SUL FUTURO DEL SETTORE INTERVENGONO CANELLA, CALABRESE, DEL CORE, GALLO, GRANATA E PITTELLA

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Sesta puntata dell’inchiesta sul futuro dell’ortofrutta italiana realizzata dalla nostra redazione interpellando imprenditori e manager che dal 2012 al 2020 sono stati insigniti del riconoscimento di Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana.
Abbiamo raccolto la loro opinione sui freni che si frappongono allo sviluppo del settore, sulle opportunità da cogliere e sulle prospettive da qui a 5 anni. Le precedenti puntate sono andate online il 15, il 16, il 19, il 20 aprile e ieri. L’inchiesta completa – 65 interventi, l’analisi delle loro risposte, una conclusione ragionata – viene pubblicata sull’Annuario 2021 di Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana, in distribuzione dalla settimana prossima. (a.f.)
 

Giuliano Canella / responsabile freschi Alì

I freni allo sviluppo. Sono dati soprattutto dalla mancanza di aggregazione tra le medie e piccole imprese agricole situate in tutto il territorio nazionale. Da Nord a Sud persiste una frammentazione nelle produzioni. Le aziende coltivano secondo la loro esperienza, tradizione e capacità. Quindi spesso accade che ci sia esubero o mancanza di prodotto, portando anche nei canali di vendita situazioni di inflazione o deflazione, senza equilibrio. Le aziende dovrebbero avviare processi produttivi meglio orientati anche dal punto di vista agronomico, con tecnici che diano input in base al clima, ai tipi di terreno, alla vicinanza al mare, etc. Una maggiore efficienza dovrebbe partire da un sistema nazionale e regionale coordinati, per poi ottenere a cascata una migliore programmazione produttiva a livello di medie e piccole imprese.
Le opportunità da cogliereSono molteplici. Già l’OMS raccomanda un consumo giornaliero di frutta e verdura per condurre uno stile di vita sano. Questo messaggio pertanto deve essere continuamente sostenuto e rafforzato. Altra opportunità è la tutela della territorialità di aziende e prodotti, sempre con un occhio attento all’agricoltura sostenibile sia per un miglioramento ambientale che per lo sviluppo del tessuto sociale delle comunità. Seguendo poi ciò che il mondo del vino è riuscito a costruire e a narrare, bisognerebbe essere altrettanto abili da creare una story telling dell’ortofrutta nei suoi territori, raccontando la poesia che sta dietro la cura e la nascita dei prodotti della nostra terra. Altre leve su cui puntare: innovare con l’e-commerce, puntare sulla ristorazione e sul turismo.
Prospettive da qui a 5 anni.  Vedo le prospettive piuttosto stazionarie. Il settore non perderà peso e le nuove soluzioni sono da trovare seguendo i cambiamenti della società e i nuovi stili di consumo. Si punterà su una sostenibilità a 360°, sulle tecnologie che migliorano le produzioni, sulla presentazione dei prodotti. Si allargheranno i canali di vendita sia online che offline. L’ortofrutta di altri Paesi oggi risulta però migliore sia da un punto di vista estetico che dal punto di vista dell’innovazione varietale. La competizione per certi ortaggi tipo melanzane e peperoni è ormai vinta da Spagna e Olanda e anche per certe referenze di frutta tipo le clementine, vedo l’Italia in sofferenza. La parte politica dovrebbe farsi sentire e non lasciare le aziende e le loro associazioni ad affrontare da sole le sfide e la concorrenza internazionale.

Pietro Calabrese / presidente OP Colle d’Oro*

I freni allo sviluppo. Una filiera strategica come quella dell’ortofrutta soffre ancora oggi di una scarsa capacità di dialogo tra i suoi poli principali, la grande distribuzione e le aziende produttrici. La politica potrebbe avere un ruolo fondamentale nella capacità di mitigare l’impatto che le dinamiche commerciali della prima hanno di fatto sulla operatività delle seconde.
Le opportunità da cogliereDare ulteriore impulso alle coltivazioni bio nell’ottica degli obiettivi primari dati da salute e benessere del consumatore; favorire le coltivazioni di prodotti, solitamente provenienti da molto lontano, nelle innumerevoli zone che vantano condizioni pedoclimatiche privilegiate, disseminate lungo il territorio nazionale.
Prospettive da qui a 5 anni. È un settore che può recuperare peso grazie all’avviato upgrading delle tecniche ecosostenibili, rispettose degli ecosistemi naturali, a servizio di benessere e salute cari ai consumatori oggi più che mai. La gara a livello internazionale potrà essere sostenuta attraverso uno sforzo collettivo sistemico, frutto di aggregazione e condivisione di obiettivi.
(*ha risposto il manager Carmelo Calabrese, figlio di Pietro)
 
 

Massimiliano Del Core / presidente OP Pignataro

I freni allo sviluppo. Parcellizzazione del tessuto agricolo produttivo e scarsa propensione all’aggregazione, soprattutto in alcune aree del Paese; costi della filiera produttiva maggiori rispetto ai Paesi competitor europei e mondiali; ritardo nei processi di innovazione e nelle attività di ricerca nell’ambito del rinnovamento varietale, delle tecniche colturali e delle tecnologie per il post raccolta; scarsa attenzione strategica concessa al settore da parte delle istituzioni e della politica, nonostante si tratti di un settore strategico ed importante a livello nazionale in termini occupazionali ed economici, determinante ai fini dell’affermazione del made in Italy nel mondo.
Le opportunità da cogliere. Se opportunamente sostenuto da concrete politiche economiche nazionali e regionali, il settore potrebbe posizionarsi prima e meglio rispetto ad altri areali europei e mondiali di produzione nell’ambito degli investimenti agricoli e dello sviluppo di filiere agricole sostenibili e produzioni biologiche, sfruttando in maniera efficiente le enormi risorse economiche ed il sostegno economico comunitario indirizzato al Green New Deal ed in particolare alla Farm to Fork, nei quali l’agricoltura e l’ortofrutta in particolare assumeranno un ruolo di primo piano. Una più convinta propensione all’aggregazione produttiva e commerciale potrebbe esaltare ancora di più le professionalità e le grandi ed indiscusse capacità imprenditoriali degli operatori dell’ortofrutta, portando al comparto competitività e maggiore forza contrattuale con la GDO nazionale ed estera. Una rappresentanza politico-istituzionale di settore e/o di filiera, purché si dimostri efficace, concreta e vicina al territorio, consentirebbe al settore ortofrutticolo nazionale di avere l’attenzione che merita dal punto di vista economico-sociale, ponendolo, come avviene già in altri Paesi, al centro dei programmi di rilancio della nazione, in quanto settore strategico.
Prospettive da qui a 5 anni. Dal punto di vista produttivo, il settore potrà recuperare peso se verrà attuata una politica improntata all’innovazione ed al rinnovamento delle colture, alla mitigazione degli effetti climatici, alla difesa preventiva dagli agenti patogeni. Saranno destinate al successo le imprese che, aggregandosi o ingrandendosi, avranno una dimensione significativa, tale da garantire un’offerta ed una performance costantemente all’altezza delle sfide determinate dalla sempre maggiore globalizzazione dei mercati. Purtroppo, si tratta di un sistema complesso da attivare e ritengo che l’orizzonte temporale di medio termine non sia sufficiente alla realizzazione di questo scenario virtuoso. Nel medio termine potremo soltanto consolidare il nostro posizionamento e prepararci per la ripresa.
 

Natalino Gallo / presidente OP Agricor

I freni allo sviluppo. Ritengo che uno dei principali limiti allo sviluppo del settore ortofrutticolo sia rappresentato dall’eccessiva frammentazione dell’offerta e dalla scarsa sensibilità delle aziende a creare reti tra esse al fine di incrementare la capacità di rispondere alle elevate e sempre più concentrate richieste dei mercati soprattutto esteri. Freno ulteriore allo sviluppo del settore è rappresentato dai noti ritardi delle istituzioni a rispondere alle sollecitazioni e ai bisogni degli operatori. Ritardi e mancate risposte non solo in termini di insufficienti agevolazioni e aiuti finanziari, ma soprattutto in termini di scarsa attenzione alle attività di ricerca e sviluppo e all’assistenza all’innovazione di prodotto e tecnologica di cui il settore ha estremamente bisogno per stare al passo con quello che fa il resto del mondo nel settore ortofrutticolo. Più precisamente, paghiamo e subiamo enormi danni dai ritardi nello sviluppo di nuove cultivar da allocare in maniera ottimale nei nostri territori per competere sul mercato interno e estero con prodotti ortofrutticoli sempre in condizioni di qualità ottimale. Ulteriore e preoccupante minaccia al nostro settore è rappresentata dal cambiamento climatico che negli ultimi anni sta moltiplicando l’intensità e la frequenza di fenomeni di avversità atmosferica con notevoli danni alle colture. Fronteggiare ciò richiede notevoli investimenti sia in nuove varietà ortofrutticole resistenti sia in strutture di protezione delle coltivazioni. Infine, ma non da ultimo, è necessario intervenire sulle situazioni di sfruttamento delle posizioni dominanti di alcuni operatori della filiera, che in diverse circostanze influenzano negativamente il mercato, riversando in esso per lungo tempo prodotti offerti a prezzi inferiori ai costi mettendo in difficoltà tutti gli altri operatori. È importante sollecitare la sensibilità dei grandi player per evitare di mettere a rischio le garanzie di qualità dei prodotti, se non anche il rispetto della legalità delle azioni poste in essere nella filiera.
Le opportunità da cogliere. Tenuto conto dei limiti strutturali sopra rappresentati e dai quali non si può prescindere, ritengo che diverse opportunità possano ancora essere colte se solo si guarda alle specificità positive dei singoli territori italiani e al grande lavoro e passione messi in campo da moltissimi operatori ortofrutticoli, favorendo lo sviluppo dei marchi collettivi, sostenuti da accordi interaziendali di sviluppo pluriennale tesi a sostenere le vendite di prodotti con garanzie di qualità legati al territorio. Si tratta di passare dalla fase “piccolo è bello” a quella di “piccoli ma coordinati”, unendo le forze del marketing, facendo leva sui territori omogenei da presentare come strumento di vendita. Opportunità potrebbero derivare anche da una buona capacità di noi operatori di rispondere alle esigenze green emerse negli ultimi anni sia a livello legislativo che da parte dei consumatori, partendo dal residuo zero al segmento biologico per arrivare al biodinamico; sono segmenti non ancora rilevanti in termini di volumi, ma possono essere utilizzati quali leve per presentare le nostre produzioni all’estero.
Prospettive da qui a 5 anniRitengo che gli elementi di debolezza strutturale del nostro sistema richiedano azioni di medio lungo periodo e la coordinazione efficace delle diverse forze (politiche e imprenditoriali) affinché ci si possa reinventare come ortofrutta italiana nel mondo. In particolare, nell’attuale quadro di debolezza e confusione, sembrano assenti anche significative strategie nazionali e regionali, mentre risulterebbero opportune azioni che, partendo dai prodotti più promettenti di un territorio, li utilizzino per far conoscere all’estero anche le altre importanti produzioni ivi presenti. In altri termini, la competizione con i Paesi che non possiamo contrastare sulle quantità dobbiamo spostarla sul campo della qualità e delle nicchie di prodotto, dove abbiamo ancora molti punti di vantaggio rispetto ai competitor,. Ma dobbiamo lavorare tutti affinché questa qualità sia percepita come tale dal consumatore, creando marchi collettivi, reti tra imprese ortofrutticole, progetti di marketing comuni, ed emarginando quei soggetti che in molte forme mettono a rischio la qualità e la legalità della filiera. Riusciremo a fronteggiare le minacce del settore soltanto se sapremo unirci.

Luca Granata / già direttore generale Opera e Melinda

I freni allo sviluppo. E’ insufficiente il livello di aggregazione e di efficace organizzazione dell’offerta tra le aziende di produzione e commercializzazione di una stessa filiera.
Le opportunità da cogliere. Aumentare in modo significativo (>50% dell’offerta totale) il livello di aggregazione tra le aziende di produzione/commercializzazione di una stessa filiera con conseguente liberazione di risorse da reinvestire in creazione di domanda e contemporaneo aumento del potere contrattuale.
Prospettive da qui a 5 anni. Le tendenze demografiche in UE contribuiranno ad aumentare la domanda di ortofrutta, ma il settore ortofrutticolo italiano non riuscirà ad organizzarsi in modo efficiente, perdendo così rilevanza a livello internazionale.

Serena Pittella / manager AOP Luce

I freni allo sviluppo. Scarso livello di aggregazione ma soprattutto della qualità dell’aggregazione, spesso solo formale e non sostanziale, quindi non efficace. Questo rende l’Italia meno competitiva di altri Paesi anche sullo stesso mercato interno.
Le opportunità da cogliere.  Abbiamo prodotti straordinari, al contempo buoni e sani, versatili e vari. I prodotti sono la nostra opportunità ed è necessario trovare soluzioni creative per comunicare l’ortofrutta al consumatore finale affinché ne percepisca il valore così che tale valore possa essere adeguatamente distribuito lungo la filiera.
Prospettive da qui a 5 anni. Probabilmente le produzioni tradizionali perderanno ancora di peso nel breve periodo in quanto non siamo competitivi a livello internazionale. Mi auguro che saremo in grado di individuare soluzioni alternative di rilancio, sfruttando la straordinaria biodiversità delle nostre produzioni, le competenze e la sicurezza alimentare che siamo in grado di garantire.

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