NOCCIOLE, NEL CUNEESE PRODUZIONE DIMEZZATA. “NO A CRESCITA INCONTROLLATA DEI PREZZI”

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Preoccupazione è la parola più utilizzata dalle parti attive sul mercato della nocciola in riferimento alla campagna di raccolta in Piemonte e in particolare nel Cuneese. A Cissone (Cuneo), analizzate le prime partite conferite, in tutto poco più di 1.500 quintali, Giulio Traversa, responsabile commerciale di Asprocor, si cimenta con i primi ragionamenti.

“Per quanto riguarda la cimice, i primi rilievi rivelano un’incidenza mediana di 2,9 punti”, spiega. L’indicatore è però compensato “dalla totale mancanza di avariato: il tempo ci ha accompagnati quest’anno”. A destare la maggiori perplessità sono le stime sulle quantità in campo: “L’anno scorso abbiamo venduto cinquantamila quintali di nocciole, nelle prossime settimane speriamo di arrivare a 25mila. Sull’annata pesano le gelate del 7 aprile e, prima ancora, una seconda fioritura alla quale non è seguita l’impollinazione perché i fiori maschili non c’erano già più”. Ottimistica la considerazione sui prezzi: “Per le partite di qualità elevata si arriverà, con tutta probabilità, a 400 euro il quintale, parliamo di rese dai 44 punti in su”.

Da Cortemilia (Cuneo), uno dei quartieri generali degli sgusciatori, arrivano i commenti di Fabio Canova, titolare della Gentile, e Piergiorgio Mollea, di Nocciole Marchisio. Il primo non nasconde i timori: “Le notizie che riceviamo sono allarmanti: si parla di quattro quintali a ettaro raccolti con la prima passata, la seconda dovrebbe portare il totale a non più di otto, contro i sedici del 2020”. C’è poi la questione cimiciato, “evidenziato dalle prime rese. La tecnica del frappage usata per i rilievi non avrebbe funzionato con halyomorpha halys che non cade con lo scotimento dell’albero ma vola via”.

Un’altra considerazione interessa il prezzo: il prodotto è poco, ma “bisognerà evitare crescite incontrollate delle quotazioni. Le nocciole estere ci sono, e in buone quantità, a differenza delle produzioni nazionali scarse: non aspettiamoci di arrivare ai dieci euro il punto resa perché altrimenti gli acquirenti si allontanano”. Una forbice compresa fra i 7 euro e 30 centesimi e gli 8 e mezzo è la quotazione più probabile, secondo le voci raccolta, ma solo il mercato dirà l’ultima. L’altra campana, per gli sgusciatori, la suona Piergiorgio Mollea: “Ci attende un’annata scarsa per quantità: i prezzi d’acquisto saranno più alti ma, probabilmente, non copriranno le perdite di raccolto, stimate sul 50-60 per cento. L’analisi delle prime partite ha restituito dati poco confortanti sulla percentuale di cimiciato, attorno ai tre punti”.

Il rischio di fluttuazioni dei prezzi è concreto: “Una situazione negativa per chi sceglie di approcciare la varietà piemontese. Ci sono poi titubanze, da parte dei clienti, circa la possibilità di raggiungere i quantitativi richiesti”. L’incertezza potrebbe spingere gli utilizzatori a preferire altre nocciole anche perché “in Turchia si stima un raccolto record da 800mila tonnellate; Georgia e Azerbaigian ne aggiungeranno altre centomila”.

Tornando alla tonda gentile, ci sono poi ancora alcune quote di prodotto residuali dalla campagna del 2020: “Nel complesso, non più di mille tonnellate, che i privati non hanno venduto e che potrebbero essere attrattive per le aziende che hanno urgenza di iniziare le lavorazioni ma non trovano prodotto per via dei ritardi nella raccolta”. Le partite vendute a giugno avevano registrato un’impennata di sette euro il punto resa.

L’ultimo parere viene dal centro astigiano di Mombercelli, dove opera lo sgusciatore Bruno Battaglino: “Le informazioni che riceviamo sono frammentarie. In generale, la produzione è scarsa, forse nel Monferrato lo è ancor più che nelle Langhe, dopo le rese record dell’anno passato; credo ci attesteremo a volumi inferiori della metà rispetto al 2020 e da alcuni areali riceviamo indicazioni sulla presenza di avariato fra i frutti”.

(fonte: Gazzetta d’Alba)

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