e prende meno prodotti ogni volta.

In Italia è forte la tendenza nello scegliere le produzioni nazionali (83%) e locali (75%). Il mondo dell’ortofrutta. Nel 60% degli scontrini è presente almeno un prodotto a peso variabili (quindi anche ortofrutta). Il 28% del carrello in valore è generato dal peso variabile e l’ortofrutta pesa il 21% in questo 28%. All’interno del paniere ortofrutta, l’86% delle famiglie ha comprato un IGP o DOP. Il 97% delle famiglie acquista ortofrutta, in media in 38 atti all’anno e spende mediamente 150 euro all’anno. Il melone è acquistato da 16 milioni di famiglie su 26 milioni totali.

Il consumatore non rinuncia all’ortofrutta – ha concluso – ma va a centellinare quello che acquista, quindi è responsabile perché decide di non buttare nulla così qualifica il proprio processo d’acquisto e compra quello che conosce di più”.

Roberto Rainò

I consumi di melone in Italia, Francia e Spagna

Roberto Rainò di SG Marketing ha presentato i risultati di un’indagine condotta su 2.600 consumatori di melone in Italia, Spagna e Francia, mettendo in luce la penetrazione del consumo nell’ultimo anno che è stata dell’80% in Italia, del 77% in Francia e del 73% in Spagna. In Italia domina il melone a polpa arancione (95%) mentre in Spagna prevale il verde (94%).

Anche se il consumo resta fortemente stagionale oltre il 20% degli italiani acquista melone anche fuori estate, a fronte di un modesto 7% in Francia. La forma più diffusa resta il frutto intero, a dispetto del mezzo frutto o di quello tagliato a pezzi e debitamente confezionato: lo preferisce il 78% degli italiani, il 90% dei francesi e il 61% degli spagnoli.

La provenienza è un tema sentito, ma ancora poco conosciuto: solo il 36% degli italiani sa cosa siano le aree vocate, associandole correttamente a Sicilia, Emilia-Romagna e Puglia. L’IGP è vista come una garanzia di qualità dal 42% dei consumatori, mentre per il 40% l’origine è un criterio d’acquisto rilevante. Tuttavia, secondo Rainò, “nei punti vendita l’informazione sulla provenienza è carente”, e i consumatori chiedono più chiarezza, sia sugli scaffali che attraverso canali digitali.
In particolare, la Generazione Z mostra di preferire un supporto informativo online rispetto a quello fisico, segnalando un’esigenza di comunicazione sempre più multicanale.

Il Consorzio: “Serve comunicare di più e meglio”

I rappresentanti del Consorzio del Melone Mantovano IGP hanno evidenziato la necessità di rafforzare la comunicazione verso i consumatori. Come ha ricordato il presidente Mauro Aguzzi, solo il 47% conosce il prodotto e appena il 34% lo acquista, mentre il 54% non lo conosce affatto. L’IGP è ritenuta un valore dal 42% degli acquirenti, ma serve fare di più per ampliare la notorietà. Il Consorzio conta oggi su circa 1.000 ettari coltivati e una produzione 2024 di 11.728 tonnellate.

Francesca Nadalini, vicepresidente dell’OP Sermide Ortofruit, ha sottolineato che il Consorzio, ufficializzato nel 2014, ha un ruolo di valorizzazione, non commerciale, e punta sull’autocontrollo, con verifiche nei punti vendita. Andrea Benelli, AD di Agricola Don Camillo di Brescello (Reggio Emilia) ha definito il melone “una categoria, non un singolo prodotto”, trainata proprio dall’IGP. Per Bruno Francescon, presidente dell’omonima OP di Rodigo (MAntova), il successo deriva dalla qualità delle aziende mantovane, ma la sfida resta la visibilità: “Siamo noti al Nord, ma poco conosciuti al Sud. Dobbiamo parlare di più di noi”.

Francesco Bommartini

Nella foto di apertura, da sinistra: Mauro Aguzzi, Francesca Nadalini, Andrea Benelli e Bruno Francescon

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