SU RAI 3 ORTOFRUTTA ANCORA SOTTO ATTACCO: SFRUTTAMENTO DEI BRACCIANTI E VARIETÀ CLUB NEL MIRINO

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di Lorenzo Frassoldati

Nella puntata di ieri sera (domenica 10 marzo) su Rai 3 di “Indovina chi viene a cena” (programma di ‘giornalismo investigativo’ dedicato al cibo curato da Sabrina Giannini) tanto per cambiare il mondo dell’ortofrutta è finito sotto attacco dell’inchiesta stile Report (di cui il programma è una filiazione) dal titolo “I padroni del cibo”.

I giornalisti sono andati nell’Agro Pontino per parlare delle condizioni in cui lavorano gli operai indiani che raccolgono ravanelli, insalatine, kiwi. Si è parlato molto di ‘sfruttamento’ dei lavoratori indiani, anche se un imprenditore (anonimo) ha detto che i braccianti vengono pagati regolarmente 9 euro all’ora.

Poi si è parlato delle condizioni abitative in cui vivono i braccianti nell’Agro Pontino con intervista a un sindacalista indiano e a un sociologo che ha vissuto con loro.

Poi l’attenzione si è spostata sulle nuove varietà a club di mele, kiwi, fragole, colpevoli di arricchire le multinazionali e cancellare la biodiversità e di aumentare i prezzi al dettaglio per i consumatori. E di impoverire i territori. Ad esempio fare il kiwi in Calabria può portare a svuotare le falde di acqua sotterranee perché, al contrario degli agrumi, il kiwi richiede molto acqua quindi è un rischio per l’ambiente. E alla domanda: perché fate il kiwi qui al Sud? Un agricoltore risponde: per ragioni economiche, perchè rende di più… Sorpresa del giornalista: che scandalo questi agricoltori, vogliono anche guadagnare… Meglio fare agrumi in Calabria, e qui tornano le immagini delle baraccopoli in cui vivono i braccianti. Qui ci fermiamo.

Nessuno qui vuole giustificare episodi di sfruttamento e di lavoro nero che vanno perseguiti ove vengano accertati, anche perché danneggiano la leale concorrenza fra le imprese. Ma l’attacco ai prodotti a club significa azzerare l’innovazione sviluppatasi in questi anni nel kiwi, nelle fragole, nelle mele, campioni fra l’altro del nostro export. Come al solito il mondo dell’ortofrutta italiana viene visto come un insieme di  imprese spregiudicate che vogliono arricchirsi a spese dei consumatori e dell’ambiente. Degli esempi virtuosi non si parla. Di chi fa innovazione e biologico tanto meno. Delle responsabilità della Gdo non si accenna. Dovremmo tutti fare la spesa in campagna o ai mercatini comprando le varietà antiche di mele o fragole. E se la frutta è insapore, è colpa della biodiversità che abbiamo cancellato.

Niente di nuovo in queste inchieste: dilettantismo e disinformazione, o meglio informazione pilotata verso tesi preconcette. Purtroppo l’immagine negativa dell’ortofrutta sconta anche gli effetti di queste inchieste che non trovano mai un contraddittorio nel mondo produttivo, che di queste cose non si occupa. I trattori che chiedono dignità e reddito per chi lavora nei campi dovrebbero ogni tanto fare rotta anche sulla Rai, che tutti paghiamo.

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