RINCARI, POCA MANODOPERA E SCARSA PROGRAMMAZIONE: IL PIEMONTE È SOTTO STRESS. PARLANO I GRANDI OPERATORI

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Il Piemonte è ai primi posti in Italia nella produzione e commercializzazione di mele, kiwi, frutta estiva e piccoli frutti, oltre che essere protagonista nell’innovazione varietale, nella sperimentazione di nuovi impianti come nel caso dell’uva da tavola, nonché nel settore della IV gamma.

Ma le cose non vanno bene. Rincari e carenza di manodopera, sì, ma anche errori strategici: assenza di programmazione, troppe mele, difficili da collocare, e una stagione storta per frutta estiva e, in generale, anche per i piccoli frutti. Il tema è: quali prospettive? Lo abbiamo chiesto a Marco Rivoira, Giovanni Gullino, Bruno Sacchi, Carlo Lingua, Simone Bernardi, Domenico Sacchetto, Eraldo Fogliati e Simone Zerbinati, nella consapevolezza che se il Piemonte soffre, è tutta l’Italia ortofrutticola a soffrire.

Marco Rivoira
Gruppo Rivoira

Marco Rivoira

“Assistiamo a uno stress del sistema produttivo. Senza pensarci troppo tutti hanno piantato mele, trascurando kiwi, pesche e nettarine. Abbiamo una produzione regionale ben superiore a quella presentata a livello previsionale a Prognosfruit: siamo intorno alle 295 mila tonnellate, 70 mila in più rispetto al dato Prognosfruit. Il problema è gestire tutto questo prodotto perché manca un adeguato numero di strutture di stoccaggio e di vendita.
Dal 2016 abbiamo investito moltissimo come Rivoira per dare supporto alla zona e riusciamo a lavorare 70 mila tonnellate. Ci siamo anche attrezzati sul fronte dell’energia: produciamo il 55% dell’energia elettrica che consumiamo, un caso unico in Europa. Per essere competitivi oggi serve capacità d’investimento, ma in Piemonte questa capacità è rara con conseguenze che potranno essere davvero preoccupanti. L’orizzonte è maledettamente complicato perché i produttori, nella situazione generale in cui ci troviamo, se non sono supportati da un sistema efficiente non vanno più da nessuna parte. Non vedo uno sviluppo positivo perché, anche per le condizioni generali date, non ci sono imprenditori che investono”.

Giovanni Gullino
Gullino Srl

Giovanni Gullino

“Dal punto di vista commerciale per il Piemonte creare organizzazioni di filiera sostenibili è sicuramente una priorità. Costruire relazioni forti tra centrali frigorifere e produttori genererà beneficio per tutto l’indotto dell’ortofrutta generando risultati finanziari migliori. Per dare forte riconoscibilità alla frutta piemontese sarà necessario proporre modelli nuovi nei rapporti tra fornitori e confezionatori/esportatori per consolidare l’immagine delle specialità piemontesi con programmazioni misurate e strategiche. Per crescere sarà necessario abbandonare le scelte “fai da te” nell’ambito delle produzioni frutticole per poter rafforzare l’identità e la specializzazione di ogni realtà commerciale che dovrà proporre/programmare e garantire contratti di filiera duraturi e soddisfacenti al mondo produttivo”.

Bruno Sacchi
OP Joinfruit

Bruno Sacchi

“Nell’ultimo decennio sono scomparse le certezze su alcune colture (vedi pesco causa mercato e kiwi causa PSA prima e moria dopo), quindi le aziende di ortofrutta del Piemonte vivono oggi una fase di confusione sulle specie da mettere a dimora per mitigare i rischi d’impresa. Come OP lavoriamo per dare la massima remunerazione possibile ai nostri produttori e crediamo che oggi la strada vincente sia comunque sempre quella di un’azienda multispecie: la diversificazione colturale permette una miglior tenuta alle crisi di mercato. Quindi, il nostro futuro prevede investimenti su varietà club (maggiormente remunerative) e sui piccoli frutti (in particolare mirtilli), oltre alla valutazione di colture fino a ieri considerate marginali, come castagno, mandorlo o nocciolo che, con le migliori pratiche agronomiche disponibili, raggiungono risultati interessanti di PLV con volumi ad ettaro di raccolta assolutamente remunerativi anche nei terreni fertili di pianura (ne è esempio il progetto Join to Life)”.

Carlo Lingua
RK Growers

Carlo Lingua

“L’ortofrutta vive una competizione internazionale ed interna molto forte. Anche il Piemonte è in difficoltà. Gli investimenti sempre più alti obbligano i produttori a non commettere errori perché non hanno poi la possibilità di recuperare. Servirebbe un’alleanza tra produzione e operatori del settore capace di formare una filiera in grado di dialogare alla pari con la GDO, sapendo che la debolezza del comparto è proprio la non aggregazione. Le aziende che avranno maggiori prospettive e futuro saranno quelle che andranno a produrre nuove varietà nelle diverse colture che rispondano meglio alle aspettative dei consumatori.

Simone Bernardi
Lagnasco Group

Simone Bernardi

“Fino a qualche anno fa la produzione di frutta in Piemonte era molto equilibrata: 30% di mele, 30% di kiwi, 30% di pesche e nettarine, 10% altro. Oggi siamo al 65% di mele, al 20% di pesche e nettarine, al 10% di kiwi, uno squilibrio a vantaggio delle mele che ci pone in gravi difficoltà a fronte della necessità di mantenere per lunghi mesi il prodotto nei magazzini frigo in presenza di costi dell’energia elettrica ingestibili. Viviamo una situazione molto delicata con il rischio per alcune aziende di chiudere se non saranno in grado di trovare in fretta soluzioni praticabili. Non nascondo che qualcuno pensa anche a riconvertire il personale per adattarlo a nuovi settori di attività. Nel territorio piemontese si sono formate negli anni competenze specifiche importanti nel settore ortofrutta, ora che si rischi di perderle è un problema grave. Dobbiamo ottimizzare la produzione”.

Domenico Sacchetto
Asprofrut

Domenico Sacchetto

“Viviamo una situazione preoccupante. Le pesche non sono andate bene nonostante la mancanza della Spagna. Le mele sono partite molto male, con richiesta scarsa anche dall’estero: troppa produzione, troppi ettari dedicati. Anche il bio sta faticando. Non c’è prodotto che stia andando veramente bene. Poi c’è la drammatica carenza di personale e l’altrettanto drammatico aumento dei costi generali, a partire dall’energia. Come possiamo competere con la Polonia e ora anche con la Romania nelle mele e con la Grecia nelle drupacee, che vendono a prezzi da sballo? Si fatica a vedere sbocchi positivi. Siamo all’anno zero”.

Eraldo Fogliati
Fogliati Sas

Eraldo Fogliati

“Quello che abbiamo imparato all’estero e in Sicilia, passando, a partire dagli Anni Novanta, dal lavoro tradizionale del grossista a capofila di progetti di filiera controllata, lo stiamo portando anche in Piemonte. Abbiamo lanciato in Sicilia un nostro progetto sul pomodoro, occupandoci dal seme alla commercializzazione, e dal 2015 questo progetto ha dato risultati. Abbiamo sviluppato collaborazioni produttive all’estero, in Argentina per esempio. Oggi il nostro volume d’affari deriva per il 35% dal lavoro tradizionale, che facciamo principalmente al CAAT, e per il 65% dalla nuova impostazione che poggia sulla struttura che abbiamo aperto a Rivalta nel 2018 e che serve direttamente la distribuzione organizzata. C’è ancora valore per tutti se si hanno progetti validi e si rema nella stessa direzione. Abbiamo il piacere di avere conosciuto produttori, in particolare giovani, che hanno mostrato di voler mettersi in gioco. Così stiamo facendo qualcosa di serio anche in Piemonte”.

Simone Zerbinati
Zerbinati SpA

Simone Zerbinati

“Oggi siamo l’unica azienda che produce IV Gamma in Piemonte, anche perché il territorio è vocato ad altre colture. Tuttavia, anche la nostra specializzazione agro-industriale diventa un’opportunità per l’agricoltura piemontese. Da qualche anno cerchiamo infatti di valorizzare il territorio dal punto di vista agricolo, portando realtà vicine a diventare nostro fornitore. Il mercato della IV Gamma in Italia è tornato ad essere molto vivo, attivo, importante. Di fatto, lo è sempre stato. In prospettiva è un mercato enorme perché il prodotto-servizio piace e serve. La flessione legata al Covid è stata superata, adesso siamo in recupero sul 2019. Nella fase attuale tuttavia, dobbiamo stare attenti a non farci la guerra sul centesimo”.

Antonio Felice

a.felice@omnibuscomunicazione.net

 

L’articolo completo è presente sul numero 6 del Corriere Ortofrutticolo in uscita in questi giorni

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