VERNOCCHI, L’APPELLO ALL’UE: “L’EUROPA TUTELI E SOSTENGA LE NOSTRE PRODUZIONI”

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“L’ortofrutta italiana sta affrontando una delle fasi più critiche della propria storia. La combinazione di cambiamento climatico, restrizioni normative europee e concorrenza internazionale, rischia di compromettere la competitività di un settore strategico per l’economia del Paese e per l’intera Europa. La questione non riguarda solo la produzione, ma l’intero sistema agroalimentare, dalla tutela del reddito degli agricoltori alla sicurezza alimentare per i consumatori”.

Ad affermarlo ieri è stato Davide Vernocchi (nella foto), presidente di Apo Conerpo, in occasione dell’evento per celebrare i trent’anni del gruppo cooperativo in cui sono stati chiamati a raccolta le istituzioni europee, nazionali e regionali per il convegno Coltivare il futuro tra politiche green e mercato.

“Uno degli aspetti più problematici per il settore riguarda la progressiva riduzione dei prodotti fitosanitari disponibili imposta dalla Commissione Europea”, ha sottolineato Vernocchi. “L’Italia ha perso circa il 70% delle molecole autorizzate, con un’accelerazione drastica a partire dal 2000. Questo oggi significa che per ogni principio attivo eliminato, in mancanza di alternative efficaci si rischia di perdere intere colture fondamentali per il tessuto produttivo nazionale con un impatto gravissimo sia sul piano economico che di sostenibilità ambientale. Perché meno molecole significa più spreco alimentare: l’impossibilità di trattare adeguatamente le malattie sta incrementando i prodotti scartati, inadatti sia al commercio sia alla trasformazione industriale. Siamo di fronte a un bivio: le decisioni che verranno prese a livello europeo nei prossimi mesi definiranno il futuro del settore ortofrutticolo italiano. Non possiamo permetterci di perdere altre superfici produttive né di lasciare il mercato interno nelle mani di prodotti di importazione che non garantiscono gli stessi standard qualitativi e ambientali delle nostre produzioni”.

Il report di Nomisma: una fotografia dettagliata del settore

La ricerca, illustrata dalla Responsabile Strategic Advisory di Nomisma Ersilia Di Tullio, ha offerto un quadro approfondito dello stato di salute dell’ortofrutta italiana ed emiliano-romagnola, evidenziando le dinamiche di mercato, l’impatto del cambiamento climatico e le sfide della transizione ecologica. Il report ha messo in luce le criticità di alcune filiere emblematiche, evidenziando dati allarmanti: la perdita di oltre il 45% delle superfici coltivate a pere in Emilia-Romagna dal 2014 a oggi, il drastico calo degli ettari dedicati a pesche e nettarine (-56,5% dal 2014 al 2024) e la contrazione del catasto produttivo del kiwi (-6,1% negli ultimi cinque anni), con una significativa riduzione dell’export e un aumento delle importazioni che ne minacciano la competitività.

Parallelamente, il report ha evidenziato come l’Italia, nonostante la forte vocazione produttiva, stia progressivamente perdendo la propria autosufficienza in alcune colture strategiche, con conseguenze dirette sull’equilibrio del mercato interno. L’abolizione da parte della Commissione Europea dei quattro quinti delle molecole fitosanitarie autorizzate negli ultimi vent’anni e l’assenza di reciprocità nelle regole commerciali con i Paesi extra-UE rappresentano ulteriori fattori di pressione che compromettono la redditività delle aziende agricole italiane.

La ricetta di Apo Conerpo

La strada per uscire dalla crisi che minaccia l’ortofrutta italiana c’è e ha tappe precise: “Servono regole commerciali basate sulla reciprocità per garantire equità tra produttori europei ed extra-UE – incalza Vernocchi -, occorrono maggiori investimenti in ricerca e innovazione per sviluppare soluzioni produttive efficaci, bisogna rafforzare gli strumenti di difesa attiva e passiva, fondamentali per la protezione delle colture di fronte agli effetti del cambiamento climatico, e parlare di riduzione dei principi attivi utilizzabili solo in presenza di alternative valide. E serve sempre di più un concreto sostegno all’aggregazione di qualità per aumentare la competitività delle OP: in Emilia-Romagna abbiamo esempi virtuosi, come quelli sul settore pericolo che hanno dato risultati importanti. Apo Conerpo è pronta a fare la sua parte, ma servono politiche agricole comunitarie che sostengano davvero il settore.  Per trent’anni abbiamo lavorato, facendo sistema, cercando di dare risposte e soluzioni alle sfide delle nostre filiere, dalle crisi di mercato a quelle legate alla cimice asiatica, dalla moria e batteriosi del kiwi alle problematiche del pero, cercando di mettere a valore le risorse messe a disposizione dalla Comunità Europea. Continueremo a farlo ma oggi parliamo all’Europa: Bruxelles deve decidere se si vuole davvero salvaguardare la nostra produzione ortofrutticola o se si vuole lasciare il mercato ai prodotti d’importazione, meno sicuri e meno sostenibili. Il tempo, ormai, è tiranno”

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