RIUTILIZZARE LE CASSETTE PER L’ORTOFRUTTA È SOSTENIBILE: I RISULTATI DI UNO STUDIO

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Riutilizzare le cassette per l’ortofrutta è sostenibile. Lo ha spiegato ieri Lucia Rigamonti, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano, durante un incontro dal titolo “Economia Circolare e packaging. Quali prospettive per i Green Jobs”, che si è tenuto nell’ambito del Convegno dell’Associazione Rete Italiana LCA, presso il Politecnico di Milano.

Lo studio sulle cassette per l’ortofrutta rientra in una più ampia mappatura degli imballaggi riutilizzabili in Italia, realizzato dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano per CONAI per valutare l’effettiva sostenibilità di questa pratica.
“Abbiamo iniziato questo ciclo di studi nel 2015 – ha affermato la professoressa Rigamonti – e all’epoca erano disponibili solo i dati sul riciclo; quelli sul riutilizzo in Italia erano pochi. Siamo quindi partiti da una caratterizzazione quali-quantitativa degli imballaggi riutilizzabili nel contesto italiano. Successivamente ci siamo concentrati su alcune tipologie di imballaggi riutilizzabili, sulle quali è stata fatta analisi LCA. Il riutilizzo, infatti, può essere una buona pratica per ridurre i rifiuti, ma senza applicare la metodologia LCA non si può quantificare il beneficio ambientale che ne deriva”.
Tra gli imballaggi riutilizzabili analizzati figurano anche le cassette per ortofrutta. Per calcolare l’impatto ambientale di questo imballo, ne è stato preso in esame l’intero ciclo di vita, dalla produzione al fine vita, compresa la fase di rigenerazione, che si ripete per più cicli. I risultati sono stati poi confrontati con quelli di una analoga cassetta, ma monouso.
L’analisi del processo di rigenerazione è essenziale per valutare il carico ambientale di un imballaggio. “Nonostante questo processo sia specifico per ciascuna tipologia di imballaggio – ha spiegato Rigamonti – si possono individuare alcune fasi comuni: la selezione, per individuare e sostituire gli imballaggi danneggiati che non possono essere riutilizzati ed eventuali accessori monouso e il lavaggio e igienizzazione, per rimuovere i residui presenti. Maggiore è il numero di riutilizzi più l’impatto della rigenerazione diventa alto rispetto alla produzione e al fine vita”. Per le cassette per l’ortofrutta sono stati previsti fino a 125 riutilizzi.
I carichi ambientali della fase di rigenerazione delle cassette sono principalmente riconducibili ai consumi energetici del processo, alla fase di trasporto e allo smaltimento dei residui di prodotto. “Per quanto riguarda il primo punto – ha sottolineato Rigamonti – si può abbassare l’impatto ambientale riducendo i consumi e modificando le modalità di produzione dell’energia, per esempio utilizzando caldaie cogenerative per scaldare l’acqua di lavaggio. Nel trasporto, occorre diminuire le distanze percorse e aggiornare il parco automezzi. Sullo smaltimento di eventuali residui, invece, bisogna sensibilizzare l’utilizzatore nel conferire imballaggi vuoti all’impianto di rigenerazione”.
Nonostante l’impatto della fase della rigenerazione, generalmente il riutilizzo è preferibile al monouso. “Questo – ha precisato Lucia Rigamonti – vale anche quando l’imballaggio monouso è più leggero di quello riutilizzabile, come per le cassette dell’ortofrutta in cui quelle in propilene riutilizzabili pesano mediamente il 60% in più rispetto a quelle monouso. Anche in questo caso, è sufficiente utilizzare le cassette a rendere per più di 2 volte, per ridurre il carico ambientale rispetto al monouso”. Gli impatti dovuti alla rigenerazione sono, infatti, decisamente compensati dai benefici associati al riutilizzo e quindi alla mancata produzione di cassette nuove.

Elena Consonni

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